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Home arrow Quartieri arrow Bari Vecchia arrow “ Benedetto Petrone, Iùne monde la lune “
“ Benedetto Petrone, Iùne monde la lune “ Stampa E-mail
Scritto da Sebastiano Gernone   
domenica, 02 dicembre 2007 19:01
“    Benedetto Petrone, Iùne monde la lune  “
Ricordo  di un ragazzo di Barivecchia

                                                                                             
                                                                                                     
                                                                             Sebastiano      Gernone

Iùne monde la lune,
Du, monde blu
Trè, la fìgghie d’u rrè
Quàtte, u battamàne a la zìta mè
Cìnghe, le chetùgne
Sè, la battolètt’a vvole
Sètte, le ngroge
 Uètte, u fangòtte
 Nove, marang’e limòne
Dèsce, nu piàtte de cìgger’e ppaste
Iùnnece, le fermìche
 Dùdece, u ggìre d’u munn’a nu pète
 Trìdece, u mandellìne
Quattòrdece, la seggioline,
Quìnnece, vìin’auuandà o statte sotte

(gioco popolare dei ragazzi baresi...)


IL  28 novembre 2007  al teatro Piccinni di Bari si è assistito al documentario di Francesco Lopez in memoria di Benedetto Petrone, il 18nne riccioluto  con la fascia da guerriero apache  sulla fronte che viveva e protestava per un mondo migliore, per il riscatto della nostra Barivecchia, quartiere popolare e radice di ogni barese. Benedetto claudicante correva con difficoltà in quell’autunno 1977, e raggiunto in pochi secondi da numerosi  squadristi missini  in pieno centro, a pochi metri dalla Prefettura e dal Comune  fu ucciso, squartato dai coltelli di un branco di 30 -  50 lupi.
Non conoscevo  Benedetto personalmente, quel giorno ero in Piemonte in una caserma militare per il servizio di leva, ma quasi mio coetaneo lo riconosco nei volti e nei nomi dei suoi famigliari, nei suoi amici e compagni, nella sua estrazione popolare, nei vicoli della nostra città vecchia, nel nostro dialetto, nella nostra cucina barese, nella sua famiglia numerosa, nella condivisione dei giochi da strada di allora, nei fumetti di capitan Miki, Blek, Tex Willer,  Diabolik, le figurine dei calciatori Panini, nelle canzoni di De Andrè e di Leo Ferrè, in quel suo concentrato di ribellione, voglia di vivere, ridere, fare l’amore, viaggiare, esplorare il mondo, sperare, scherzare…  
Quante menzogne su Benedetto da quel giorno, quanta indifferenza e quale uso strumentale della sua leggera e breve presenza in questo mondo perlopiù di mercanti, ladri e ipocriti.
Negli anni ’70 Benedetto viveva come noi tutti ragazzi di allora il desiderio  di una rivoluzione, mentre a Bari vigeva il potere politico del democristiano Lattanzio che raccomandava per un lavoro, per "soluzioni" del servizio militare obbligatorio: illudeva la povera gente per un voto di scambio, poco contrastato nella DC dal moroteo Dell’Andro;  stesso costume politico praticava il socialdemocratico Di Giesi (piazzava postini,soprattutto), e i socialisti (fatto salvo i lombardiani  uscenti, o allontanati o coinvolti dall’avvento della banda di Craxi);  a destra ancora si esibiva il vecchio senatore Di Crollalanza padre di tutti  i  missini del tempo (De Marzio, Tatarella e il fido Silvestri), e che ben ricordiamo nella sua prosa elegante, ironico ma rispettato per il suo ruolo nazionale con il Duce finanche dai comunisti in consiglio comunale,  smemorati del suo passato da squadrista fascista, responsabile politico dell’assalto e della distruzione del giornale democratico barese Humanitas negli anni '20,  ministro di Mussolini, e persecutore di tutti coloro che si opposero a Bari al regime del dittatore; infine, repubblichino a Salò al servizio dei tedeschi affiancati dai fascisti, tutti  impegnati a torturare, uccidere  partigiani  e civili italiani, terrorizzare paesi interi. 
Quegl’anni '70 di opposizione ideologica frontale tra i giovani, di scontri fisici, della piazzetta antistante la Chiesa di San Ferdinando in via Sparano presenziata - controllata dal noto picchiatore - principale assassino esecutore di Petrone - Giuseppe Piccolo con cane al guinzaglio, affiancato ad eleganti camerati della Bari bene e spocchiosa  in chiacchiera. Anni  di un uso strumentale dei giovani nelle lotte di potere locali e nazionali, ma ne ricordo con nostalgia –  siamo agli inizi degli anni ’70 – la grande solidarietà cittadina quando ci fu l’ultima esplosione del colera a Bari, e tutti fraternamente ci adoperammo negli ambulatori spesso improvvisati, nelle scuole per una vaccinazione di massa, per una precauzione nel non mangiare pesce crudo: tutti volontari  di fronte a un problema concreto, reale.
