grido. Era lunedì - racconta -
erano le otto di sera e a Bari Vecchia la voce passava di
sottano in sottano. A quell’ora Benedetto
era già morto, non certo per una caduta,
ma ucciso perché «comunista». La notizia
arrivò come una bomba nella casa a
tre piani, piccola ma sempre piena di
gente, tra i fratelli e le sorelle, otto in
tutto, nove con lui, più il padre e la mad
re.
Oggi Benedetto Petrone avrebbe avuto
48 anni. Sua sorella Porzia, 56 anni, piange
ancora mentre pronuncia il suo nome.
E’ lei che lo ha cresciuto «come si usava
un tempo, quando le sorelle maggiori
avevano il compito di crescere i bambini
». In casa, Porzia ha un piccolo «museo
» dedicato a Benny: ecco i suoi pantaloni,
due libri del ‘77, un quaderno di
scuola, i ritagli dei giornali, le foto sbiadite
dei funerali. «Era intelligente Benny,
era tutto quello che io non potevo essere.
T rent’anni fa qui le donne non si occupavano
di politica, non studiavano. Lui
avrebbe finito presto la scuola di ragioneria,
lui suonava la chitarra, lui capiva
tante cose. E con il suo gruppo di amici
sognava una Bari Vecchia diversa... noi
siamo ancora qui non ci siamo mossi
verso altri quartieri ma tante volte io
penso che lui già trent’anni fa diceva cose
che oggi si sono avverate, diceva di risanare
la città vecchia senza svuotarla
dalla sua gente...».
La madre di Benedetto Petrone è morta
poco tempo fa, suo padre invece dieci
anni dopo di lui. Una delle sorelle gestisce
un fruttivendolo della città vecchia. Benedetto
avrebbe oggi anche tanti nipoti.
Porzia un po’ di tempo fa ha aperto la
scatola dei ricordi di Benedetto e ha raccontato
tutto ai suoi 5 figli: «Oggi i tempi
sono cambiati ma voglio che sappiano e
che conoscano Benedetto», dice la sorella,
senza riuscire a trattenere le lacrime.
«Eravamo una bella famiglia», racconta
Porzia. Spesso ripete in dialetto il detto
«Dopo morti sono tutti buoni...», cercando
di non incensare troppo il fratello, ma
le è impossibile e ricorda che «Benedetto
sorrideva sempre, ogni volta che lo guardavi
e credeva a quello che faceva». Nella
casa di Arco Spirito Santo, si mangiava
giù nel sottano, mentre al secondo piano
dormivano i figli e sopra, al terzo, i genitori,
con l’ultimo nato. «In casa nostra
c’era sempre un ultimo nato», dice Porzia.
Poi è arrivata la notizia della morte,
quel lunedì sera. I funerali, gli abbracci,
ma anche le polemiche e la fine di tutto.
Oggi, tra i vicoli circolano di sera molti
ragazzi, molti scooter, molto denaro e
tante altre cose lontane dal mondo che
Benny vedeva. Eppure, chissà se qualche
ragazzo, tra una birra e l’altra, non possa
credere in qualche sogno. Come Benedetto,
30 anni dopo.