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Nè quì nè altrove: Storie dell' altra Bari porto senza più mare di GIANRICO CAROFIGLIO Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
martedì, 04 novembre 2008 17:31


 Nè quì nè altrove
 di GIANRICO CAROFIGLIO
Edizioni Laterza



Presentazione alla Libreria laterza di Bari il 5 novembre 2008 in anteprima nazionale.

“E tutto si era svolto in quella trama di strade squadrate e regolari nelle quali, in certi pomeriggi deserti d’estate, quando c’era il maestrale, e l’aria era nitida, ogni angolo sembrava il punto di fuga verso un infinito pieno di promesse”….
Rivedersi dopo oltre vent’anni con amici che non hai più cercato. Di giorno basterebbero pochi minuti per un saluto di circostanza, ma di notte è un’altra cosa. Di notte Bari può catturare e trasformarsi in un irreale cinema della memoria. Dove presente e passato, ricordi e invenzione si confondono, e l’età da cui le illusioni fuggono può ancora sfiorare il tempo in cui tutto era possibile.”

Nel corso della serata sarà proiettato un video realizzato da Pippo Mezzapesa.


Un estratto dal libro è stato pubblicato dal quotidiano la Repubblica che riportiamo di seguito.

Storie dell' altra Bari porto senza più mare
Repubblica — 02 novembre 2008   pagina 30 
 
