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Andrea Piva, Apocalisse da camera |
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Scritto da Goffredo Fofi
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venerdì, 09 novembre 2007 14:27 |
Nessuna pietà
Andrea Piva, Apocalisse da camera
Esordio nel romanzo di uno dei due autori di Lacapagira. Bari è lo sfondo non essenziale per la rapida farsa-tragedia, non di un eroe, ma di un cretino del nostro tempo come ce ne sono milioni: abbondano in Italia gli imbecilli e i mascalzoni, lui è entrambi ma non fa parte del loro strato superiore, è un demone meschino, è un furbetto coglione di imbarazzante normalità.
Lo schema è da noir, il fondo è da commedia all'italiana. Il giovane assistente universitario Ugo Cenci ha solo due passioni: le donne, o meglio una parte del loro corpo, e la cocaina. Poi il cattedratico suo superiore, non migliore di lui, minaccia lo scandalo perché Cenci ha dato bei voti in cambio di sesso.
Il romanzo narra un rapido precipitare senza problematiche morali, un'angoscia o paura che cresce nel confronto con un amico sceneggiatore che si è rifiutato di scrivere scemenze per la tv, con una ragazza normale, orrendamente simile a lui, e due genitori di normale imbecillità. Non c'è scampo.
Il quadro è duro, la scrittura è mimetica e non ancora controllata a dovere, e la morale è saldissima e oggi rarissima. Con una sorta di scandito iperrealismo, Piva ci dice che gli "eroi" alla Ugo Cenci, suoi coetanei, non meritano pietà.
Goffredo Fofi
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Andrea Piva, Apocalisse da camera Einaudi, 205 pagine, 13,80 euro Fonte: www.internazionale.it | | | |
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