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Intervista a Nico Salatino Stampa E-mail

 Intervista a Nico Salatino - 19 gennaio 2005

a cura di Sebastiano Gernone 

Nico Salatino è tra i più completi artisti baresi, cantautore e attore raro molto apprezzato per il suo recitare non “gridato” ed esternato ma con un tono più interiore che soprattutto nel teatro popolare dialettale è qualità apprezzata, talento eletto che manifesta maggiormente gli stati d’animo e le emozioni dei soggetti interpretati.

D.: in che modo salviamo la ricchezza dei suoni e dei

vocabolari dei dialetti, delle lingue popolari?

R.: I dialetti si salvano sicuramente a scuola con i ragazzi; lezioni tecniche non barbose e che annoiano ma viva e sentita recita dialettale di poesie, storie vere e leggende, fiabe, teatro, soprattutto - ripeto - da trasmettere coinvolgendoli ai ragazzi: è la speranza principale, essenziale.

Storicamente il dialetto già con il fascismo fu occultato: giornali dialettali baresi come Papiol

furono eliminati (oltre a Papiol – settimanale umoristico pupazzettato - che riprese le pubblicazioni dal 1946 al 1951 furono pubblicati a Bari anche Pispisbaubau, Figaro - settimanale satirico con alcuni articoli in dialetto diretto da Riccardo Ferrara con

le caricature di Menotti Bianchi - e fino al 1931 sopravvisse soltanto il settimanale satirico

pupazzettato dialettale “Don fiammifero”, unicamente perché giornale dei fascisti locali, N.d.R.); con la TV nazionale a partire lentamente dalla metà degli anni ‘50 fu imposto l’oblio e il disuso del dialetto, condizionato salvo le caricaturali intonazioni dialettali d’alcuni comici utili alla cultura omologante della nazione.

Pensa che a Piazza San Ferdinando (centro di Bari, N.d.R.) si svolgevano negli anni ‘50 finanche serate dedicate alla poesia dialettale e lo stesso sindaco barese dell’epoca parlava in dialetto (il primo cittadino era Vitantonio Di Cagno che parlava spesso pubblicamente in dialetto - frequentemente nei mercati popolari, luogo d’incontro e ascolto frequentato - ci ha

confidato il regista barese Peppino Schito, ndr).

Oggi a Bari il teatro popolare dialettale ha un suo successo di pubblico ma vi sono anche forme espressive volgari che non rispecchiano la realtà sociale, un teatro “comodo” e di consumo basso. Oltre a recitare canto in dialetto e, purtroppo, la mancanza di case discografiche serie e creative a Bari limita molto le potenzialità dei cantanti dialettali baresi.
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