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Tommaso Di Ciaula un poeta del Sud Stampa E-mail
Scritto da Gernone   
martedì, 21 febbraio 2006 13:04

TOMMASO DI CIAULA UN POETA DEL SUD

di Sebastiano Gernone


L'opera in poesia e prosa di Tommaso Di Ciaula è stata già citata da Italo Calvino, Giovanni Giudici, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Paolo Volponi, per ricordare solo i più noti; e il mio contributo all'introduzione nel suo mondo è di raccontarne qualche nota biografica e di riflessione.
Di Ciaula l' ho incontrato dopo la pubblicazione da Feltrinelli di "Tuta blu ", note poetiche di un operaio del Sud tradotte in francese, tedesco, spagnolo, russo, nel mondo occidentale e latino - americano.
Il libro è affascinante e narra la sua esperienza di lavoro alla Pignone Sud di Modugno, paesino a pochi chilometri da Bari, in una fabbrica dell'Eni diretta allora da Enrico Mattei convinto da Giorgio La Pira a guidarla. La Pignone Sud era negli anni '60 un polo d'avanguardia nella meccanica di valvole e altre componenti utilizzate principalmente dall'industria estrattiva petrolifera. I giovani operai selezionati che si presentarono ai corsi per tornitori della Pignone nell'autunno del '62, erano perlopiù d'estrazione contadina e alcuni con esperienze adolescenziali in botteghe artigiane.

Di Ciaula era figlio di un contadino - carabiniere di Modugno, e tra i lavori svolti da ragazzo nelle piccole officine vi era stato quello nell'azienda Sartori in Via Re David a Bari, laboratorio meccanico che realizzò le bocchette metalliche della Fontana della Stazione, luogo in cui nei primi anni '60 i nostri genitori portavano i bambini, appena erano in grado di mantenersi sulle proprie gambette, per una foto ricordo. Ne ho un'immagine molto cara in bianco e nero, con i riccioli della sorella maggiore e di mia madre vestita da semplice casalinga, che dal quartiere periferico Libertà ci portò in centro per la Fotografia con la Fontana alle spalle e i figlioletti accanto; e le bocchette ormai da decenni donano rivoli d'acqua che incoronano la Fontana.


Lo scrittore dopo i primi anni incantati nella masseria dei nonni contadini tra conigli, galline, carrubi, limoni, viti, ulivi, con cieli aperti sulla natura, entrò da adolescente nelle botteghe artigiane e, infine, giovanissimo ai posti sicuri da molti ambiti, con mensa aziendale, dalla struttura moderna e innovativa nel Sud: la Pignone Sud.


Nella fabbrica modello del neo capitalismo meridionale iniziò il dramma del giovane poeta contadino, ragazzo di botteghe: è rinchiuso per otto ore in un capannone, ingabbiato con ritmi e bolle di produzione da rispettare.


Si badi bene che Di Ciaula, ne abbiamo le testimonianze dei compagni di lavoro, era un operaio intelligente, un tornitore meccanico che sapeva ricoprire diverse mansioni e ruoli con ottimi risultati; ma non accettava e si ribellava agli aspetti inumani della fabbrica: ritmi sostenuti, stato di conflitto tra operai con spie che si vendevano per quattro soldi, ingegneri che imponevano i ritmi e le scadenze, senza spesso curarsi delle condizioni di sicurezza e igieniche dei lavoratori, una situazione d'asservimento al Dio Profitto.

E Di Ciaula che si inventò?

Al pari di un cavaliere medievale che calzi elmo, corazza, e lancia in resta indossò cartelli di protesta trasformandosi in sandwich della denuncia, infischiandosene finanche della moderazione dei delegati sindacali, che spesso - succede a tutt'oggi - per sfuggire alla loro schiavitù dalla produzione svendono per poche migliorie - anche se frequentemente utili al miglior controllo produttivo - le giuste rivendicazioni degli operai e dei tecnici, esecutori in prima linea del ciclo industriale; Di Ciaula per la sua indipendenza nella protesta subì -dai venduti ai dirigenti - brutali umiliazioni.


Non è un caso che quando il libro "Tuta blu" fu pubblicato nel 1978 i vertici, i quadri sindacali lo avversarono, e ricordo la dichiarazione di Luciano Lama al settimanale L'Espresso, in cui Tuta blu fu bollato testo di "attacco al sindacato": accuse ridicole perché lo scrittore operaio unicamente con rabbia e poesia descriveva la sua condizione lavorativa e umana.

