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La lotta delle tabacchine della Manifattura Stampa E-mail
Scritto da Vito Antonio Leuzzi   
venerdì, 19 ottobre 2007 12:06

La lotta delle tabacchine della Manifattura
di Vito Antonio Leuzzi


Dietro il muro rosso


Destò sorpresa e stupore la presenza nel Consiglio Comunale di Bari, dopo le prime elezioni libere dell' Italia repubblicana che si tennero alla fine di novembre del1946, di una donna e di una rappresentante operaia, Luigia De Marinis, che lavorava alla Manifattura deiTabacchi di Bari. Per la prima volta nella storia del capoluogo pugliese una rappresentanza femminile ed una esponente del mondo del lavoro, delle tabacchine (candidata nella lista Garibaldi che rappresentava socialisti, comunisti, azionisti), entrava a far parte della vita politica ed amministrativa cittadina. Luigia De Marinis aveva ottenuto un gran numero di voti dalle operaie baresi, in particolare dalle lavoratrici della Manifattura Tabacchi, industria dei Monopoli di Stato, uno degli opifici più grandi del capoluogo pugliese. Il protagonismo femminile nella vita lavorativa e nella realtà politico sociale di Bari si manifestò sin dal primo decennio del Novecento. Non fu estranea alla nuova realtà operaia di Bari l'intensa attività organizzativa sindacale e politica di Rita Maierotti, una maestra, originaria di Castelfranco Veneto, che nel giro di pochi anni riuscì ad imporre nel movimento operaio e socialista della Terra di Bari
e dell'intera Puglia, la questione femminile e la battaglia contro la guerra.
La Manifattura Tabacchi nel primo e nel secondo dopoguerra rappresentò uno dei punti di riferimento della lotta delle donne contro il lavoro nocivo, per la salute in fabbrica, per la dignità e per la parità salariale.
La nascita della fabbrica coincise con una nuova fisionomia di Bari nel primo decennio del '900. Le strade lunghe e polverose, ricorrenti nella iconografia, nelle stampe e nelle fotografie del tempo, evidenziavano la crescita tumultuosa di una città che ambiva a svolgere un ruolo guida dell'intera regione.
Nel giro di dieci anni dal 1901 al 1911 il rapido incremento demografico, che proiettò il capoluogo pugliese tra le città con una popolazione superiore ai centomila abitanti e la costruzione di nuovi quartieri popolari, evocò l'immagine «ottimistica di una città caotica della frontiera americana». La Manifattura dei tabacchi, uno dei nuovi quartieri di Bari, alla periferia ovest, oltre il nucleo centrale del Murattiano, fu uno dei simboli della vita produttiva del capoluogo. Nel 1914 il nuovo opificio rappresentò l'industria cittadina con il maggior numero
di occupati, circa mille addetti, ed al contempo la nuova identità operaia, dove la presenza femminile era largamente maggioritaria. Il nuovo e possente edificio che sembrava imporre ordine ad una periferia devastata dalle alluvioni (la più disastrosa fu quella del 1905), ha segnato la storia del quartiere Libertà il più popoloso della storia di Bari del '900.
Gli abitanti della zona ovest si abitueranno nel giro di poco tempo non solo alla polvere ma anche ai fumi ed agli odori non gradevoli sprigionati dal nuovo insediamento industriale, Ordine e disciplina delle vita lavorativa, caratterizzata da regole ferree che impedivano alle operaie di circolare tra i reparti, sembravano in contrasto stridente con il rumore e l'atmosfera vociante dell'intero quartiere.
La costituzione della «Lega delle sigaraie» che aderì alla Camera del Lavoro di Bari, rappresentò una prima rottura nell'atmosfera militarizzata della fabbrica e nell'universo della vita operaia cittadina. Nelle manifestazioni e negli scioperi del 1914, l'anno della conflagrazione europea, la presenza delle tabacchine dava forza alla battaglia pacifista
e consolidava l'azione politica e sindacale dei ceti popolari. Giuseppe Di Vittorio e Rita Maierotti furono i leader
socialisti più popolari tra le tabacchine in tutto il primo dopoguerra. Alle elezioni politiche del 1921 le operaie della Manifattura Tabacchi furono in prima linea nel sostenere la candidatura e l'elezione di Di Vittorio.
Dopo il silenzio imposto dalla dittatura fascista le operaie del più grande opificio di Bari dettero impulso tra il 1944 ed il 1945 alla riorganizzazione della Camera del Lavoro ed alla ripresa della vita sindacale dell'Italia libera. La battaglia per il riconoscimento dei diritti della donna trovò un saldo punto di riferimento nella fabbrica in tutto il secondo dopoguerra. Una delle migliori testimonianze della più grande fabbrica barese del '900 e del clima interno alla Manifattura Tabacchi è in uno scritto inedito di Ada Del Vecchio, deputata al Parlamento nella seconda e nella terza legislatura, protagonista delle battaglie politico – sindacali del capoluogo pugliese dopo la Liberazione.
All'indomani di una visita ufficiale alla fabbrica, nel 1961, come membro della Commissione parlamentare Finanze e Tesoro, in seguito alle continue denunce sindacali per il lavoro nocivo e per il clima repressivo, la deputata barese così annotava: «La Manifattura Tabacchi è uno stabile quadrato basso e dalle mura rosse, che ha esercitato sempre un fascino in me, come del resto accade per tutte le cose che ci sono vietate, ed i cittadini di Bari passano davanti a questo stabile lo guardano con curiosità, spingono lo sguardo più' dentro che sia possibile. Ma nulla si vede.
A tutti è dato sentire la sirena che serve per l'orologio a buona parte dei baresi, si vede il fumo di una ciminiera, ma il lavoro che ivi si svolge è sconosciuto dai cittadini, nei suoi particolari. «Così per la prima volta sono entrata nella manifattura, ho visto nascere sigari e sigarette. Ho iniziato dal magazzino dove si tengono le botti e balle di tabacco, di qui il tabacco passa al bagno e poi nella sala dell’ essiccazioni, alla quale si potrebbe ben adattare qualche verso dantesco dell’Inferno... Vi è un'aria insopportabile, irrespirabile. I due operai che vi lavorano, molte volte dopo due o tre ore svengono. Sono poi andata nelle sale dello scostamento dove lavorano tutte donne con un ritmo ed una celerità da sembrare tante macchine.
Nei loro volti si legge l'ansia di arrivare a fare quanto è prescritto, perché in ogni reparto si lavora a cottimo edogni minuto che si perde o si rallenta il ritmo, la paga diminuisce. In una grande stanza vi sono altre donne che scostano il tabacco per fare le sigarette Alfa ed ho notato che sono sedute su sedie di legno alte cinquanta centimetri e tra di loro vi era una donna incinta, ma non vi è alcuna considerazione, vengono lasciate ai loro lavori pesanti, a sedere in quella scomoda posizione, con grave danno della creatura in formazione.
Ho visto molte cose, molte le ho intuite a partire dalla vita sacrificata. Tutto questo non si vede passando o guardando le mura rosse».

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