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Lucas, un viaggio al rione Libertà Stampa E-mail
Scritto da Antonella Gaeta   
mercoledì, 24 ottobre 2007 14:58
Per la prima volta due maestri della fotografia internazionale a Bari:
i loro clic nel capoluogo in mostra fra la Pinacoteca e la sala Murat

Lucas, un viaggio al rione Libertà

Antonella Gaeta
Il reporter: "Ho cercato di raccontare l´altra faccia della città"
Ho messo il mio obiettivo al servizio di questo quartiere
Il rione Libertà di Bari ha voce e parla una lingua perfettamente comprensibile al "suo" fotografo Uliano Lucas (artefice di un reportage in mostra da mercoledì alla sala Murat). «Il quartiere, dopo poco, ti si consegna e ti dice aiutami, sono qua, cerco di vivere ma è difficilissimo». Ecco perché Lucas è stato scelto con giudizio, capace com´è, macchina fotografica alla mano, di mettersi all´ascolto, osservare, fermare e riconsegnare con i suoi scatti un quartiere ferito, di una bellezza brutta e viva.
Lucas, ha accettato subito di fare questo reportage?
«Mi è stato rivolto un invito deliziosissimo dai curatori, loro hanno pensato a me come "raccontatore" di immagini. Mi hanno chiesto di calarmi all´interno di un segmento della realtà di una città come Bari che conosco bene e da tanti anni ormai. Frequento la Puglia dagli anni Settanta, ho tanti amici e ci ritorno per loro, per i luoghi e per gli incontri».
Da dove è partito per avvicinarsi alla realtà del quartiere?
«Si trattava di fare un racconto a più voci nel quale ciascuno avrebbe dovuto fare la sua parte in un coro. Bisognava capire il territorio e, per farlo, ho girato per un paio di giorni, camminando, orientandomi. Mi sono fatto spiegare l´Est e l´Ovest, il nome delle strade, la toponomastica insomma. Ho parlato con la gente, mi sono fatto nuovi amici, ho ascoltato storie e, alla fine, ho costruito il racconto con un numero enorme di informazioni, sensazioni e situazioni».
Come definirebbe il risultato?
«Un reportage vecchio stile bianco e nero e in pellicola, ricco di case, portoni, circoli ricreativi. Ho cercato di leggere dall´esterno le molteplici realtà di un quartiere abitato dai ceti medi come dal sottoproletariato. La densità di popolazione è elevatissima e, tuttavia, qui non c´è un cinema, una libreria, un luogo d´incontro al di là dei giardini. È vergognoso».
Eppure la chiave del suo lavoro non è la denuncia.
«Non vuole esserlo, infatti. Il compito che mi sono ripromesso, piuttosto, è stato quello di far emergere le contraddizioni innegabili tra 43 mila abitanti, praticamente una città nella città, e le situazioni che vive. Non voglio fare la rivoluzione con le mie fotografie ma far capire la realtà del quartiere agli altri. Chi guarda le foto, capisce che ciascuna pone un interrogativo. La scrittura, poi, offre elementi di comprensione ben precisi».
Ha scelto, in ogni caso, di raccontare la gente.
«Ho incontrato persone capaci di offrirsi all´obiettivo con infinita dolcezza e disponibilità. Il quartiere Libertà è fatto di gente che ti colpisce e che ispira il desiderio di poter fare qualcosa per loro e accanto a loro. Ovviamente è stata fatta una scelta tra centinaia di scatti, abbiamo evitato quelli più angoscianti e, nel contempo, rifiutato la banalità della cronaca».
Quale indicazione darebbe, dunque, a chi questa città la governa?
«Direi di andare a parlare con questa gente continuamente. Alla Manifattura Tabacchi, per esempio, un luogo straordinario di aggregazione. Mancano spazi necessari a creare una rete di servizi, come sarebbe un consultorio destinato alle donne o come potrebbe accadere con il progetto universitario. Bisogna capire che in una situazione del genere stai male non solo perché hai ottocento o mille euro per sopravvivere. Riconosco che un buon lavoro viene fatto dalla Circoscrizione ma bisognerebbe, ripeto, parlare con i residenti, buoni, laboriosi e intelligenti».
Il problema delle periferie in Italia, nonostante il Libertà sia ancora centro città, è sempre attualissimo.
«Occorre che nasca una democrazia partecipativa capace di mettere le basi per una soluzione per questa e per tutte le periferie».
Dopo il Libertà, quale altro quartiere di Bari le piacerebbe fotografare?
«Japigia, perché contiene un grande Circo Barnum. Anche lì un´infinità di contraddizioni ma di segno completamente diverso».
 La Repubblica - Bari (12 ottobre 2007)
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