Nuove scoperte archeologiche nell’area della Basilica di S. Nicola
Bari - Nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio, il 27 settembre si è tenuta presso Palazzo Simi, sede del Centro operativo per l’Archeologia di Bari, una conferenza durante la quale sono stati illustrati dalle archeologhe M.R. Depalo e M. Cioce i risultati degli ultimi saggi di scavo condotti nell’area della Basilica di San Nicola.
È nota a tutti la centralità della cittadella nicolaiana, all’interno della quale è collocata la basilica, nella storia medievale barese: meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo e istituzione religiosa contrapposta alla Cattedrale. Bari dal 876 al 1071 è stata la capitale dei possedimenti bizantini nell’Italia meridionale e in quell’epoca in questa zona si trovava il Palazzo Pretorio, sede del Governatore (Catapano), e ancor prima sede dell’emiro musulmano e del gastaldo longobardo. La conferma viene dal ritrovamento di un’epigrafe dovuta al Catapano Basilio Mesardonide e di resti della cinta muraria nella zona retro-absidale, nonché dalla sopravvivenza del toponimo Corte del Catapano. Successivamente il Palazzo Pretorio fu abbattuto e l’area in questione fu donata da Roberto il Guiscardo all’abate Elia per edificare la basilica del Santo Taumaturgo. All’interno del perimetro della cittadella nicolaiana sono stati effettuati diversi sondaggi archeologici nel corso del tempo; si è sempre trattato purtroppo di saggi limitati a piccole zone e non è mai stata condotta una vera e propria campagna su tutta l’area. I primi saggi furono condotti dal prof. Guillou, mentre altri furono diretti da Nino Lavernicocca tra il 1986 e il 1987 e portarono alla luce delle strutture murarie di epoca tardo antica. Nel 2001-2002 altri saggi di scavo, abbinati ad un progetto di restauro, furono svolti da D. Ciminale nei pressi dell’ex Museo storico. Purtroppo la lettura stratigrafica è stata compromessa dalla presenza di fabbricati post-medievali. Lo strato più antico, di epoca romana, indica la presenza della battigia; il successivo, databile al tardo-antico, indica la presenza di una struttura muraria di blocchi di reimpiego di calcarenite; segue lo strato di epoca altomedievale (si è trovato poco materiale in questo strato), quindi quello bizantino (XI secolo) nel quale è stato rinvenuto materiale ceramico, monete e un tratto della cinta muraria del kastron; nello strato medievale (XII secolo) sono rinvenute delle tombe che lasciano supporre la presenza di un cimitero, mentre nell’ultimo strato sono stati ritrovati frammenti di ceramiche e maioliche del Cinquecento e Seicento (la zona era usata probabilmente come butto). M. Cioce ha presentato al pubblico i risultati degli ultimi sondaggi archeologici svolti tra 2006 e 2007, in occasione di un nuovo restauro, nella zona di largo Elia, il terzo dei quattro cortili della Basilica, ove si affacciano il Palazzo Priorile (che sarà inaugurato il prossimo 7 ottobre), l’edificio monastico e la Sacrestia Maggiore. In particolare quest’ultima zona vi sono resti di edifici di epoca angioina abitati sino all’inizio del Novecento e oggetto di restauro negli anni Trenta. Sono presenti anche altre emergenze monumentali dei resti del Palazzo del Catapano, come la torre e l’esedra pensile. I saggi di scavo sono stati effettuati in alcuni ambienti dell’edificio conventuale. È emerso un’interessante struttura muraria databile all’epoca angioina, abbastanza imponente della lunghezza di 30 metri, grazie al ritrovamento nella trincea di fondazione di materiale ceramico di epoca basso medievale (XIII-XIV secolo), principalmente vasellame da mensa. Nello stesso strato sono stati rinvenuti alcuni pozzi e da uno di questi è venuto alla luce un reperto di notevole importanza: una placchetta in piombo raffigurante San Nicola con l’omophorion tra le lettere S e N databile alla fine del Trecento. Si tratta di una insegna del pellegrino, medaglietta votiva acquistata dai devoti presso la chiesa come ricordo del pellegrinaggio. Sono molto rare, soprattutto nel Mezzogiorno italiano, mentre si trovano maggiormente nei Paesi nord-europei. Padre Cioffari, insigne studioso di San Nicola, ha precisato che ad oggi sono state rinvenute in tutta Europa solo 5 placchette raffiguranti il Santo di Myra. Francesca Radina, direttrice del Centro Operativo, ha sottolineato l’importanza del ritrovamento, dato che si tratta di un’insegna di San Nicola, trovata nei pressi della Basilica del Santo e ben collocabile nella lettura stratigrafica dello scavo. Al di sotto dello strato medievale sono state rinvenute nove tombe di epoca bizantina, diverse monete e ceramica a bande rosse molto diffusa tra X e XI secolo. Gli ultimi scavi, svolti nella primavera del 2007, hanno portato in vista un fase pre-bizantina, con il ritrovamento al di sotto delle tombe di resti di epoca tardo antica (V-VII secolo) con parte di struttura muraria che delimitava uno spazio abitativo, resti di ceramiche da mensa e anfore da trasporto. L’ultimo strato si trova a 2,5 metri sotto il piano di calpestio. Durante la conferenza sono stati mostrati al pubblico alcuni reperti tra cui alcune monete anonime dell’XI secolo e l’insegna del pellegrino. Purtroppo tutti gli scavi sono stati chiusi. Padre Bova, priore della Basilica, ha auspicato che, nell’ambito dell’erigendo museo di San Nicola, possa essere esposto il materiale rinvenuto durante gli scavi e, laddove possibile, anche di lasciare aperti gli scavi per renderli fruibili ai visitatori. Nino Lavemicocca ha sottolineato la necessità di una campagna di scavo sistematica all’interno della cittadella nicolaiana, iniziando dal mettere assieme i risultati di tutti i saggi sino ad ora condotti.
Vito Ricci
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