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Omaggio a Joaquim Jordà - regista attento alle periferie |
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Scritto da Gruppo Creativo Telestreet Bari
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mercoledì, 28 giugno 2006 18:23 |
Riportiamo l’articolo di Roberto Silvestri pubblicato sul quotidiano “il Manifesto” il 27 giugno 2006 (p.16) dedicato a Joaquim Jordà. Riteniamo sia il doveroso omaggio a un intellettuale, un regista considerato il padre del documentario moderno spagnolo, sempre attento alle ragioni delle periferie. Telestreetbari, lo ricordiamo sempre a noi stessi innanzitutto, è Tv di Strada e delle periferie. Gruppo creativo telestreetbari.it
Cinema Joaquim Jordá, lo sguardo libero di Roberto Silvestri
A novembre il festival di Torino gli dedicherà la prima retrospettiva completa in Italia. Ma lui non ci sarà. Peccato, amava l'Italia e qui aveva molti amici cari e radicali, come Nanni Balestrini e altri vecchi compagni di «Potere operaio». Ma il regista, sceneggiatore, attore del cinema catalano Joaquím Jordá, considerato il padre del documentario moderno spagnolo, è morto improvvisamente a Barcellona, domenica scorsa, anche se, da tempo, era malato di cancro. Aveva solo 70 anni. La mostra di Pesaro del nuovo cinema aveva scoperto il suo talento già alla fine degli anni sessanta. Lino Micciché, il direttore di quegli anni, selezionò il controverso, bellissimo poema visuale «on the road», libero, feroce e sessantottino, Dante no es únicamente severo ('67), con quel suo titolo affascinante, uno dei più belli della storia della settima arte. La rivista di tendenza Filmcritica sostenne l'opera, perfino contro il giudizio dei suoi «divini» padrini dei Cahiers. E in Italia, anche assieme a un altro amico filmaker, Gianni Toti, Jordá aveva potuto girare e montare alcuni documentari antifascisti e spregiudicati (su Lenin e sul «Portogallo paese tranquillo», 1969, ancora sotto il fascismo) per la Unitelefilm (opere che l'enciclopedia on line angloamericana «Imdb» censura...). In questi ultimi tempi la Spagna «zapatera» lo stava finalmente risarcendo, con continui omaggi e retrospettive, dopo troppi decenni di silenzio. L'8 giugno scorso Jordá, che è stato anche traduttore e sceneggiatore di grande livello, presentando alla stampa la sua biografia, scritta da Laia Manresa (una sua assistente e cosceneggiatrice), affermava che il suo intento nel cinema è sempre stato quello di «osservare solo ciò che desiderava». Nel libro, Joaquín Jordá. La mirada libre (Lo sguardo libero), il regista di Monos como Becky, spiega che secondo lui è questo a rendere libero un punto di vista. Sguardo strano, quello di Jordá, visto che, a 8 anni, curato dopo un gravissimo infarto cerebrale, anche attraverso la lobotomia (che è appunto il soggetto e il nemico del pamphlet anti-psichiatrico Monos como Becky, che racconta i primi esperimenti di rimozione di parti del cervello effettuati sullo scimpanzè Becky dal neurologo portoghese Egas Moniz 70 anni fa) perse la facoltà di vedere a colori, accontentandosi, da allora, del bianco e nero. Nato il 9 agosto 1935 a Santa Coloma de Farners (Girona), Jordá, esponente di punta della « Escuela de cine de Barcelona», non si è mai allontanato, anche nell'insegnamento, dall'analizzare in maniera profonda, anticonformista e drastica le contraddizioni sociali dei paesi capitalistici, fin dal corto d'esordio, El día de los muertos (1960), considerato dalla censura «una pellicola nauseabonda» o De Nens (Cose da bambini, 2004), contro i maltrattamenti e gli abusi sessuali dei bambini in Catalogna e un grande scandalo politico collegato a una rete che smistava bambini e bambine a pedafoli da alcuni centri di assistenza per i minori dei quartieri poveri di Raval e del Barrio Chino di Barcellona. Ed è famoso soprattutto per i suoi documentari più militanti, come Numax, sull'autogestione operaia di una omonima fabbrica di elettodomestici nei sobborghi di Barcellona, chiusa dai padroni trent'anni fa (ma ancora viva e vegeta, come dimostra il l'ultimo lavoro di Jorda, Venti anni non è niente, 2004), e rilevata dai lavoratori. Il Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona (Macba) nell'aprile scorso, con il titolo «Cine de situación», aveva reso un omaggio al cineasta con una retrospettiva completa delle opere scritte o dirette in 46 anni. L'assessore alla cultura della Catalogna, Ferran Mascarell, commentando la notizia della morte di Jorda, ha ricordato che il cineasta è stato un «creatore di immagini che ha avuto un ruolo importante nel cinema catalano, di cui ha allargato i confini e scoperto e esplorato nuovi sentieri», sia all'epoca della Scuola di Barcellona, quando lui e Pere Portabella (attualmente festeggiato alla Mostra di Pesaro) destrutturarono il cinema d'evasione e irrealista del franchismo, sia come rinnovatore del genere documentaristico, che ha influenzato in modo irreversibile i giovani cineasti spagnoli.
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