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Ah piccolo fratello" articolo dello scrittore turco Ahmet Altan Stampa E-mail
Scritto da Ahmet Altan   
giovedì, 25 settembre 2008 17:04
Ah piccolo fratello"   articolo dello scrittore turco Ahmet Altan 

In occasione della prima visita del Presidente Gul in Armenia, uno scrittore turco, Ahmet Altan*, ha scritto un toccante e commuovente articolo sul quotidiano turco “TARAF” dal  titolo “Ah piccolo fratello!”. L'articolo è stato poi ripreso e tradotto dal giornale armeno “Nor Marmara” con una nota di ringraziamento per Ahmet Altan e di apprezzamento per la  magnifica lezione spirituale.



Siamo sicuri di far cosa gradita ai nostri lettori riportando il testo da noi tradotto anche in italiano.



Ci auguriamo che siano sempre più numerosi gli interventi come quello dello scrittore Altan e che la società turca possa finalmente prendere coscienza di un problema, quello armeno, rimosso per  "negazione di Stato".



Anche se non nascondiamo la nostra preoccupazione e sconcerto per le reazioni che il governo turco riserva, attraverso il famigerato art. 301 del codice penale turco,  a tutti coloro che osano dire la verità.






 



“Ah piccolo fratello!”


 


Quando scrivo a proposito degli armeni, la mia mano si allunga in un modo strano verso una melodia dirompente che spacca il cuore degli uomini.


 


Ho voglia di ascoltare un suono speciale di violino oppure la triste melodia del Duduk.


 


Benché in questo paese non amino parlarne, questa è una delle più grandi sofferenze, mai esistita sulla faccia terrestre,  che questo popolo ha patito.


 


Non dite subito “anche loro ci hanno ammazzati”.



E’ veramente vergognoso affermare una cosa simile.


 


I ribelli armeni sulla frontiera Russa e l’armeno di Boursa, il vecchio di Adana, il bambino di Sivas, che legame hanno tra loro?



Se non quello di essere armeni.


 


Gli It tihadisti hanno organizzato un genocidio impietoso. Molto impietoso.


 


Aspettate un’attimo.


Aspettate, Vi prego.


Riflettete.


 


Una sera, siete seduti a casa vostra, bussano alla porta, vi prendono con la forza e vi portano via.


La porta della vostra casa così rimane aperta.


Siete radunati per mettervi in cammino.


A mezzanotte, senza nulla, ammassati tutti insieme, vi fanno passare sulle strade di montagna.


Giusto vicino a voi, una vecchia donna, cade distesa per terra.


La frustano.


Muore lamentosa.


Il suo piccolo nipote che piange viene scaraventato contro una roccia.


 


Pensate che tutto questo sia una favola?


 


Sapete cosa significa “Teskilat-i-Mehsusa”?


Significa “organizzazione speciale”.


La tremenda organizzazione degli It tihadisti.


 


E’ mai capitato che abbiano violentato vostra moglie davanti ai vostri occhi?


E’ mai capitato che abbiano colpito al petto vostro marito e lo abbiano ammazzato davanti ai vs. occhi?


Vi è mai capitato che mentre siete a casa vostra, all’ora di cena, per il semplice fatto di essere nati turchi, all’improvviso vi trascinano via?


 


E’ solo per questa ragione, semplicemente per il fatto di essere nati armeni, che si sono comportati così verso migliaia di persone.


 


Non vi era nessuna ragione per ammazzarli, se non quello di essere armeni.


 


Abbiamo una coscienza.



Dovremmo forse difendere gli It tihadisti, il Teskilat-i-Mehsusa, solo per il fatto di avere lo stesso sangue; e non dovremmo piangere la morte del figlio di un’altro popolo?


 


Sapete quanti migliaia di armeni gli It tihadisti hanno ammazzato scaraventandoli contro le rocce?


Li hanno ammazzati solo perché erano armeni.



Li hanno annegati nei fiumi.


Li hanno passati alla spada quando, stanchi ed esausti, si erano accasciati.