Noi ragazzi che vivevamo nei nostri quartieri popolari -  ghetto tutte le ripercussioni economico sociali, e le ruberie della classe politica dominante locale, nazionale, internazionale (l’impero e i servi…), rimanemmo spiazzati dalle ripercussioni politiche nel Sud del compromesso storico politico con la DC proposto da Enrico Berlinguer segretario del PCI , a seguito del colpo di Stato dei militari cileni in combutta con il governo degli Stati Uniti contro il presidente Allende eletto democraticamente dal popolo cileno; e se le ragioni internazionali giustificavano il progetto di Berlinguer,  per il Sud fu un disastro: iniziarono quelle intese programmatiche regionali e locali in cui venne meno l’opposizione ideale, etica e politica del maggiore partito di opposizione ai tradizionali poteri forti del Mezzogiorno, caste volgari e reazionarie spesso colluse  con le organizzazioni criminali, che dominavano, immiserivano e  impoverivano la gente meridionale:  la polemica al riguardo del grande scrittore Leonardo Sciascia è ben nota.
Quella caduta di tensione etico - politica per il Sud a tutt’oggi riecheggia, e ancora una volta il trasformismo politico dei gruppi dirigenti che si voglion rappresentativi dei subalterni, immiserì le aspirazioni  di giustizia sociale.
Benedetto Petrone in quegl’anni con tanti altri viveva questo stato d’animo e in quella sua sezione del partito comunista a Barivecchia, lui con altri ragazzi erano considerati dalle burocrazie di partito ai confini del progetto ufficiale: tant’è che appena assassinato Benny,  solo grazie alla caparbietà dei giovani baresi  fu presenziata la piazza della Prefettura di Bari. Ma in queste note non vogliamo entrare dettagliatamente nell’analisi di quei giorni, nelle dichiarazioni che furono fatte, nell’atmosfera politica, nelle proteste sociali di piazza con migliaia di baresi, nella diffamazione da parte dell'establishment locale del ragazzo assassinato a 18 anni e che sognava UN’ALTRA COSA.
Non sognava certo di ascoltare al Piccinni quella "nuova" proposta storico revisionista - programmatica del veltroniano, sempre più accentratore sindaco di Bari Emiliano sul quale tanto ci si illudeva (tempo fa ripulì la statua del fascista Di Crollalanza... da non credersi o da ben intendere...) con la sua corte – fatta qualche rara eccezione – di assessori doppiolavoristi e professionisti della Bari bene ( saranno - a parer loro in politica- il meno peggio  di Bari ma son già camaleonti). Non sognava Benny nemmeno di essere ricordato e strumentalizzato dall' onorevole Vendola : governatore della Puglia - parlamentare della Nazione Flic Floc - poeta (sic, ci disse tempo fa quella testa scombinata di poeta autentico nostrano che è Tommaso Di Ciaula): invero chi sugli ideali di Benny e con l’incanto dei bei discorsi si è arricchito - imborghesito e si è costruito un mito autoreferente lontano dalle periferie e dagli ultimi ,  un mito astutamente modellato  con un'immagine di cattolico praticante - comunista (confusione culturale evidente a studiarlo bene), e si sa quanto i miti siano utilizzati dal Potere dominante che teme le organizzazioni  che coinvolgono responsabilmente la gente, preparano nelle periferie menti critiche e attente al reale,  non certo teme i Garibaldi di turno da strumentalizzare per il dominio egemonico di pochi su molti. Avrebbe sicuramente disprezzato la nuova appendice  dei  forchettoni rossi così presenti in platea (consiglieri di circoscrizione, comunali, provinciali, regionali, presidenti delle municipalizzate, tutti con più stipendi e gettoni di presenza), quelli che con le sue canzoni si vestono nel doppiopetto di lor signori, i carrieristi della politica (presenti ormai democraticamente di qui, di là a destra e al centro da sempre perché sempre governarono), i giornalisti giullari perlopiù di chi comanda: gli sciacalli che usano, illudono, manipolano, addormentano e controllano i più semplici che rimangon sempre sudditi, sottraendo loro tempo, vita e dignità...

                                     
Chi muore giovane è caro agli dei 
                                          Du monde blu, Benedetto...
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