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Home arrow Quartieri arrow QUARTIERE : Japigia arrow Vita di Nicola Bottalico - ultimo combattente, ferito di guerra barese
Vita di Nicola Bottalico - ultimo combattente, ferito di guerra barese Stampa E-mail
Scritto da Nicola Bottalico   
mercoledì, 19 aprile 2006 00:00
Nato a Bari nel 1919, orfano della 1^ guerra Mondiale, combattente ed invalido civile di guerra.
Non ho conosciuto mio padre vittima della guerra 1915/1918; mia madre vedova con tre figli, il più grande aveva 12 anni ed in stato di gravidanza del sottoscritto portava avanti la famiglia a stento.
Il 15 aprile del 1939 ero chiamato alle armi nella marina, e fui imbarcato sulla corazzata "Vittorio Veneto" e destinato alla torre dei cannoni 381.
     Arriva il giorno maledetto, il 10.6.1940, l'Italia dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra. Iniziarono le manovre militari nel Mediterraneo. Mentre la corazzata "Vittorio Veneto" era di base navale a Taranto per quasi quattro giorni si sta in attesa di missioni di guerra; l'11 novembre 1940, aerei siluranti attaccarono la base di Taranto con un forte bombardamento dal Mare Piccolo. Furono colpite tre corazzate: "Littorio", "Cavour", "Duilio" e diversi incrociatori. Quella notte di terrore non potrò mai dimenticarla perché ci furono diversi morti e feriti sia della marina che della popolazione civile.
     La corazzata "Vittorio Veneto" salpò il 27.11.1940 dal Golfo di Taranto per Napoli, la mattina ci fu la battaglia navale di Capo Teulada al comando dell'Ammiraglio Iachino.  La flotta era composta dalla corazzata "Vittorio Veneto", dagli incrociatori "Pola", "Fiume", "Gorizia", "Trieste", "Trento" e "Bolzano" e diversi cacciatorpediniere. Dopo la battaglia navale fummo attaccati da aerei siluranti che affondarono quasi tutti gli incrociatori colpendo anche la corazzata "Vittorio Veneto" a poppa, creando una falla tale da imbarcare quasi 4.000 tonnellate di acqua. Mi salvai per miracolo. Rientrammo a Taranto per riparazioni e poco dopo di nuovo a navigare con destinazione a Napoli.
     Il 4 dicembre 1942 Napoli provò il primo bombardamento aereo diurno e notturno. Fu una notte di terrore. Furono colpiti due incrociatori: "Eugenio di Savoia" e "Montecuccoli", mentre l'incrociatore "Attendolo" fu affondato. Fu una giornata terribile per la flotta italiana e la popolazione civile.
     Ci furono, dopo, diverse missioni di guerra; appena arrivati nello Stretto di Messina fummo silurati da un sommergibile nemico, morirono 39 marinai che erano destinati alla camera da carica, mentre io che ero destinato alla giostra proiettili della torre 381, quindi sotto la chiglia della nave, mi salvai per miracolo salendo la scaletta della torre dei cannoni; appena uscito chiusero subito le porte corazzate.
     Il 27. 2. 1943 arrivò il mio trasferimento, perché orfano di guerra con destinazione Maridict Brindisi, destinato alla batteria 506 di San Vito dei Normanni. L'8 settembre 1943 quando avvenne la fuga del re Vittorio Emanuele, mi toccò anche fare la guerra a quel re. Una sera mentre il re passeggiava attorno ai suoi alloggi, si fermò proprio vicino a me chiedendomi se stavo bene e io gli risposi che avevo sofferto molto durante gli anni di guerra e che adesso stavo meglio perché il pericolo non c'era come prima. Poi non lo vidi più a Brindisi, dopo il servizio di guerra tutti i marinai andavano al porto a lavorare con le truppe alleate di giorno e di notte per lo scarico dei piroscafi alleati cariche di bombe e di viveri per fornire i vari fronti. Poi arriva il 4 novembre 1944, mi congedarono, arrivato a Bari l'unico lavoro disponibile era al porto come scaricatore di bombe dai piroscafi.
    Il 9 aprile alle 12 ero destinato allo scarico del piroscafo "Handerson", alla stiva n. 3: ci fu lo scoppio. Nonostante la frattura della base cranica ed altre ferite alla testa cercai di aiutare diversi compagni di lavoro in difficoltà. I morti furono 317 e i feriti 1800 circa. Questo disastro fu il più grande del Mediterraneo. Dopo non andai più lavoro al porto, e per circa 6 anni rimasi disoccupato.
      Dall'ottobre 1951 do la mia collaborazione all'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra di Bari, perché vengo da una lunga esperienza e sofferenza.

Nicola Bottalico



(tratto da: FRONTE ITALIANO: C'ERO ANCH'IO. La popolazione in guerra, "UNA SERA  MENTRE IL RE  PASSEGGIAVA ATTORNO AI SUOI ALLOGGGI" a cura di Giulio Tedeschi, Mursia Editore, Milano 1987, vol. I pp. 619-620)
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