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Il delitto di Bitonto: un giallo di Gianrico Carofiglio |
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Scritto da Gianrico Carofiglio
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mercoledì, 02 gennaio 2008 14:48 |
Uno scrittore, un giallo. Il delitto di BitontoLO STRANO NASCONDIGLIO DI MARIAPer due giorni polizia e carabinieri battono la zona con i cani, che fiutano l' odore della bambina solo nelle immediate vicinanze dell' incrocio; ciò significa che Maria Mirabela, da quell' incrocio non si è allontanata a piedi. La prima ipotesi investigativa è quella della pedofilia ed è nelle abitazioni di personaggi con quel tipo di precedenti che vengono effettuate, senza nessun risultato, le prime perquisizioni. Le intercettazioni E' a tre giorni dalla scomparsa della bambina che gli investigatori cominciano a notare una serie di stranezze nel comportamento dei genitori, che non sembrano affatto addolorati o preoccupati. Muta così la rotta dell' indagine e partono le intercettazioni dei telefoni cellulari del padre di Maria Mirabela e di un sedicente zio della bambina, rivelatosi in seguito una specie di capo tribù con oscuri coinvolgimenti in vari traffici illeciti. Dopo due giorni gli investigatori capiscono però che l' interprete - una signora rumena che chiameremo d' ora in poi, convenzionalmente, Ileana - non è in grado di garantire una traduzione tempestiva e attendibile. Le conversazioni sui telefoni intercettati si svolgono infatti in un idioma misto, a cavallo fra lingua rumena e lingua rom; di questa seconda, Ileana non ha che una conoscenza vaga e superficiale. A questo punto appare sulla scena dell' indagine un personaggio che influenzerà in modo imprevedibile e drammatico gli avvenimenti delle settimane e dei mesi successivi. Si tratta di Anna (anche questo è un nome convenzionale), poliziotta di etnia rom, in servizio presso una questura del nord. Anna viene distaccata a Bari e da quel momento si dedica, letteralmente giorno e notte, all' ascolto e alla traduzione delle conversazioni intercettate. Lavora con Ileana e le due diventano inseparabili. Le traduzioni Con l' arrivo di Anna, l' indagine ha uno scatto brusco e drammatico. Dai telefoni risulta che la bambina è viva, nelle mani di un' altra tribù nomade, che i genitori ne sono perfettamente consapevoli e che si preoccupano soprattutto di depistare le indagini in corso. In più occasioni, viene chiesto ad Anna e a Ileana se siano sicure delle traduzioni e dunque, dell' incredibile significato delle conversazioni. Le due interpreti ostentano sicurezza: il senso delle conversazioni è chiarissimo, Maria Mirabela è viva e i suoi familiari sanno quantomeno chi sono le persone che l' hanno presa. Forse molto di più. Qualche giorno dopo l' inizio delle intercettazioni del caso comincia a occuparsi la trasmissione televisiva Chi l' ha visto? che, in due puntate consecutive, dedica lunghi servizi al mistero della piccola Mirabela. Arrivano diverse segnalazioni di avvistamento che almeno in due casi appaiono attendibili e convincono gli investigatori che Maria Mirabela è nelle mani di una comunità nomade del Nord Italia e che viene utilizzata in condizioni di semi schiavitù per chiedere l' elemosina ad automobilisti e passanti. Sempre in quei giorni gli inquirenti rintracciano e sentono a verbale un rumeno di nome Marius, abitante a Bitonto, dove da anni lavora come stalliere. Marius racconta a poliziotti e pubblico ministero che il padre di Mirabela, nelle settimane precedenti alla scomparsa era molto preoccupato per un debito di parecchi milioni contratto con dei pericolosi connazionali. Il debito saldato Questo stato di grave preoccupazione era improvvisamente e incomprensibilmente cessato subito dopo la scomparsa della bambina. Le dichiarazioni di Marius sembrano confermare in pieno la prima impressione degli investigatori e forniscono una