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Intervista a Peppino Schito Stampa E-mail
Scritto da Antonella Lippo   
giovedì, 13 aprile 2006 00:00
Intervista a Giuseppe Schito del 18/09/2004

Riflettori puntati sul regista salentino Giuseppe Schito che recentemente ha ricevuto due premi alla carriera, l'uno nel corso della rassegna Salento International Film Festival di Tricase, l'altro al Levante Film Festival di Bari. I riconoscimenti appaiono più che meritati nei confronti di un uomo, che ha messo a disposizione della sua terra e delle sue origini il proprio talento artistico e ora vive in una casa di riposo per ristrettezze economiche. Giuseppe Schito è nato a Cursi, dove appena diciottenne fonda il settimanale La Ribalta. Lo si ricorda per la pellicola “Il ragazzo di Ebalus”, che è stato presentato a Venezia nel 1984 e ha ricevuto un premio, quale miglior film cooperativo. Correvano gli anni di piombo: era inevitabile per il cinema inquadrare il difficile momento storico e indurre ad una riflessione. Schito l'ha saputo fare narrando la storia di un giovane terrorista, in fuga dalla polizia e dai suoi stessi compagni. Una fuga reale e simbolica, alla ricerca di vecchi e nuovi valori che il protagonista trova nella terra pugliese, terra di contadini decantata da Virgilio.

Come ricorda l'esperienza del film Il ragazzo di Ebalus?
Era un momento artistico ricco di fermenti e di personalità della caratura di Fellini, Castellani ed altri che hanno segnato la storia del cinema e con i quali sono entrato in contatto coltivando impegno ed amicizia. Il mio film portato a Venezia e diffuso anche dalla Rai, era un invito a riscoprire le radici, passando attraverso la formazione e l'amore per i classici e la storia. Credo siano necessarie preparazione e cultura per poter trasmettere valori e il cinema può veicolare anche tutto ciò. Il progetto cui sto lavorando ora consiste proprio nella realizzazione di un documentario, intitolato Pianeta Puglia. Mi interessa riportare l'attenzione su uno degli aspetti più importanti per la regione pugliese che è dato dal settore dell'agroalimentare e dal turismo che può derivarne…

Recentemente lei ha ricevuto anche un altro riconoscimento, altrettanto importante e se vogliamo simbolico, le è stato donato da un privato un trullo in agro di Alberobello. Ed è stato anche chiesto di poter accedere, per lei, al fondo Bacchelli, riservato ad artisti cui si riconosce l'alto valore, che vivono situazioni economiche precarie.
Si è così. Sono grato innanzi tutto al signor Dino Barnaba e spero trasferirmi a breve in questo trullo che ricorda il genio e l'impegno della cultura contadina. Sono anche io figlio di contadini e ho un profondo rispetto per la campagna e per i suoi valori.
di Antonella Lippo
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