Abbiamo già scritto riguardo la necessità a Bari della creazione di cineclub - biblioteche cinema. I cineclub a Bari non sono mai esistiti, i pochi tentativi realizzari e decaduti in passato ne avevano solo una parvenza. Naturalmente il cinema all'ammasso delle multisale che si diffonde in tutte le città italiane non sono il Cineclub. Lo abbiamo già scritto nell'articolo Cineclub Grauco Bari e lo ripetiamo:
NON VOGLIAMO ESSERE PER FORZA TRAVOLTI DAI NUOVI TOTEM DELLE MULTI – SALE, MA CONTINUIAMO AD APPREZZARE LE PICCOLE SALE DALLE ATMOSFERE RACCOLTE, DOVE TUTTO – DAI LIBRI AI MANIFESTI, ALLE SUPPELLETTILI, AL RAPPORTO UMANO – FA ASSAPORARE LA VISIONE DI UN BUON FILM “.
Continuiamo, pertanto, a prospettare per adesso online, il nostro cineclub di quartiere, magari inserito in uno spazio multimediale che contenga anche laboratori teatrali, musicali, artigianali e dei mestieri, tv di quartiere, ecc... A Bari qualcosa c'è di reale: la biblioteca multimediale regionale, la recente cittadella della Cultura, alcune sedi di circoscrizione spaziose (l'ex-ospedaletto dei bambini al quartiere Libertà), la cooperativa Get–Centro per la ricerca e la didattica dell’immagine e Accademia del Cinema Ragazzi di Enziteto, e altre realtà. Vi è anche la proposta di realizzare nell'ex caserma Rossani uno spazio culturale cinematografico e non solo.Vogliamo e dobbiamo sognare una città viva, creativa in tutti i suoi quartieri. Valutiamo anche l'esperienza dei Pontos de Cultura che, leggiamo in questi giorni:"...sono un'esperienza brasiliana che la Regione Lazio vorrebbe importare in Italia: qui si chiameranno Officine dell'Arte e, sostanzialmente, sono luoghi di cultura dove il sapere viene condiviso attraverso la rete. In Brasile esistono dal 2002 per aggregare i giovani e creare reddito a partire da un'economia solidale. Per questo i Pontos si collocano sul territorio, soprattutto nelle comunità più povere dove portano cinema, musica, teatro e dibattiti di ogni genere. Chi partecipa riceve il kit multimediale (telecamera, computer e mixer) e tutta la produzione viene messa in rete utilizzando esclusivamente software libero. L'idea, quindi, è quella di usare le potenzialità di internet fuori dai recinti che la stessa rete contiene, sfruttando il computer come strumento sorprendentemente utile a diffondere sapere. Quasi una sorta di alfabetizzazione con «gli strumenti del XXI° secolo dentro comunità che vivono ancora nell'800». Lo ha spiegato il ministro della Cultura brasiliano Gilberto Gil: «Quando chiamavamo i computer cervelli elettronici io cantavo la paura di vivere senza emozioni, nella notte dei numeri. Intravediamo un mondo più ricco dove la cittadinanza vince sulla tecnologia usando il computer come uno strumento rivoluzionario». Per una comunicazione libera e di qualsiasi tipo perché attraverso i Pontos gli indios vendono direttamente i loro prodotti artigianali e culturali, compresi i diritti di autore di cui non sapevano nulla. È il governo brasiliano a far proprio il software libero, ha spiegato Gil, a favore di «una cittadinanza globale e di libertà reali di produzione». Per questo Stefano Rodotà ha parlato di «un antidoto contro il riduzionismo della democrazia e la partecipazione ingannevole dei cittadini» normalmente coinvolti solo come consumatori alla fine dei processi. Così, invece, la conoscenza non è più «recintata, diversamente da quanto accade persino con quella di massa dei Mondiali dove comunque alcune partite le vede solo chi paga». Per questo, ha concluso Gil, bisogna lavorare con la cultura hackers: «Io, ministro del governo brasiliano di Lula, lavoro ispirato dall'etica hackers». In Brasile lo fanno davvero. In Italia si vedrà. Adesso quattro ricercatori partono per il Brasile per allargare un'esperienza che indubbiamente sovverte e lascia spazio all'immaginazione. Come ha raccontato Claudio Prado, assistente di Gil: «In Brasile per un progetto culturale arrivavano al ministero due buste, una con la parte burocratica e una con i contenuti. Si apriva la prima e, solo sefunzionava, si leggeva la seconda. Con i Pontos abbiamo fatto il contrario e, visto che il ministero era pieno di burocrati, li abbiamo messi al lavoro. E anche questa è stata una piccola rivoluzione perché i burocrati, che non erano abituati, si sono messi a lavorare e si sono appassionati. Con una dimensione di allegria». E anche questo è importante: «Lo spirito hippies - ha concluso Prado - io e Gil siamo anche hippies». Ma noi della telestreetbari siamo sognatori e concreti: iniziamo dunque a consigliare film di qualità, soprattutto visti nel nostro assai caro cineclub Grauco di Roma, per creare un tessuto culturale di emozioni, sensibilità, intelligenze che fermentino e realizzino le nostre officine creative dei quartieri, soprattutto dalle periferie. I TITOLI CONSIGLIATI POSSONO ESSERE FACILMENTE REPERITI. BUONA VISIONE, NATURALMENTE IN VERSIONE ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO. Le recensioni critiche sono o della redazione del gruppo creativo telestreetbari, o di Robarto Galve nostro carissimo amico e fondatore dello storico cineclub Grauco di Roma.
Gruppo Creativo Telestreet Bari
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