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Punta Perotti sul Corriere Stampa E-mail
Scritto da Carlo Vulpio   
giovedì, 30 marzo 2006 00:00

fonte: sito del Corriere

BARI—Nel ventre della Saracinesca, i tre palazzi abusivi da trecentomila metri cubi conosciuti come l’ecomostro di Punta Perotti, sta per essere piazzata «la provvidenziale dinamite», come chiedeva in un editoriale del Corriere della Sera, l’8 giugno 2000, Guido Vergani. Domenica mattina, la prima implosione. Poi le altre due, il 23 e il 24 aprile.

I palazzi sono stati già impacchettati, l’impresa che li farà accartocciare su se stessi è pronta, le misure di sicurezza sono state studiate nei dettagli, mac’è ancora un piccolo se. Questo: se oggi, o al più tardi domani, il giudice civile respingerà l’ultimo assalto legale del gruppo Matarrese, che ha presentato un ricorso d’urgenza perché giudica illegittimo «l’abbattimento dei palazzi in quanto beni pignorati», la dinamite potrà fare il suo lavoro. In caso contrario, la Saracinesca sopravvivrà. Forse non per sempre, ma nessuno potrà dire per quanto.

Tutti, o quasi, a Bari, ci speravano. Ma non hanno mai creduto che «veramente» si potesse arrivare ad abbattere quei tre bestioni di cemento sul lungomare, che sono perpendicolari alla costa e cancellano l’orizzonte. Adesso però che tutto è pronto e che (quasi) ci siamo, ecco che anche la scettica e disincantata Bari vuol godersi lo spettacolo. E scende nella piazza in cui sibilerà la lama della ghigliottina più con la morbosità della donnina che non vuol perdersi le teste rotolanti mentre lavora all’uncinetto, che non con il cuore in subbuglio di chi va a fare ciò che deve esser fatto, ma non avrebbe mai voluto farlo. Barcaroli e pescivendoli, parcheggiatori e ambulanti, faranno il loro mestiere come nel giorno del santo patrono. La gente, se ne prevede tanta, sono giorni che cerca un pass in più, per l’amico o la fidanzata. Mentre i politici fanno a gara a chi si è «battuto» di più affinché si arrivasse al fausto giorno di domenica 2 aprile.

Lo spettacolo, insomma. Con decine di cineasti a corto di idee, che piazzeranno le telecamere in tutti i punti possibili per fare «una grande opera collettiva», cioè Punta Perotti che crolla da tutte le angolature, «come il film Zabriskie Point». Niente di meno. E i siti internet allestiti per l’occasione? Visitatissimi, anche da illustri navigatori. Come Massimo D’Alema per esempio, che partecipa al gioco sul web «50 euro (veri) per acquistare una suite (virtuale) di Punta Perotti» e contribuire così a comprare un albero.

Ma c’è chi ricorda che nessuno di tutti quelli che oggi chiamano al Gran Giorno hanno mai pronunciato una sola parola, anche solo un brontolio, contro le lottizzazioni e le autorizzazioni e persino le «leggi ad hoc» che partorirono il Mostro. Che non è stato un regalo della sola destra o della sola sinistra, ma di entrambe.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ricorda il giorno in cui Silvio Berlusconi guardò la Saracinesca e disse che andava demolita «punto e basta», l’ha capito che c’è poco da suonare fanfare. E si è «dissociato» dai suoi amici «in festa» con un manifesto, che verrà affisso oggi, in cui onestamente riconosce il merito di questo risultato a quelle associazioni e a quelle persone che «trasversalmente » e controcorrente credettero che si doveva cancellare Punta Perotti dall’orizzonte di Bari.


Carlo Vulpio
30 marzo 2006



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