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Antonia Arslan - una scrittrice armena a Bari |
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venerdì, 14 luglio 2006 13:14 |
tratto dalla GDM del 02/02/06
Nella Bari che accolse novantatré anni fa, nel 1913, il grande poeta armeno Hrand Nazariantz, esule alla vigilia del genocidio in cui il suo popolo venne sterminato, torna l’eco di quelle tragiche testimonianze. E’ organizzata dal P.E.N. Club Italiano per il Centro- Sud guidato dalla scrittrice Anna Santoliquido l’intensa giornata del prossimo sabato quattro febbraio che vedrà infatti alle 17,30 nella sede del movimento internazionale “Donne e Poesia” di via Bozzi 13, la scrittrice di origini armene Antonia Arslan per la prima volta a Bari a presentare il suo romanzo “La masseria delle allodole” edito da Rizzoli nel 2004. L’opera prima della Arslan, docente di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Padova e negli Stati Uniti, narra della tragedia del genocidio di un milione e mezzo di armeni avvenuto nel 1915 ad opera del partito dei Giovani Turchi. Uno sterminio che la Arslan documenta crudamente ed efficacemente pur in un sistema narrativo che lascia ampio spazio a pagine di intensa poesia che riescono a prendere il volo persino nella descrizione documentata di una delle più grandi vergogne dell’umanità che la Turchia non ha ad oggi ancora riconosciuto. Certo anche per questo “La masseria delle allodole” ha però raccolto un così grande successo di critica ed ha così scosso il più vasto pubblico dei lettori da vincere, tra gli altri, il XV° Premio letterario dello stesso P.E.N. Club Italiano, edizione 2005, aprendo una breccia nel muro di silenzio dei media e della storiografia ufficiale riguardo alla causa armena. Affiancheranno l’autrice durante la presentazione guidata dall’italianista Ettore Catalano, Anna Santoliquido, l’arabista di origini armene dell’Università degli Studi di Lecce Kegham Jamil Boloyan, il milanese Emanuele Bettini, segretario generale della sezione italiana del P.E.N. (è l’acronimo di Poets, Essaysts, Novelists) sorto a Londra nel 1921 con 135 centri in tutto il mondo, che interverrà sul tema “La libertà d’espressione tra limiti e nuove censure”. Parteciperà all’incontro anche Ugo Giovanni Castorina, dirigente scolastico della scuola media statale “L. Lombardi” del quartiere San Paolo dove invece al mattino di sabato, alle 10, ci sarà una performance degli studenti nell’ambito della XVII edizione del Progetto Arcobaleno. Abbiamo raggiunto telefonicamente Antonia Arslan ad Atene dov’è in questi giorni per la presentazione dell’edizione greca di “La masseria delle allodole”. Perché lo ha scritto? “Ho voluto rendere una testimonianza su una storia che così clamorosamente e per oltre cinquant’anni era stata cancellata anche dalla percezione comune- ci ha spiegato l’autrice-”. D. Perché un romanzo e non un saggio? R. “Perché in qualche modo questi personaggi hanno preso vita dentro di me. E’ stato come se le loro voci venissero dal deserto, dove le loro vite si sono spezzate, e mi raccontassero, mi dicessero che dovevo mettere a frutto tutto quello che avevo conosciuto nella mia vita, insegnando, scrivendo saggi, per raccontare le loro storie”. D. Lei arriverà a Bari all’indomani delle celebrazioni del Giorno della memoria in ricordo del genocidio degli ebrei. Non solo degli ebrei? R. “In realtà proprio il genocidio degli armeni è legato alla tragedia ebraica: Hitler conosceva benissimo quello che era avvenuto agli armeni e programmò lo sterminio ebraico scientificamente rifacendosi alle modalità di quello armeno. Ci sono tra l’altro infiniti riferimenti storici che comprovano questa tesi e ci sono commissioni ebraiche- armene che esaminano e studiano questa questione”. D. Dalla pubblicazione del suo libro s’è incominciata a muovere una sorta di macchina della memoria che ha fatto riconoscere tra l’altro in molti pugliesi le loro origini armene. Il grande poeta armeno Hrand Nazariantz fu esule nel 1913 a Bari, nel villaggio di Nor Arax. Che ne pensa? R. “La civiltà armena, in parte tragicamente cancellata, ha lasciato comunque nel tempo i suoi segni in Puglia come in tutt’Italia ed in Europa. Dal Medioevo gli armeni, un popolo orientale di origine indo- europea, in concorrenza con i bizantini hanno tessuto una rete fittissima di relazioni, soprattutto attraverso il commercio, lasciando tracce che stanno venendo alla luce. Tra le ultime scoperte, una chiesa armena a Matera”. D. Pensa che questa parte così importante della nostra storia troverà presto un posto nei testi scolastici? R. “Spero di sì. Tutti gli insegnanti sono stati invitati a controllare se nei loro testi è presente la tragedia del genocidio armeno, la storia di questo popolo. Spero si possa inviare un documento ad hoc alle case editrici, come si propone la Comunità armena di Roma”. D. E dell’ingresso della Turchia, che non ha chiesto scusa per il genocidio, nell’Europa Unita? R. “La Turchia che è una grande nazione non può più rimandare il confronto con la diplomazia europea che la mette di fronte alle sue responsabilità. Glielo ha chiesto il Parlamento Europeo! La Turchia di oggi che continua invece a negare il genocidio armeno ne diventa complice. Poi c’è la questione cipriota sottovalutata dall’Europa ansiosa di allargare le sue frontiere ed il problema della tutela dei diritti umani all’interno della Turchia”. D. Che intende? R. “C’è, oggi, in Turchia, un forte movimento di intellettuali che vuole riconoscere il genocidio armeno e lasciarsi alle spalle questa tragedia, come ha fatto la Germania. I discendenti dei sopravvissuti allo sterminio turco vogliono fare i conti col proprio passato. Bisogna aiutarli. E’ gente che oggi, nella Turchia che vuole entrare in Europa, va in prigione solo perché manifesta queste idee. E’ accaduto al più grande scrittore turco, Oran Pamuk: volevano dargli tre anni di prigione perché in un’intervista ad un giornale svizzero aveva dichiarato che era ora di riconoscere il genocidio”.
Maria Paola Porcelli
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