La Facoltà di giurisprudenza si trova in Piazza Cesare Battisti, alle spalle dell' Ateneo a due passi da tutto nel cuore della città: il cosiddetto Borgo murattiano. Il centro ottocentesco di Bari ha la conformazione del castrum, romano, come Torino. è composto di isolati regolari a forma di rettangolo; le vie sono diritte ed è impossibile perdersi, sia a piedi, sia in auto. Sulla conformazione della città murattiana una volta ho letto una cosa che mi è piaciuta molto. L' ha scritta un francese - Paul Bourget - nel 1891, e rende l' idea. «La trovo attraente questa città nuova, con le sue vie larghe ad angoli retti, che consentono di vedere sempre in fondo ad esse il mare, come a Torino si vedono le Alpi». è nel libro Sensations d' Italie, che peraltro è anche un bel titolo. Oggi in fondo alle vie non si vede più il mare, perché dal 1891 nuovi quartieri sono nati e cresciuti attorno al quadrilatero originario e perché le auto soffocano la vista oltre che il respiro. Però di notte, il pomeriggio della domenica o in certi giorni di festa, quando non c' è traffico e le strade sono sgombre, si può ancora provare quella sensazione rettilinea di itinerari prevedibili e di svolte rassicuranti cui alludeva lo scrittore francese. E paradossalmente è proprio in quei momenti che balena l' intuizione, ambigua e vertiginosa, di essere su instabili punti di fuga, diretti verso posti lontani. *** La notte a Bari alla fine degli anni Settanta era un luogo buio, silenzioso e poco cordiale. Non c' era luce, non c' erano rumori né musica, non c' erano posti dove andare la sera a parte i cinema. Quelli erano tanti, anche più di adesso. Tanti, e alcuni, per le ragioni più varie, bellissimi. C' era il Gran Cinema Oriente, il primo in cui sia mai andato nella mia vita, bambino di quattro o cinque anni; quello in cui ogni anno arrivava il nuovo film della Disney, il primo in cui sia andato da solo, a undici anni. Oggi al suo posto c' è una sala Bingo. Evito i commenti. C' era il Gran Cinema Margherita, magnifico edificio liberty, costruito e affrescato proprio nel 1900 sullo sfondo del cielo e del mare. Chiuso da trent' anni, praticamente in rovina. Ogni amministrazione giura che lo metterà a posto e, come si dice, lo restituirà alla città. C' era il Cinema Orfeo. Oggi sala Bingo. C' era la misteriosa Arena Giardino, con i suoi sedili di legno tinteggiati di verde e i suoi film di Totò in certe notti di settembre, immobili e incantate. Rasa al suolo. C' era l' ABC-Cinema d' Essai (questo il nome completo ma per tutti era l' ABC). Una sala minuscola a due passi dal faro, dove oggi, più o meno, sono arrivate la città, i negozi e le banche, ma dove - fra gli anni Settanta e Ottanta - c' era una sequenza irreale di edifici diroccati e sinistri, di casette a un solo piano abitate da anziane prostitute. Passando davanti a queste casette davo sempre una sbirciata, sperando di intercettare qualche frammento di torbido erotismo mercenario. Ma lo spettacolo era sempre lo stesso: signore infagottate e sovrappeso che guardavano la televisione e, se si accorgevano di te, ti lanciavano uno sguardo invitante e sensuale come un' autopsia. Il cinema era un' isola in questo territorio di allucinato, affascinante squallore. Pare che sia in ristrutturazione. Almeno, considerate le dimensioni microscopiche della sala, non potranno mai farci una sala Bingo. C' era il Jolly, antico dopolavoro dell' Enel, che era il nostro preferito. Aveva sedili di legno scuro - i più scomodi che abbia mai provato - era il più economico e ci andavamo un paio di volte alla settimana, all' ultimo spettacolo. E spesso, dopo il film, restavamo a chiacchierare lì davanti, sottovoce, fino a tardissimo. Ha chiuso alla fine degli anni Ottanta e passarci davanti mi fa sempre pensare alla casa degli Usher. * * * Ho divagato. A parte i cinema, dicevo, non c' erano posti dove andare la sera. Non posti per noi, almeno. Esistevano circoli privati - la Vela, l' Unione, il Barion - per soci anziani che essenzialmente giocavano a carte. Quei circoli privati esistono ancora. I soci sono anziani (molti sono gli stessi di trent' anni fa) ed essenzialmente giocano a carte. Esistevano alcuni locali notturni di reputazione assai dubbia, dove si praticavano varie attività, tutte pericolosamente sul confine (e spesso oltre il confine) del codice penale e dove non ci avrebbero mai fatti entrare, ammesso che la cosa ci interessasse. Esistevano le discoteche, naturalmente. Erano aperte solo nel fine settimana, avevano nomi vagamente pacchiani - Rainbow, Snoopy, Cellar, Merendero, Privé - e a me non piacevano; un po' per confuse ragioni ideologiche, un po' perché il mio stile di ballo ricordava quello di una foca monaca e certamente non incrementava il mio successo sociale. Erano posti densi di fumo, musica assordante, profumo Patchouli dei ragazzi, profumo Charlie delle ragazze e, comunque la si pensasse, non erano posti dove bere una birra, chiacchierare, cazzeggiare, tirare tardi fino all' alba. Fino a tutto il 1979 posti del genere a Bari non ne esistevano. Era questa una delle ragioni per cui sognavo di andarmene via, verso una vita e dei posti più liberi, adatti a me, nei quali potessi essere me stesso e vivere secondo la mia natura. Cioè un estroso