vera a propria chiave di lettura di tutta la vicenda. La piccola Mirabela era stata ceduta ad un' altra comunità rom in pagamento del debito contratto dal padre e la falsa denuncia di smarrimento si era resa necessaria perché la bambina era molto conosciuta anche da alcuni assistenti sociali. La sua assenza non sarebbe certamente passata inosservata. Il 9 dicembre il padre della bambina chiama l' ispettore responsabile della squadra di polizia giudiziaria di Bitonto e gli comunica di aver ritrovato casualmente, a qualche centinaio di metri dall' incrocio della scomparsa, uno scarponcino di Maria Mirabela. L' ispettore si precipita sul posto e constata che lo scarponcino è asciutto, collocato su erba normalmente cresciuta, in un campo che era stato *** I l 13 novembre 1999, la piccola Maria Mirabela Rafailà, detta Mona Lisa, si trova ad un incrocio nell' estrema periferia di Bitonto. A quell' incrocio, tutti i giorni da alcune settimane chiede l' elemosina agli automobilisti di passaggio, insieme alle due sorelle maggiori. Poco dopo mezzogiorno le sorelle si allontanano per andare a fare la pipì. Al loro ritorno, due o tre minuti dopo, Mona Lisa è scomparsa. *** battuto a lungo e senza alcun successo dalle unità cinofile. Insomma tutto lascia supporre che lo scarponcino sia stato collocato in quel campo in un momento di molto successivo alla scomparsa, in un grossolano tentativo di inquinare le indagini. Gli arresti Poco prima di Natale i genitori della bambina e il sedicente zio vengono arrestati. Gli investigatori si aspettano che i tre, una volta messi di fronte alla mole imponente di prove raccolte contro di loro, cambino atteggiamento, collaborino e consentano la liberazione della bambina. Questo non accade. I tre negano tutto, contestano la traduzione delle intercettazioni, sostengono che le interpreti abbiano completamente travisato il senso dei loro discorsi. Anna e Ileana intanto continuano a lavorare senza sosta. I telefoni sotto intercettazione continuano infatti ad essere utilizzati da altri membri della comunità rom per trattare - stando a quanto riferiscono le due interpreti - affari illeciti tanto colossali quanto imprecisati. E' evidente a questo punto che qualcosa non va, nel comportamento delle due donne. Anna ed Ileana fanno mondo a se. Trascorrono tutto il giorno e buona parte della notte in sala intercettazioni e paiono a tutti sempre più stanche, confuse, strane. Una mattina - sono passate diverse settimane dagli arresti - si presentano dal pubblico ministero e, in evidente stato confusionale gli comunicano che dalle ultime intercettazioni emergerebbe un complotto internazionale di vaste proporzioni, del quale farebbero parte anche alcuni dei poliziotti che fino a quel momento hanno seguito l' attività di indagine, oltre a imprecisati membri dei servizi segreti. La mattina dopo, le due vengono esonerate dall' incarico. La poliziotta Anna viene collocata in malattia, con una diagnosi di esaurimento nervoso. Lei ed Ileana vengono indagate per calunnia aggravata e continuata. I tre nomadi arrestati, pur rimanendo oscuri molti aspetti del loro comportamento, vengono rimessi in libertà su richiesta dello stesso pubblico ministero e l' indagine, quasi tre mesi dopo la scomparsa della bambina, ricomincia letteralmente da zero. A lcune settimane dopo questi drammatici sviluppi un allevatore di Bitonto telefona al commissariato e in stato di agitazione comunica di aver trovato il corpo di una bambina. Quando il pubblico ministero e i poliziotti arrivano sul posto si trovano di fronte a una scena terribile quanto inattesa. La bambina è raggomitolata in un letto pieghevole. Sotto il materasso. Ai bordi di una stradina di campagna distante solo qualche centinaio di metri dal luogo della scomparsa. E il suo corpo è misteriosamente mummificato. L' autopsia consente di accertare che la morte si è verificata poco dopo la scomparsa e che probabilmente il corpo