      Il libro, invero, ebbe un immediato successo in Italia e all'estero, perché coinvolgeva e identificava i subalterni e le persone più sensibili nei paesi dominati dal capitalismo delle supposte democrazie o da quello di Stato. A quel libro, preceduto dalle poesie "Chiodi e Rose" pubblicate a sue spese e citate da Sciascia sul Corriere della Sera, seguì " Prima l'amaro e poi il dolce" edito da Feltrinelli, tradotto anche in tedesco, e di seguito altre poesie, romanzi poetici pubblicati da Laterza, Sellerio e alcune riflessioni di denuncia sul divario Nord - Sud.
 
Talvolta, dopo la pubblicazione di un libro dello scrittore, andavo a Modugno dove allora viveva, per parlarne e acquistarne copia; un testo che mi interessò fu il romanzo "Le ali di pietra". Di Ciaula si è cimentato, inoltre, in una breve nota biografica del pitagorico Archita di Taranto, intelligenza rara che si occupò anche di studi meccanici. Negli anni '80 ricordo la sua partecipazione ai festival internazionali di poesia a Roma, a villa Borghese in piazza di Siena e all'università La Sapienza, quando Renato Nicolini - il più inventivo assessore alla cultura incontrato - lo introdusse tra Lee Roy Jones ed Evgenij Evtuscenko con spettatori quali Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Borroughs, e il grande poeta argentino in esilio Juan Gelmann, il regista Fernando Birri ecc.., e Nicolini incoraggiò il timido e modesto Di Ciaula a non preoccuparsi e a recitare le sue poesie.


L'autore fu invitato anche al Costanzo Show e, in quella spesso soporifera trasmissione, denunciò coraggiosamente il furto dei menhir e l'incuria del nostro patrimonio antico meridionale, simboli di una centralità e gloria passata mediterranea; e, forse, per questa sua non moderazione fu poco apprezzato dalle autorità locali inadempienti.


Invidiato dai tanti limitati e limitanti intellettuali della nostra periferica provincia, Di Ciaula se n'è di costoro ben infischiato ed è stato invitato a recitare le sue poesie e ad assistere alle rappresentazioni teatrali e filmate tratte dalla sua opera in Germania, Francia, Svizzera, e a Cuba recentemente. Ha collaborato saltuariamente a varie riviste, all'Europeo, all'ironico Male, e al Manifesto (recenti un suo articolo sulle lotte degli operai di Melfi, e un reportage poetico su un viaggio in Bulgaria nell'inserto Alias); sulla locale Gazzetta del Mezzogiorno ha un suo spazio domenicale denominato "Tempi Moderni", in cui scrive da più di vent'anni generosamente e quasi gratis (bontà loro, sic), e talvolta alcune recensioni a lui dedicate compaiono su riviste internazionali; la sua opera è citata in alcune antologie del '900.


Vive lontano dalla - definizione dello scrittore modugnese - bolgia caotica e infernale delle città; scorazza con l'utilitaria tra campagne e paesi marinari del barese respirando tra porticcioli, diroccate masserie e trulli per l'ammasso di paglia ormai esposti ai raggi del sole e del tempo, macerie di castelli e torri che avvistavano invasioni saracene, e siti polverosi; visita l'aeroporto, passeggia tra navi e traghetti ancorati o partenti osservando il mare amico. Un gran maestro spirituale della tradizione murrid del Senegal che rincontrai accompagnato dal curioso Di Ciaula, era circondato da altri maestri e discepoli seduti a cerchio su tappeti rari e preziosi, e in un'atmosfera magica gli disse: " La tua poesia è un dono di Dio", e con questa grazia istintiva Tommaso affronta quotidianamente la vita, trasformandola in versi con "qua e là un po' di repertorio"come si espresse Giovanni Giudici, ma con indubbio talento; i mandorli in fiore della primavera e invernali, i piccoli animali, i muretti di pietre e gli arcani ulivi intrecciati, i menhir e i dolmen, gli antichi scavi e lucerne - ceramiche - vasi millenari, testimonianze della Magna Grecia che hanno attraversato tempi e stagioni, il mare, i nostri paesi, le "dulcinee" stradali e campagnole che incontra nel suo pellegrinare si amalgamo in alchimie di parole, visuali che aiutano l'incazzato Tommaso con le sue rabbie, ossessioni, vittimismo e imprecazioni, e noi tutti, a sfuggire dalle prigioni mentali tanto care ai mercanti ricordando spazi più segreti e vasti.

Sebastiano Gernone maggio 2005
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