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La rabbia d’amore di Pier Paolo Pasolini |
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Scritto da Sebastiano Gernone
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martedì, 09 settembre 2008 15:52 |
La rabbia d’amore di Pier Paolo Pasolini
Sebastiano Gernone "Cos'è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come "normale", privo della eccitazione e dell'emozione degli anni di emergenza. L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l'abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica." Pier Paolo Pasolini
Al Pigneto, quartiere di Roma e location principale del film pasoliniano Accattone, abbiamo assistito con attenzione alla proiezione del film “ La rabbia ”, ipotesi di ricostruzione della versione originale del film di Pier Paolo Pasolini firmata da Giuseppe Bertolucci da un'idea di Tatti Sanguineti, presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2008.
Questa riedizione curata da Bertolucci ha seguito le indicazioni della sceneggiatura originale di Pasolini e ne ha aggiunto la parte montata del poeta – regista esclusa nell’edizione del gennaio – febbraio 1963 che comprendeva una parte curata dallo scrittore Guareschi, adatta al pubblico di quei tempi in un dualismo di basso profilo. Inoltre, Bertolucci ha ritrovato nella cineteca del comune di Bologna che gestisce il Fondo Pasolini, filmati d’epoca che ha incluso nella nuova edizione. Il lavoro è di una laboriosità artigianale rara, motivata da affetto e stima nei confronti del poeta delle ceneri di Gramsci, e soprattutto dal voler far rivivere la sua passione politica e il suo sentire poetico, una resurrezione di una voce classica e pertanto attuale nel panorama degli intellettuali italiani in gran parte servi dei poteri consolidati , contrariamente all'impegno di Pier Paolo Pasolini, corsaro presente al proprio tempo con un'esigenza di profonda verità da trasmettercene la tensione, utilissima alla lettura dei nostri giorni.
Questa nuova edizione che ripropone tra l'altro il commento in versi di Pier Paolo Pasolini, letto da Giorgio Bassani (voce in poesia) e Renato Guttuso (voce in prosa) - ripetiamo con piena convinzione e per una diffusione massima che raggiunga chi sente la miseria dei tempi e cerchi una voce rara -, dovrà essere diffusa in ogni scuola, circolo cultuale, tv di strada e libere dai condizionamenti dei poteri dominanti, per la carica liberatoria che diffonde e che ci sblocca dalla meccanicità storica imperante: è la rabbia d'amore pasoliniana una risposta alta al tradizionale quesito storico del Che fare?
Ma ancor più risvegliandoci passione e intelligenza ci rimanda in luoghi ancor più profondi, ed è questa per noi la più bella delle sorprese. Mi spiego: l’indicazione di un suo accostamento socratico citata dal poeta dei ragazzi di vita in una rara intervista finale del film, ci svela lo spirito di fondo di Pasolini: una ricerca della verità seppure per lui tutta storica ma assettata – nella sua bellezza poetica - dell’insegnamento di Socrate: non è quella di Pasolini invero una indicazione iniziatica alla conoscenza di Sé, l’IO SONO Socratico, Pitagorico, del Buddha, di Gesù ma nel contempo serve a prepararne il terreno, a liberarci dai condizionamenti e dalle schiavitù storiche: una intellettualità artistica del Pasolini che istrada alla Ricerca della Bellezza, Sensibilità, senso di gioia e verità (parole difficili da vivere, mortificate dalla retorica di un uso facile e banale dei mass – media: oggi strumenti di idiozia collettiva), in tutto questo vi è la religiosità artistica di Pasolini: freccia poetica verso l'Essere, lucciola seppure incosapevolmente diretta al fuoco interiore, e avversato dai moralisti e dai qualunquisti servi delle merci e del dio danaro che infine lo assassinarono.
Ma sono così tante le indicazioni pasoliniane contenute in questa edizione che ci risvegliano dall’opacità e bruttezza: occorre gridare W la Vita con il sorriso e l’amore e non con la rabbia; la gente del popolo che già al tempo si esibiva come buffoni utili al potere (oggi abbiamo la trasmissione televisiva La Corrida…); i cinegiornali dell’epoca che precedevano i film nelle sale in un' Italia non ancora televisiva, erano strumenti di indottrinamento e condizionamento dei poteri dominanti, ed oggi l' eredità infausta è nelle mille TV zeppe di pubblicità dei mercanti; le commoventi bare dei caduti in Grecia nell’ultima guerra rimpatriate nel nostro porto di Bari che attraversano silenziose il lungomare e il piccolo Fortino borbonico del capoluogo pugliese, in contrasto con la pompa magna del funerale di De Gasperi che fu strumento utile ai gruppi dominanti già fascisti per continuare a mantenere i suoi poteri in alleanza con una Chiesa della Borghesia; le riflessioni sulle rivoluzioni di Cuba e Algeria profeticamente analizzate nella loro tendenza a diventare altro;la visione in prospettiva delle masse disperate di sfruttati che si sarebbero spostate da un continente all'altro, dall'Africa all'Italia del sud per fame e lavoro; sorprendente, infine, la grande tenerezza nelle immagini e parole dedicate dal poeta - regista a Marilyn Monroe.... Non perdetelo, amici lettori, lo consigliamo a chi vuole meglio capire e vivere il proprio tempo…
Un'assaggio a chi non può vederlo per il momento, clicca http://video.google.it/videoplay?docid=-1860656932486541612&vt=lf&hl=it

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