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Home arrow Articoli arrow SEZIONE Cucina arrow L'ora di cucina nelle scuole inglesi? E da noi a Bari e in tutto il Sud??
L'ora di cucina nelle scuole inglesi? E da noi a Bari e in tutto il Sud?? Stampa E-mail
Scritto da gruppo creativo telestreetbari   
mercoledì, 27 settembre 2006 18:05
L’ora di cucina nelle scuole inglesi. E da noi ?
La notizia che riportiamo ci convince ancor più dell’urgenza di introdurre nelle nostre scuole – fin dalle elementari – qualche ora di lezione per la conservazione delle nostre tradizioni culinarie e dialettali. Tra i sogni di telestreetbari vi è quello  di una scuola elementare che tramandi i nostri dialetti, la lingua dei nostri padri, e la nostra cucina. Nel modo più determinato occorre convincersi che è una grande ricchezza creativa conoscere il dialetto in tutte le sue sfumature e saper preparare a mano le orecchiette, i cavatelli, i nostri piatti e dolci natalizi. Iniziare con i bambini e recuperare il tempo perduto.

 g

ruppo creativo telestreetbari.it
In Gran Bretagna un progetto

intende promuovere l’educazione alimentare.

A pochi giorni dalla ripresa dell’anno scolastico, dalla Gran Bretagna giunge notizia che nelle scuole del regno scatterà l’operazione “cooking lesson”.

Come si evince già a partire dal nome, essa prevede l’istituzione di un vero e proprio “corso di cucina” da promuovere in tutti gli istituti; gli studenti si cimenteranno ai fornelli, con lezioni teoriche e pratiche di “arte culinaria”. Come spiega un portavoce del governo, il modulo prevede almeno 24 ore di lezione di cucina per gli allievi delle scuole medie inferiori e superiori, ma dal 2008 tutte le scuole dovranno avere questa particolare “offerta didattica” nei programmi di studio. Un progetto che mira, come ribadiscono gli stessi funzionari governativi, a contribuire “alla rinascita dell’arte della cucina”. Il ministero dell’Educazione britannico – con l’operazione “cooking lesson” – intende anche diffondere una cultura dell’alimentazione più sana ed equilibrata tra i giovani britannici; essi, secondo un recente studio a livello europeo, risultano tra i più a rischio di obesità e di disturbi legati a una alimentazione scorretta.

Se, da un lato, plaudiamo all’iniziativa che contribuisce a educare al gusto e alla corretta alimentazione le nuove leve a partire dalla scuola, resta il rammarico per una intuizione che avremmo voluto nascere in Italia, Paese in cui la tradizione enogastronomica ha sempre rappresentato un valore aggiunto da esportare il tutto il mondo. Certo, la cultura dedita all’agro-alimentare di qualità è sempre stato un patrimonio delle famiglie, un valore che veniva trasmesso di generazione in generazione fra le mura domestiche: ma i ritmi frenetici e le abitudini alimentari mutano rapidamente anche nel Bel Paese e sarebbe opportuno che anche le istituzioni contribuissero alla “trasmissione del sapere” a partire dalle scuole, secondo un progetto comune e condiviso, mentre oggi viene lasciato allo spirito di iniziativa di qualche ente lungimirante.

Gli istituti alberghieri non possono, da soli, contribuire alla trasmissione del sapere, tanto che oggi è raro incontrare ragazzi che abbiano una coscienza dell’importanza di una corretta alimentazione o una cultura di base adeguata sul nostro patrimonio eno-gastronomico: troppo spesso, al contrario, le nuove generazioni sembrano attirate dalla logica del cibo “fast” che nulla ha a che spartire con la nostra tradizione. Auspichiamo quindi che anche il ministero della pubblica istruzione italiano possa dare la giusta importanza all’educazione alimentare, alla conoscenza delle tradizioni e degli interpreti che hanno fatto grande la nostra cucina: visite nelle aziende produttrici (alla Saps, negli ultimi anni, abbiamo tenuto centinaia di lezioni sul corretto utilizzo di materiali e forme degli strumenti di cottura che hanno registrato la presenza di migliaia di studenti degli istituti alberghieri, ma questo non basta!), lezioni teoriche e pratiche nelle classi, incontri con i migliori chef del panorama nazionale. Anche questi sono spunti interessanti per contribuire a un processo di crescita culturale dei consumatori – prima ancora dei gastronauti – del domani; un compito al quale bisogna rispondere in modo forte e consapevole, altrimenti si rischia di perdere un patrimonio di saperi e di sapori che hanno reso celebre il made in Italy di qualità in tutto il mondo.

Dario Salvi

sapsitalia.com  

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