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Peter Brook dal Mahabharata a King Lear a Gurdjieff.. |
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Scritto da Sebastiano Gernone
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venerdì, 04 aprile 2008 19:01 |
CINECLUBGRAUCO ROMA WWW.GRAUCOCINECLUB.IT
CINECLUBGRAUCO, VIA PERUGIA 34(PIGNETO) ROMA PERSONALE: PETER BROOK Ore 17.00 – IL MAHABHARATA: IL GIOCO DEI DADI, di Peter Brook, Prima parte. 1989 ( 95’ ) v.o.sott.it. Il Poema più ampio della letteratura epica mondiale, composto da 18 libri, testi raccolti tra il II e III secolo. Uno dei suoi nuclei racconta le gesta di due corrotte frange rivali, i Barata contro i Kauvaras. Brook e Jean Claude Carriere scrissero un testo teatrale nel 1985 che, quattro anni dopo, divenne un film in tre parti. Questa è la Prima , in cui s’introducono i personaggi e la causa del conflitto. Ore 19.00 – KING LEAR, di Peter Brook 1971 ( 130’ ) v.o.sott.ital. Cast: Paul Scofield (Re Lear), Irene Worth (Gonerie), Susan Engel (Regan), Annelise Gabold (Cordelia), Jack Mac Gowran (Fool), Alan Webb (Gloucester). Soggetto W.Shakespeare. Fotografia Henning Kristiansen***. Una lettura superlativa. Imperdibile! Ore 21.15 – INCONTRI CON UOMINI STRAORDINARI, di Peter Brook, 1979, v.o.ingl.sott. it. Cast: Dragan Maksimovič (Gurdjieff adulto), Mikica Dimitrijevič (ragazzo), Warren Mitchell (suo padre), Terence Stamp (Principe Ludovedsky), Natasha Parry (Vitviskaia), Colén Blakely (Tamil). Script: Jeanne de Salzmann e P. Brook. Foto: Gilbert Taylor. Film dedicato a George Ivanovitch Gurdjieff (1877-1949), noto insegnante spirituale greco-armeno. Il film fu girato in collaborazione con J. de Salzmann, discepola di Gurdjieff, e racconta la ricerca giovanile del Maestro lungo tutto il Medio Oriente, a contatto con l’antico pensiero, che dava uno scopo alla vita umana. Peter Brook. Londra 1925. E’ essenzialmente un uomo di teatro che ha contribuito molto a modificare la scena del teatro moderno, ma a lui si devono anche interessanti incursioni nel cinema “Il Masnadiero” del 1953 con Laurence Oliver. Il bellissimo “Moderato cantabile” con testo di Margherite Duras del 1960. “Il Signore delle mosche” del 1963. “Marat Sade” del 1967. “Re Lear” del 1971. “Incontri con uomini straordinari” del 1979. “Carmen” del 1983. “Il Mahabharata” del 1989. Potete vederlo anche nel film di Al Pacino “Riccardo III, un uomo, un Re” del 1996. Incontri con uomini straordinari di Peter Brook a cura di Sebastiano Gernone Incontri con uomini straordinari: un film con la regia di Peter Brook [e Jeanne de Salzmann] New York: 1979 [1 ora e 50 min.]. Cast: Dragan Maksimovic (Gurdjieff), Terence Stamp (Principe Ludovedsky), Mikica Dimitrijevic (G.ff ragazzo), Athol Fugard (Professore Skridlov), Warren Mitchell (padre di G.), Natasha Parry (Vitviskaia), Colin Blakely (Tamil), Gregoire Aslan (prete armeno), Tom Fleming (Padre Giovanni), Andrew Keir (Priore del Monastero). Un film singolare di P. Brook allievo della scuola iniziatica di George Ivanovitch Gurdjieff(1877?–1949), noto insegnante spirituale greco - armeno. Il film fu girato in stretta collaborazione con Jeanne de Salzmann collaboratrice di G., e contiene la storia raccontata nell’autobiografia di Gurdjieff della sua ricerca giovanile lungo tutto il Medio Oriente, di un contatto con antiche tradizioni di saggezza e di una comprensione definita dello scopo della vita umana. Esso include una sorprendente dimostrazione dei Movimenti rivelati dal maestro armeno, la sola autentica dimostrazione che sia disponibile al pubblico. Il film racconta gli anni giovanili di G.I. Gurdjieff (1877? – 1949) , maestro di vita tra i maggiori del secolo XXmo. E’ un film, ovviamente, che si lega a Peter Brook e ci fa conoscere ancor più lo stesso artista nella sua complessità. Il punto in comune tra Gurdjieff e Brook è la ricerca della verità, del significato dell’esistenza in tutta la sua profondità. Gurdjieff dedicò tutta la sua giovinezza viaggiando con altri seekers (ricercatori del vero) in Medio Oriente e Asia contattando scuole iniziatiche sufi, buddiste, confraternite segrete. Dopo anni di ricerca e sperimentazione G.ff iniziò a