Hanno rubato i beni degli armeni assassinati.



Pensate un po’ a una giovane armena con la dolce voce, a una nonna armena sorridente, con gli occhi neri, a un giovane armeno innamorato.


A una adolescente armena. Pensate a tutto questo.


E pensate a tutto questo a mezzanotte sulle strade della montagna.


Affamati, affaticati, esausti e soli.


Sudici.


Malati.


Coscienti che sono condotti verso la morte


Coscienti di camminare verso la morte certa.


Saranno massacrati.


Centinaia di migliaia di esseri.


Centinaia di migliaia di esseri.


 


La loro razza ha veramente importanza?


 


Immaginate un po’ che tirino vostro marito per il collo e lo portino via e lo lancino contro una roccia.


Immaginate che strappino vostra moglie dalle vostre braccia e abusino di lei davanti a voi.



Veramente non sareste turbati del fatto che è solo a causa di essere nati armeni che hanno dovuto subire queste sofferenze?


 


Un minuto, solo un minuto, mettetevi al posto di questi esseri.



Un istante solo, sentite la loro impotenza.



Per comprendere cosa significa l’assassinio dell’uomo che amate, frugate, per una volta, nella vostra anima.


 


Dovremmo  essere ciechi alle sofferenze vissute dagli altri solo perché siamo turchi?



Gli It tihadisti hanno commesso un grande peccato.


Hanno assassinato tanta gente.


Hanno soppresso una razza e il suo passato.



E noi successivamente, per lunghi anni, abbiamo impedito ai sopravvissuti di evocare i loro cari con dei canti che provengono dal cuore?


Anche questi canti commuoventi ci sono sembrati di troppo.


 


Ci hanno sempre mentito.


Ci hanno detto che anche loro hanno ammazzato.



Sulla frontiera Russa c’erano dei turchi maomettani, ed erano questi che sono stati ammazzati da parte dei gruppi ribelli armeni.


Anche loro erano dei selvaggi.



Ma le donne di Malatia, Boursa, Sivas, Maracs, Adana, i bambini, gli uomini, i vecchi, che rapporto avevano con i ribelli?


 


Erano semplicemente armeni e sono stati massacrati dagli It tihadisti  per questo motivo.


 


E dopo abbiamo dimostrato tutta la nostra ira contro i figli dei quegli esseri che abbiamo ammazzato, perché volevano parlare di “quei giorni”.


 


Se avessero ammazzato vostra nonna, vostro nonno, vostro padre, vostra madre, non avreste forse protestato a gran voce a riguardo?


Non avreste voluto sentirvi debitori verso la loro memoria?


 


Non occupatevi degli It tihadisti, dei criminali, dei portatori di armi assetati di sangue.


Voi siete più vicini, non a quelli, ma a coloro che sono morti.



Siete degli umani.


 


E oggi andiamo nel "loro" paese


 


Non so se riusciremo ma…


 


Se solamente per il ricordo di quei giorni, anche i nostri occhi lacrimassero un po’ e potessimo mormorare: perdonateci.


 


Forse un grande peso s’alleggerisce dalle nostre spalle e forse, sulla strada tracciata per noi, incontreremo un vecchio armeno con dei grandi baffi che  per un’ istante ci sorriderà.


 



Ahmet Altan, intellettuale liberale, poeta, scrittore e redattore capo del Taraf, il quotidiano che più di ogni altro è riuscito ad avere informazioni sul caso Ergenekon. E’ nato ad Istanbul  nel 1950 ed è laureato presso la Facoltà di Economia dell'Università di Istanbul. Ha scritto numerosi romanzi e racconti imponendosi come uno degli scrittori turchi più popolari e di maggior successo. È stato insignito di vari premi letterari in Turchia e i diritti delle sue opere sono stati venduti all’estero, in Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Grecia, Corea e Iran, e ora anche in It alia dove è stato appena pubblicato dalla Bompiani, l’ultimo lavoro di Altan  “L’amore è come la ferita di una spada”.



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