è sempre stato nel luogo del rinvenimento, ma non riesce a dire se vi sia stata violenza sessuale, non riesce a indicare la causa della morte né a spiegare la mummificazione, difficilmente compatibile con una lunga permanenza del corpo all' aria aperta. E poi si chiedono tutti gli investigatori se il corpo è lì dal momento della scomparsa, come mai i cani non lo hanno fiutato? Difficile rispondere, e a complicare il quadro contribuiscono le dichiarazioni delle poche persone che nel corso dei mesi hanno avuto occasione di passare per quella stradina di campagna. Alcuni ricordano che quella rete di letto piegata con dentro il materasso è lì da molto tempo; altri sostengono che qualche settimana prima non c' era, o comunque non ricordano di averla vista. Si ritorna all' ipotesi del rapimento da parte di un pedofilo. Vengono controllati i fascicoli di tutti i soggetti della provincia con precedenti per reati a sfondo sessuale e con l' aiuto degli esperti dell' Unità di Indagine sul Crimine Violento della Polizia viene stilato un profilo psicologico del maniaco omicida. Il vigile caparbio Trascorrono alcune settimane punteggiate da falsi allarmi e da un crescente scoraggiamento da parte degli investigatori. Poi, un pomeriggio di fine maggio, l' ultima drammatica svolta di una indagine maledetta. Poliziotti e pubblico ministero vengono chiamati dal comandante della polizia municipale di Bitonto. C' è un vigile urbano che, come molti altri, ha preso a cuore il caso della piccola Mirabela. Tutti i giorni, durante il suo turno di servizio, fa un passaggio nel luogo del ritrovamento del corpo. Gli è stato detto che alcuni maniaci ritornano sul luogo del crimine, o anche nel luogo dell' occultamento del cadavere, per rivivere la sensazione di folle potenza legata allo stupro e all' uccisione. Quel pomeriggio la costanza del vigile urbano viene premiata. Su quella stradina di campagna - una stradina dove è impossibile capitare per caso - proprio in corrispondenza del punto in cui è stato ritrovato il corpo di Maria Mirabela, c' è una macchina parcheggiata. All' interno un uomo solo, con i pantaloni calati, intento a masturbarsi. Il vigile chiama rinforzi e procede al controllo. L' uomo oppone resistenza, cerca di scappare ma viene bloccato e accompagnato in ufficio. Il soggetto corrisponde quasi perfettamente al profilo psicologico elaborato nelle settimane precedenti: non si è mai sposato, ha abitato per buona parte della sua vita con una madre anziana, adesso vive solo, esercita una professione sanitaria, mostra chiari segni di un equilibrio mentale precario e trascorre - come lui stesso riferisce agli investigatori - il suo tempo libero girando in macchina, senza meta e senza ragione per le strade della provincia. Soprattutto viene da un paese lontano cinquanta chilometri da Bitonto e non sa spiegare come e per quale motivo si sia appartato in quella stradina sperduta. Sembra il sospetto ideale, ma a suo carico ci sono solo congetture e una denuncia per atti osceni in luogo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale. Si decide allora di perquisirgli la casa, alla ricerca di qualcosa che possa ricollegarlo alla bambina o, almeno, ad altri reati a sfondo sessuale. Foto pedopornografiche, per esempio. La doppia casa Quando i poliziotti entrano nell' abitazione - uno dei due appartamenti di una palazzina a un piano - rimangono però subito e per l' ennesima volta delusi. La casa è pulitissima, ordinata, con pochi mobili, pochi oggetti, pochissimi abiti, cucina vuota, e niente di rilevante per l' indagine. Quando stanno già per andare via, un ispettore, senza una ragione particolare, chiede al sospetto chi abiti nell' altro appartamento della palazzina. Quello comincia ad agitarsi, dice che l' appartamento è disabitato, fa insospettire i poliziotti che bussano ripetutamente, senza che nessuno venga ad aprire, pur essendo ormai notte fonda. Quando gli agenti decidono