presentare la sintesi di tutti gli insegnamenti ricevuti, sincretismo di antichi tradizioni sacre - a Mosca e Pietroburgo, promuovendo un Istituto per lo sviluppo armonico dell’essere umano che iniziò a diffondere quel che viene definito sentiero della Quarta Via. E’ un percorso di ricerca umana che si differenzia dalle altre tradizionali Tre Vie, vale a dire quelle del monaco, del fachiro e dell’intellettuale che indirizzano i propri sforzi nelle singole direzioni dell’Emozione, del Corpo, dell’Intelletto, mentre la Quarta Via combina e equilibra i tre aspetti in una ricerca interiore che non si allontana dal mondo esteriore, ma si sforza di sviluppare e cristallizzare il Se interiore. A ben vedere è l’insegnamento fondamentale del ricordo interiore, la natura più profonda dell’uomo già proposta con tecniche e parabole diverse dai maestri del passato (Socrate, Gesù, Buddha, Maometto per citare i più noti), e nel secolo appena trascorso fu veicolato appunto da Gurdjieff , Ramana Maharshi, Mehr Baba, Osho Rajneesh, e da altri… Jeanne de Salzmann e Henri Tracol curatori dell’edizione francese di Incontri con uomini straordinari e strettamente intrecciati all’insegnamento di G., scrissero che “Gurdjieff era un maestro. Questa nozione di maestro, così comune in Oriente,non è praticamente afferrata in Occidente. Non evoca niente di preciso, il suo contenuto è molto vago, per non dire sospetto…La funzione di maestro (in Oriente,ndr) non si limita all’insegnamento delle dottrine, ma significa una vera incarnazione della conoscenza, grazie alla quale il maestro può provocare un risveglio e, per la sua stessa presenza, aiutare l’allievo nella sua ricerca…” Peter Brook era appunto alla ricerca nei primi anni ’50 del senso profondo della vita, e a Parigi incontrò la scuola iniziatica di Gurdjieff a cui si legò, impregnando ancor più la sua attività creativa teatrale e cinematografica. Brook non è un’artista al servizio del mercato, non scrive, interpreta testi per quel che definì teatro mortale ma pone la sua creatività al servizio dell’uomo alla ricerca di “poesia, nobiltà, bellezza, magia”. Una ricerca non facile quella di conciliare ricerca della verità e lavoro artistico, con molti dubbi di cui scrive nella sua autobiografia; perplessità che pose alla stessa Jeanne De Salzmann che guidò il gruppo di amici di Gurdjieff dopo la sua scomparsa. Da queste riflessioni nacque la decisione di rappresentare al teatro, al cinema, nei suoi scritti una forma sacra di arte, così come scrisse per il teatro visionario di Grotowski “il teatro non può essere fine a se stesso, ma, come la danza o la musica per certi ordini dervisci, è un veicolo, uno strumento per uno studio, un’esplorazione di sé…” La tradizione di ricerca, la fonte e la costante a cui attinge Peter Brook è quella di Gurdjieff, in una ricerca di spoliazione, sottrazione ancor più chiara nelle sue ultime rappresentazioni. Sebastiano Gernone Grauco Film Ricerca Bibliografia: P.Brook, Lo spazio vuoto, Roma, Bulzoni, 1998; G. I. Gurdjieff , Incontri con uomini straordinari, Adelphi ,1993 Sitografia: www.peterbrook.net; http://www.gurdjieff-italia.org/ http://www.youtube.com/watch?v=ehYvqsygywY&eurl=http%3A%2F%2Flalternativaisaia%2Eblogspot%2Ecom%2F2009%2F07%2Fincontri%2Dcon%2Duomini%2Dstraordinari%2Ehtml&feature=player_embedded
http://espresso.repubblica.it/multimedia/5170972 Il tesoro di Grotowski
BROOK/CINEMA. DA THE BEGGAR’S OPERA A MAHABHARATA Uno dei massimi registi e teorici del teatro del Novecento, il britannico Peter Brook (Londra, 1925) ha ugualmente attraversato il cinema con una serie di opere, breve ma memorabile: film anomali, distanti tra di loro, spesso alieni rispetto al cinema coevo, quasi sempre sorretti da un’assoluta autonomia di ricerca e di visione. Fondativo e nutriente condizionamento del cinema di Brook è solo il suo rapporto con la scena: negli anni Cinquanta, mentre a Covent Garden dirige sorprendenti riduzioni del Doctor Faustus o del King Lear, è ancora il teatro che lo conduce allo schermo, con un lirico, avventuroso adattamento dell ’Opera del mendicante di John Gay; negli anni Sessanta, direttore della Royal Shakespeare Company, in scena sperimenta