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David Grossman a Bari Stampa E-mail
Scritto da Antonella Gaeta   
sabato, 21 luglio 2007 17:17
Il 17  luglio 2007  lo scrittore israeliano ha ricevuto le chiavi della città da Emiliano "


"Bari, la mia capitale della pace"

Antonella Gaeta - la Repubblica edizione BARI



David Grossman: qui la cultura dell´accoglienza è una realtà
Oggi sarà scelto il supervincitore per la narrativa italiana
A condurre la premiazione in diretta su Antenna Sud sarà Marino Sinibaldi
 
Gerusalemme è lontana. Eppure, basta volare per vederla nel paesaggio che abbraccia Bari di distese di ulivi, tra la terra rossa non di sangue e un cielo senza bombe. A David Grossman, dall´aereo, è sembrata così Bari. Come Israele «per questo mi sono sentito subito il benvenuto, a casa». A suo agio perché, l´effetto è strano ma comune per chi arriva dal Medioriente ferito che ormai annega nell´abitudine dei telegiornali. «Ho accettato il premio speciale della giuria perché veniva da una città come Bari che crede in valori che condivido assolutamente, l´accoglienza, l´uguaglianza, il senso della convivenza tra i popoli. Si trova in una posizione strategica e molto importante. E, poi, come potevo rifiutare leggendo la motivazione?». Che lo definisce, a ragione, «autore che ha contribuito significativamente a diffondere la cultura del suo Paese nel Mondo». Allo scrittore, saggista e uomo di pace sarà conferito stasera alle 20,30 nei giardini di Parco Due Giugno di Bari il riconoscimento speciale della giuria del decimo premio letterario "Città di Bari- Costiera del Levante- Pinuccio Tatarella". Sarà la serata finale di un lungo cammino che ha portato ad accostare cinque scrittori con i loro romanzi, nel corso degli incontri al Fortino. Stasera sarà decretato il vincitore tra Francesco Piccolo e la sua Italia spensierata, Vitaliano Trevisan con Il ponte, Andrea Di Consoli con Il padre degli animali, Brunella Schisa con La donna in nero e Mario Desiati con Vita precaria e amore eterno. Mentre il premio per la Saggistica è già stato conferito a Laura Maragnani e Isoke Aikpitanyi con Le ragazze di Benin City, si dovrà attendere la conclusione della serata, in diretta su Antenna Sud, condotta da Marino Sinibaldi e Annamaria Minunno per conoscere il supervincitore di questo decennale. Alla voce dell´attrice Maddalena Crippa sarà affidata la letture di alcune pagine delle opere in concorso mentre ai Radiodervish il compito di lasciare che due mondi sonori diversi come quello occidentale e orientale si incontrino in forma di canzone.
La parola passerà, quindi, all´ospite Grossman, che da ieri pomeriggio possiede le chiavi della città, conferitegli a Palazzo di Città dal sindaco Michele Emiliano che, in maniera eloquente, lo ha invitato a prenderle «perché se certi muri non si possono abbattere, almeno con le chiavi è possibile aprire una porta». Rinnova l´invito «come già fatto con amici palestinesi e libanesi a considerare Bari come una casa sempre e in ogni situazione, soprattutto se si cerca un luogo sicuro per parlare di pace». Grossman apprezza e saluta con il suo sorridente shalom. Comincia il suo intenso racconto che invita naturalmente all´ascolto, emozionato per le parole del sindaco ma anche del rettore Corrado Petrocelli che ha percorso la sua eccezionale e densissima scrittura, da Che tu sia per me il coltello a Con gli occhi del nemico.
«La guerra per noi è un incubo – ricorda Grossman -. Noi, come i palestinesi ormai non riusciamo a vedere un futuro senza guerra. La nostra situazione è all´opposto di quello che si vive qui dove, dopo la fine della seconda guerra mondiale, non riuscite neanche a immaginare la convivenza quotidiana con la guerra. Il ruolo di un giornalista o di uno scrittore è quello di non arrendersi all´odio e al senso di sconfitta. Dobbiamo ricordare a tutti noi, ai palestinesi e agli iracheni, che non siamo condannati alla guerra. La via giusta è quella di guardare la realtà da tutti i punti di vista, anche da quello del nostro vicino. Non è come nei western, non si sono da una parte i buoni e dall´altra i cattivi». Nella notte di un incubo, vive da sempre in una Gerusalemme che, tuttavia, non lascerebbe mai. «Le appartengo, è il posto dove non mi sento straniero. E, anche quando sono critico, è la mia casa, soprattutto dopo quest´ultimo anno». Da quando non ha più accanto il figlio ventenne Uri, ucciso da un missile anticarro nel sud del Libano

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