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Camillo Berneri, intellettuale anarchico del Novecento Stampa E-mail
Scritto da Nico Berti   
martedì, 15 aprile 2008 17:28




Spunti di riflessione per il presente dalle intuizioni di Camillo Berneri.
L'accidentato percorso intellettuale del pensatore lodigiano nel volume di Stefano D'Errico «Anarchismo e politica»
Nico Berti


Fu nel ventennio cruciale dal 1917 al 1937 che Camillo Berneri, il maggiore intellettuale anarchico italiano del Novecento, visse la sua militanza: un percorso segnato dalla rivoluzione russa, dal crollo dell'Europa dinastica, dalla crisi della civiltà liberale e dall'avvento del fascismo e del nazismo, eventi che hanno ridisegnato il quadro della lotta politica e sociale dell'età contemporanea. Su questa sequenza Berneri - convinto che una radicale revisione della dottrina fosse necessaria, e che si dovesse mantenere un occhio di disincanto verso i problemi politici a fronte dei problemi etici - delineò progressivamente una concezione teoretica che era molto diversa rispetto al «tradizionale» approccio ideologico del movimento anarchico e che prendeva le mosse dalla necessità di fare i conti con il nuovo protagonismo delle masse e dalla consapevolezza che tale protagonismo era l'indice più evidente dell'irruzione del soggettivo e dell'irrazionale sulla scena della storia. La concezione di un progresso ordinato e pacifico del genere umano, idea che aveva confortato il paradigma positivistico ed evoluzionistico, era stata completamente stravolta, insieme alla convinzione di uno sviluppo razionale della trasformazione sociale.
La storia intellettuale di Berneri segue questo percorso accidentato e controverso, segnato da innumerevoli tentativi, tanto da poter dire che egli ha lasciato un'opera sterminata non per mole di scritti, ma per intuizioni e suggestioni. È una ricerca eclettica e possibilista, tesa a delineare una sintesi che saldi i principi supremi del liberalismo e del socialismo (libertà individuale e uguaglianza sociale) con il metodo offerto dai modelli del comunalismo, del federalismo, del sovietismo e del sindacalismo. In questo senso l'opera di Berneri merita ancora oggi di essere indagata per una riflessione teorica che apre nuovi spunti di attualità, e quindi ulteriori possibilità di riflessioni per l'anarchismo contemporaneo.
Considerato in questa luce, il recente volume di Stefano d'Errico Anarchismo e politica. Nel problemismo e nella critica all'anarchismo del ventesimo secolo, il «programma minimo» dei libertari del terzo millennio. Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri (Mimesis Edizioni, pp. 752, euro 48) arricchisce in modo decisivo la bibliografia berneriana perché si svolge su due direzioni: da un lato raccoglie in una grande antologia i più importanti scritti berneriani (analizzati sotto diverse prospettive), dall'altro tenta di estrapolare da questo materiale il suo potenziale creativo e progettuale. Si tratta perciò del tentativo più compiuto di delineare a tutto tondo la figura dell'anarchico lodigiano, un'opera insieme filologica, critica e argomentata, con un occhio rivolto ai problemi del presente.
In oltre settecento pagine d'Errico mette in luce, attraverso il pensiero e l'azione di Berneri, il problema decisivo (e mai risolto) dell'anarchismo: quello del rapporto fra lo stesso anarchismo e la politica. Egli fa propria la premessa berneriana che sosteneva la necessità di «un anarchismo attualista, vale a dire un farsi dell'anarchia nelle sue approssimazioni progressive attraverso opposizione e sintesi, un compromesso tra l'idea e il fatto, tra il domani e l'oggi, secondo una traccia che vede nelle deviazioni stesse la ricerca di una rotta migliore». Una ricerca, dunque, che oggi assume toni tali da richiamare, per certi versi, il fallibilismo popperiano e che rendono problematico tutto il discorso sul revisionismo, dal momento che il possibilismo anarchico può anche scadere in un libertarismo vago e inconcludente.
Grande merito di d'Errico è perciò quello di avere mantenuto un'attenzione rigorosa ai testi presentati, analizzandoli dall'interno, tentando cioè di coglierne tutte le possibili sfumature e valenze. Seguendo un percorso originale, d'Errico presenta l'analisi di Berneri sotto molteplici declinazioni: riflessioni sul fascismo, sul comunismo, sulla guerra di Spagna, sul marxismo e sul revisionismo marxista, sul collettivismo burocratico, sul militarismo, sull'operaismo, sull'ateismo, sull'agnosticismo, sulla violenza, sul nichilismo, sulla psicoanalisi, sull'epistemologia, sull'irrazionalismo, sull'umanesimo, sul lavoro, sulla pedagogia, sulla cultura proletaria. Segue il programma propositivo proposto da Berneri, programma che tocca anch'esso innumerevoli problemi, dal sovietismo al federalismo, dal comunalismo al rapporto fra l'anarchismo e il socialismo liberale (e dunque i confronti con Gobetti e Rosselli), dal problema delle alleanze all'individualismo, all'astensionismo elettorale. Nella terza parte infine D'Errico analizza i problemi di carattere biografico e le interpretazioni maggiori su Berneri.


   Fonte: Il Manifesto 9 aprile p. 13
 
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