di sfondare la porta, il sospetto si decide a tirare fuori una chiave e apre la porta del secondo appartamento. Che è la sua vera abitazione, quella dove dorme, dove trascorre il suo tempo. C' è un tanfo terribile. Ci sono oggetti di ogni tipo sparsi in un disordine folle e pauroso. Ci sono libri di esoterismo e magia nera. Ci sono secchi pieni di urina conservati nel soggiorno, nella cucina, nella stanza da letto. La perquisizione è accuratissima, quando termina è ormai giorno, ma ancora una volta nessun indizio di reati e nessun elemento concreto che colleghi quest' uomo alla morte della piccola Maria Mirabela. Nelle settimane successive la vita dell' inquietante personaggio viene letteralmente passata al setaccio. Acquisizioni di tabulati telefonici, intercettazioni, pedinamenti, indagini patrimoniali. Un lavoro investigativo capillare e quasi ossessivo, alla fine del quale, molto tempo dopo, la situazione è identica a quella di quella sera di maggio. Sospetti, congetture, ipotesi, e non un solo elemento di prova. La lunga attesa Maria Mirabela è scomparsa ormai più di otto anni fa. Anna e Ileana sono state condannate in primo grado per calunnia, dopo che una perizia accuratissima ha evidenziato l' incredibile sequenza di errori e fraintendimenti delle loro traduzioni. Il padre di Maria Mirabela è stato condannato in primo grado per abbandono di minore. L' assassino è senza volto, e libero. Per alcuni poliziotti il fascicolo della bambina è diventato una quieta ma inguaribile ossessione. Nessuno di loro lo dice, agli altri. Ma ognuno di loro lo sa. L' indagine non è finita. * * * La vicenda Quel corpo abbandonato a 300 metri : La sparizione La mattina del 13 novembre 1999 Maria Mirabela Rafailà, 7 anni, stava mendicando, insieme alle sorelle più grandi, al semaforo dell' incrocio tra la provinciale 98 e la strada che porta da Bitonto (Bari) a Palo del Colle. Le due sorelle si allontanano e quando tornano Maria non c' è più. Il ritrovamento Il corpo della bambina viene ritrovato, mummificato, il 30 marzo 2000. E' in una stradina di campagna, a poco più di 300 metri dal luogo dove Maria era stata vista l' ultima volta, incastrato dentro una branda pieghevole. Probabilmente è morta il giorno stesso della sua scomparsa. La scoperta viene fatta da un pastore. Gli arresti Prima del ritrovamento del corpo della bimba erano finiti in carcere, e poi liberati, i genitori di Maria, che erano stati sospettati di aver «venduto» la piccola ad un' altra tribù per liberarsi di un debito. * * * Personaggi e interpreti Maria Mirabela Rafailà *** la vittima *** Sette anni, sta chiedendo l' elemosina su una strada alla periferia di Bitonto insieme alle sorelle, quando scompare misteriosamente * * * Gheorghe Rafailà il padre Viene arrestato poco prima del Natale 1999: gli investigatori pensano che abbia venduto la figlia ad un' altra tribù per far fronte ad un grosso debito * * * Ileana Rafailà la madre Viene arrestata insieme al marito e, con lui, rilasciata poco dopo, quando si capisce che le traduzioni delle intercettazioni sono sbagliate * * * L' uomo doppio la perquisizione Un vigile urbano ha bloccato sul luogo del ritrovamento del corpo un uomo con una personalità inquietante. E una doppia casa * * *
L' Autore Gianrico Carofiglio, nato a Bari nel 1961, magistrato, ha esordito nella narrativa per Sellerio nel 2002 con «Testimone inconsapevole», seguito da «Ad occhi chiusi» (2003) e «Ragionevoli dubbi» (2006), tradotti in tutto il mondo. Protagonista dei romanzi l' avvocato Guerrieri. *** Ha vinto numerosi premi, tra cui il Bancarella 2005 con «Il passato è una terra straniera». Dai suoi lavori sono stati tratti film tv. E' in libreria «L' arte del dubbio», il volume rivolto a magistrati ed avvocati sulle tecniche di interrogatorio * * *
Carofiglio Gianrico
Fonte:
Pagina: 022/023(30 dicembre, 2007) - Corriere della Sera
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