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LA SCUGNIZZA CECILIA MANGINI |
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Scritto da sebastiano gernone
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giovedì, 19 gennaio 2012 15:56 |
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LA SCUGNIZZA CECILIA MANGINI
di Sebastiano Gernone.
L’incontro a Bari del 12 gennaio 2012 con Cecilia Mangini presso l’associazione Angelus Novus per la presentazione del libro di Gianluca Sciannameo “Con ostinata passione. Il cinema documentario di Cecilia Mangini (Edizioni Dal Sud, 2011)” ci ha confermato ancor più la singolarità espressiva della regista molese.
In questa occasione sono stati proiettati due documentari della Mangini “Brindisi ‘66” sul petrolchimico Monteshell a Brindisi (1965), e Tommaso (1965) storia di un diciottenne brindisino in sella al suo motorino con il sogno di entrare nella grande fabbrica appena impiantata. Inoltre, si è visto anche il documentario “Come favolosi fuochi d'artificio” di Lino Del Fra, compagno di vita e di lavoro della Mangini.
I due della Mangini nel bianco e nero stilizzato, girati con la libertà e povertà del documentario, conservano la denuncia di quegli anni sulle industrie al Sud, lo sradicamento dei contadini meridionali dai loro riti e quotidianità di lavoro (un libro indicativo fu quello del Di Ciaula Tuta blù con la prefazione di Volponi), i ricatti del potere locale, licenziamenti, raccomandazioni, condizioni di lavoro, salari da fame, sindacati in crisi tra mondo contadino e nuovi operai, scioperi, crumiri, repressioni, controlli ecc…
Il doc a colori di Del Fra visto a Bari già profetizzò nel 1967 i limiti del movimento culturale giovanile; la voce narrante pur filmando la discontinuità e la rottura dei costumi tradizionali e bacchettoni italiani dell’epoca, definisce “ il movimento una integrazione in minigonna” e le “Chiese maternamente in agguato attendono”: limiti e condizionamenti, strumentalizzazioni del Potere che proseguirono negli anni ‘70 e ’80. Ed è quella di Del Fra una denuncia sulle trame di occultamento storico già presente - con cristallina chiarezza intellettuale - in “All’Armi siam fascisti!” realizzato con la Mangini e Miccichè, e nello “Stalin”censurato e manipolato dal produttore, in cui gli autori vollero presentare il dittatore georgiano quale affossatore con il suo accentramento e culto personalistico, del progetto di democrazia socialista di Lenin.
La presenza a Bari della regista Mangini è stata anche una lezione di cinema con la difesa del documentario che testimonia problemi e cose irrisolte,l'importanza nel curare l'inquadratura come se si scrivesse una bella frase. La sua vita è rivoluzione di donna emancipata dal ruolo prefissato di bambolina consenziente, Cecilia è esponente delle migliori tradizioni anarchiche – socialiste –comuniste, con la sua carica di energia su un corpo asciutto, dai capelli imbiancati arricciati, con indosso jeans e festosi foulard variopinti: ricorda i libertari burattini - clown da lei amati e utilizzati talvolta nei suoi documentari per smascherare la realtà imposta dai Poteri dominanti. Bari, gennaio 2012
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