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Benedetto Petrone nel ricordo della sorella Porzia Stampa E-mail
Scritto da Enrica Simonetti   
domenica, 02 dicembre 2007 20:53


«Correte, Benedetto è caduto, si è
fatto male...». Trent’anni dopo, Po r z i a  Pe t r o n e non riesce a dimenticare quel grido. Era lunedì - racconta -

 erano le otto di sera e a Bari Vecchia la voce passava di

sottano in sottano. A quell’ora Benedetto

era già morto, non certo per una caduta,

ma ucciso perché «comunista». La notizia

arrivò come una bomba nella casa a

tre piani, piccola ma sempre piena di

gente, tra i fratelli e le sorelle, otto in

tutto, nove con lui, più il padre e la mad

re.

Oggi Benedetto Petrone avrebbe avuto

48 anni. Sua sorella Porzia, 56 anni, piange

ancora mentre pronuncia il suo nome.

E’ lei che lo ha cresciuto «come si usava

un tempo, quando le sorelle maggiori

avevano il compito di crescere i bambini

». In casa, Porzia ha un piccolo «museo

» dedicato a Benny: ecco i suoi pantaloni,

due libri del ‘77, un quaderno di

scuola, i ritagli dei giornali, le foto sbiadite

dei funerali. «Era intelligente Benny,

era tutto quello che io non potevo essere.

T rent’anni fa qui le donne non si occupavano

di politica, non studiavano. Lui

avrebbe finito presto la scuola di ragioneria,

lui suonava la chitarra, lui capiva

tante cose. E con il suo gruppo di amici

sognava una Bari Vecchia diversa... noi

siamo ancora qui non ci siamo mossi

verso altri quartieri ma tante volte io

penso che lui già trent’anni fa diceva cose

che oggi si sono avverate, diceva di risanare

la città vecchia senza svuotarla

dalla sua gente...».

La madre di Benedetto Petrone è morta

poco tempo fa, suo padre invece dieci

anni dopo di lui. Una delle sorelle gestisce

un fruttivendolo della città vecchia. Benedetto

avrebbe oggi anche tanti nipoti.

Porzia un po’ di tempo fa ha aperto la

scatola dei ricordi di Benedetto e ha raccontato

tutto ai suoi 5 figli: «Oggi i tempi

sono cambiati ma voglio che sappiano e

che conoscano Benedetto», dice la sorella,

senza riuscire a trattenere le lacrime.

«Eravamo una bella famiglia», racconta

Porzia. Spesso ripete in dialetto il detto

«Dopo morti sono tutti buoni...», cercando

di non incensare troppo il fratello, ma

le è impossibile e ricorda che «Benedetto

sorrideva sempre, ogni volta che lo guardavi

e credeva a quello che faceva». Nella

casa di Arco Spirito Santo, si mangiava

giù nel sottano, mentre al secondo piano

dormivano i figli e sopra, al terzo, i genitori,

con l’ultimo nato. «In casa nostra

c’era sempre un ultimo nato», dice Porzia.

Poi è arrivata la notizia della morte,

quel lunedì sera. I funerali, gli abbracci,

ma anche le polemiche e la fine di tutto.

Oggi, tra i vicoli circolano di sera molti

ragazzi, molti scooter, molto denaro e

tante altre cose lontane dal mondo che

Benny vedeva. Eppure, chissà se qualche

ragazzo, tra una birra e l’altra, non possa

credere in qualche sogno. Come Benedetto,

30 anni dopo.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 novembre 2007 p. 6
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