su testi di Anouilh e Genet, sullo schermo porta i silenzi durasiani e il ritmo ipnotico di Moderato cantabile. Se nel Signore delle mosche è lo stile secco e scabro del free cinema a guidare la cinepresa di Brook, il compimento maturo del suo cinema arriva col Marat-Sade da Peter Weiss, trasposizione di uno spettacolo che diventa parossistico gioco di specchi tra cinema, teatro e teatro-nel-teatro, dove dialogano la distanza di Brecht e la crudeltà di Artaud. Mahabharata segna l’incontro profondo tra Brook e la cultura indiana: una fascinazione affidata ad uno spettacolo di nove ore, ad una riduzione televisiva di sei, ad un film di tre, che sintetizza un poema epico quindici volte più ampio della Bibbia e riesce nel miracolo di produrre, nella massima stilizzazione, anche un’autentica emozione culturale e fantastica. Mahabharata, saggio più ambizioso e probabilmente più riuscito di teatro filmato contemporaneo, resta a tutt’oggi l’ultima opera di Brook per il cinema. THE BEGGAR’S OPERA (1953) Trascinante, bellissimo Laurence Olivier nel primo film di Brook: è il bandito che nel carcere di Newgate allestisce la rappresentazione in musica delle proprie gesta, e trova salvezza. Dalla tragicommedia di John Gay, è già teatro nel cinema. MODERATO CANTABILE (1960) Brook e la nouvelle vague: la borghese Jeanne Moreau vaga in preda a neri pensieri nella tetra banlieue, Belmondo fa l’operaio, si innamorano. Il testo iperletterario è di Marguerite Duras. IL SIGNORE DELLE MOSCHE (1963) Ragazzi inglesi, soli su un’isola deserta, regrediscono a una tribalità violenta e adorano una testa di cinghiale. Dal romanzo di William Golding, apologo atroce sull’anima umana e la sua illusoria evoluzione, tra Levi Strauss e Freud. MARAT/SADE (1967) Dal dramma di Peter Weiss, la messinscena dell’assassinio di Marat ad opera di Charlotte Corday allestita dai ricoverati del manicomio di Charenton: de Sade governa la mise en abyme feroce di razionalità, rivoluzione e follia. Con Patrick Magee e Glenda Jackson, all’esordio nel cinema. TELL ME LIES (1968) Docudrama nella Londra di fine anni Sessanta, che si interroga sugli avvenimenti della guerra in Vietnam e sui costi che è lecito pagare per un conflitto e la sua possibile “moralità”. Immagini di una città e una cultura extra - swinging, tormentato cinema verità. RE LEAR (1971) Dalla tragedia in versi e in prosa (1606) di William Shakespeare che il regista aveva già messo in scena a teatro nel 1962 con lo stesso P. Scofield e la Royal Shakespeare Company. Girato in esterni nello Jutland in un paesaggio desolato fatto di nebbia e di freddo, di neve e di fango, e negli interni coagulato intorno a scarni elementi scenografici del veterano Georges Wakhevitch (paglia, legno, fuoco dei focolari). Ancor più di Kozincev, Brook mette a partito la lettura che della tragedia fece il polacco Jan Kott in Shakespeare nostro contemporaneo (1961-64), accostandolo a Samuel Beckett e al suo Finale di partita: "... con tutta la pregnanza 'fisica' degli elementi primordiali, trovava il massimo della sua tensione nel grande silenzio nudo davanti al quale Lear urla il suo dolore" (Roberto Vaccino). Uno Scofield eccezionale. Senza musica. (Fonte Morandini – Zanichelli ed.) Crediti Anno: 1971 Durata: 137' MEETINGS WITH REMARKABLE MEN (1979) Film-viaggio iniziatico verso l’Afghanistan e intorno Salomè all’autobiografia di G.I.Gurdijeff, mistico caucasico che dopo una vita di studio e meditazione sviluppa la sua personale “via all’illuminazione”. LA TRAGEDIE DE CARMEN (1983) La Carmen di Brook, più inafferrabile d’ogni altra, è un trittico: tre diverse e successive versioni (di ottanta minuti l’una), tre diversi cast, un’unica scena che cambia e fonde in continuità esterni e interni. MAHABHARATA (1989) Un’appassionata ricerca figurativa, recitativa, stilistica per restituire in immagini il poema epico indiano: con ritmo disteso e molto gioco d’allusione si succedono conflitti, nascite, amori, magie, duelli, battaglie. Riduzione dell’allestimento presentato al Festival di Avignone nel 1985, con attori di sedici paesi diversi. www.cinetecadibologna.it/lumi/2002_2/brook.htm
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