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Al rione Libertà il tempio nigeriano Stampa E-mail
Scritto da Giuliano Foschini   
giovedì, 22 febbraio 2007 23:57

IL REPORTAGE di Giuliano Foschini da "la Repubblica" Bari del  22 febbraio "007 pp. I e XI.
 
Al rione Libertà il tempio pentecostale dove le prostitute trovano riscatto
 
La chiesa delle squillo nigeriane

Le mani sono tese verso il soffitto, i muscoli sottili e nervosi, le unghie affilate come lame da guerra e dipinte come graffiti da metropolitana. In un angolo a destra c´è una ragazza di 25 anni che potrebbe finire in passerella e invece tutte le notti lavora per strada, al fuoco di una complanare: ha il corpo minuto, tira fuori una voce importante, a metà tra l´R&B e il fado, ma ogni cinque parole ripete God o soul, Dio oppure anima.
Due sedie accanto c´è una signora enorme, come grande è il suo cappello fatto con i fiori, il vestito coloratissimo, i denti bianchi splendenti: ha la testa abbassata e ride, in silenzio ma ride. Due file più dietro, terza fila, una ragazzina porta il ritmo con le dita. I jeans finto Cavalli stretti stretti fin sotto il sedere, le zeppe alte, un agglomerato di trecce nero pece piccole, strette come un turbante di seta raffinata: sussurra qualcosa e si muove tutto il tempo, sembra che abbia l´Ipod nascosto e balli. E invece prega.
Pregano tutte queste trenta donne, tutte nere, nigeriane o ghanesi, in una mattina strana di Bari, via Trevisani angolo via Murat, un monolocale che è una chiesa: Christ victory church, la chiesa della vittoria di Cristo. Cinquanta metri quadrati con in fila una trentina di sedie di plastica, ai muri niente quadri antichi ma un festone colorato di arcobaleno. Non c´è un altare e non c´è un prete: in una chiesa pentecostale a parlare di Dio c´è un ragazzo elegantissimo con l´abito grigio e il cravattino sottile (quelli che hai visto soltanto nei film), che predica senza mai fermare il fiato. Corre, batte le mani, segue il tempo in un´omelia rock. Nel ritmo e per le parole: «Bisogna avere il coraggio della felicità. Il coraggio di vivere» ripete "pastor Joe". «Il coraggio di dire che ora basta a stare per la strada, basta a non essere più liberi. Dovete cercare la dignità. la libertà». Ecco perché questa non è un posto come tutti gli altri: alla chiesa Vittoria di Cristo tutte le domeniche arrivano a pregare le prostitute nigeriane di mezza regione. «Sono 120 all´incirca, quasi tutte donne. La maggior parte delle nostre ragazze purtroppo lavorano sulla strada. Non tutte, ma davvero tante. Per questo la nostra missione di felicità è quelle di tirarle fuori da questo inferno, di farle diventare libere e non più schiave». A parlare è Osman Gyasi Mensah, più semplicemente pastor Osman, il responsabile di questa chiesa. È un incrocio tra Tyson e Holyfield, il passaporto inglese e il luogo di nascita ghanese, ha una tunica fiorata e gli occhiali avvolgenti di Prada, vive a Londra e almeno una volta al mese scende a Bari per soprintendere la chiesa affidata abitualmente affidata a Joe (nigeriano) e Habais (ghanese).
Le loro parole, l´impegno, spesso aiutano le ragazze a uscire dalla schiavitù. «Due settimane fa due ragazze sono uscite dal tunnel della prostituzione. Abbiamo già iniziato il percorso perché ottengano il permesso di soggiorno» spiega Sabino De Razza, consigliere di Rifondazione che insieme con lo sportello per i diritti degli immigrati segue queste ragazze. Ad accudirle come mamma, sorella, confidente è Stella, una ragazza nigeriana che accoglie in chiesa con un sorriso aperto, tranquillizzante. È arrivata molti anni fa in Italia per caso, si è sposata con un ragazzo barese e ora cerca di «fare il possibile per queste ragazze, per aiutarle a una vita normale». Hanno messo su anche un organizzazione, The victory women organization, femministe che si arrabbiano con il gospel e sognano di raccogliere fondi per avviare un´attività propria, il sogno è aprire un parrucchiere etnico o magari una sartoria di tradizione e di qualità.
Quello era il sogno anche di Iyobo, 22 anni, travolta da un auto della polizia sulla complanare di San Giorgio il 4 settembre del 2005 mentre tentava di sfuggire a quella retata. Morì dopo quattro giorni di agonia, ma forse in quel momento hanno cominciato a vivere decine di ragazze come lei. Il giorno del suo funerale, alla chiesa del Redentore, cantarono un gospel che suona ancora e poi improvvisarono un corteo sino al cimitero. «C´è sempre una preghiera per lei» spiega il pastore. Che deve fare i conti anche con le esigenze del quartiere. Le ragazze non si incontrano qui nel cuore della Libertà soltanto la domenica. C´è qualcosa in programma tutti i giorni della settimana, mercoledì esclusa: si canta e si studia la Bibbia, e ogni tanto provano anche qualche esorcismo. «Riti liberatori» spiegano le ragazze della chiesa. «So solamente che fanno davvero un gran casino» dice un signore che abita qui di fronte. Davvero non si può. «Stiamo cercando un´altra sede, anche in periferia - spiega il pastore - I fondi a disposizione però sono pochi: viviamo con finanziamenti che arrivano dalla sede centrale dalla chiesa, a Londra, e con piccoli finanziamenti locali». È mezzogiorno e cantano ancora. Una Golf blu, targa Bl, si accosta: tre ragazze di colore fanno per uscire. La portiera è già socchiusa quando il signore di mezza età alla guida, rasato e sicuramente indigeno, vede l´obiettivo del fotografo. Passa un attimo, un colpo di acceleratore. E la Golf è un puntino lontano. Oggi non si prega.


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