temperamento artistico, un po' cialtrone ma capace di folgoranti slanci creativi, pronto all' ubriacatura, alla rissa e soprattutto all' avventura con le donne (a loro volta, s' intende, molto ben disposte all' avventura con me). Giuro che pensavo veramente certe stronzate quando rientravo a casa, ragazzino di diciassette, diciotto anni, nel buio delle notti degli ultimi anni Settanta. Fu qualche giorno prima del capodanno 1980, che in via Netti, nel cuore profondo, maleodorante e minaccioso del quartiere Libertà, si inaugurò la Taverna del Maltese. Dopo, cambiarono molte cose. *** La Taverna del Maltese, e tutto quello che in breve avrebbe cominciato a girarci attorno, fece irruzione nelle notti silenziose e vuote di Bari, evocando un' umanità imprevista, notturna, sotterranea, allegra, cialtrona, tragica, ridicola, a volte anche geniale. Erano artisti, picchiatori, musicisti, aspiranti cuochi, aspiranti magistrati, romantici, scansafatiche, cantautori, scrittori, ubriachi, pazzi, drogati, belle ragazze, anoressiche, puttane, poeti, ricchioni, lesbiche, indecisi, politici, punk, traditori della causa, spacciatori, ninfomani, liceali e professori. La nostalgia è un' emozione che non frequento molto: ma, devo dirlo, mi fa un certo effetto ripensare a certe notti al Maltese (per tutti, in breve, quel posto diventò semplicemente il Maltese), e a quell' insieme scomposto di vecchi giubbotti di pelle, sciarpe, tette, scarpe da ginnastica, odori, barbe, culi, speranze pronte a venire deluse, cuori pronti a essere infranti, segreti, amori, destini a scomparsa. Facce e illusioni risucchiate nel tempo. *** Fu insieme a Randy che, a poco a poco, cominciai a esplorare la città. Uscivo il pomeriggio, subito dopo pranzo. Andavo ai giardini - di Piazza Garibaldi, o di Piazza Umberto o di Piazza Isabella d' Aragona - e lasciavo che il cane, ormai diventato adulto e piuttosto grosso, tentasse di uccidere altri cani più piccoli di lui o, in alternativa, tentasse di farsi uccidere da altri cani più grossi di lui. Poi, siccome non avevo voglia di tornare a casa a studiare, rimettevo Randy al guinzaglio e me ne andavo in giro. A volte, quando l' aria era bella e fresca, e la voglia di studiare ai minimi storici, facevo delle passeggiate lunghe, che duravano ore. Arrivavo fino alla Fiera del Levante o addirittura fino alla pineta di San Francesco, o, se mi andava una direzione diversa, fino ai giardini della Chiesa Russa di rito ortodosso, che si trova nel rione Carrassi, non lontano dal carcere, ed è un edificio bello e interessante. è una delle chiese russe più grandi del mondo al di fuori della Russia e, calata com' è nel pieno di un quartiere molto popolare e popolato (in qualche zona anche piuttosto pericoloso) come Carrassi, produce nel visitatore un effetto di straniamento. Come un enorme meteorite che, precipitato nel mezzo della città, abbia creato una dimensione spazio-temporale del tutto autonoma rispetto a quello che c' è attorno. *** San Francesco e il Trampolino sono gli stabilimenti balneari storici di Bari città. Dal centro ci si arriva in un quarto d' ora, se non c' è traffico, e poche cose, da adulto, mi hanno dato l' idea di aver avuto un' infanzia privilegiata quanto l' opportunità di andare al mare e fare il bagno senza dover uscire dalla città. Sin da piccolo io andavo perlopiù al Trampolino, che, fra le varie maggiori attrattive rispetto alla concorrenza, aveva fantastici arancini di riso e una piscina bellissima, dal cui trampolino deriva il nome dello stabilimento. Era su un piano rialzato, quella piscina, era profonda più di tre metri e su una delle pareti aveva un oblò dal quale si poteva assistere alle evoluzioni subacquee dei bagnanti. Ignoro per quale motivo fossi così irresistibilmente attratto da quell' oblò: ma certo è che passavo ore a guardarci dentro, affascinato dall' opportunità di guardare, da vicino ma in sicurezza (all' epoca non sapevo nuotare ed ero terrorizzato all' idea di potermi trovare nell' acqua dove non si appiedava), l' acqua profonda, i corpi silenziosi in movimento avvolti da nuvole di bollicine, tutte le sfumature di celeste che facevano da sfondo e da cornice allo spettacolo. Quello dell' oblò della piscina del Trampolino è uno dei ricordi più intensi della mia infanzia. Ci rimasi male quando, tanti anni dopo, la piscina fu ristrutturata, ne fu ridotta di molto la profondità per ovvie ragioni di economia idrica, e l' oblò, scomparsa la sua ragione di esistere, fu tristemente murato. A fianco del Trampolino c' era - e c' è ancora - la spiaggia libera chiamata Il Canalone. Il nome deriva dal fatto che l' accesso al mare è collocato alla fine di uno dei grandi canaloni di scolo delle acque piovane - larghi come fiumi - che circondano la città e che furono costruiti per scongiurare i danni catastrofici delle alluvioni. Il confine fra il Trampolino e il Canalone era attentamente sorvegliato dai bagnini più nerboruti e cattivi della spiaggia privata, per evitare sconfinamenti da parte dei proletari frequentatori della spiaggia pubblica. Osservando da bambino quel servizio di sorveglianza in azione, ho fatto le prime riflessioni politiche della mia vita, anche se allora non lo sapevo. I bagnini erano chiaramente della stessa provenienza sociale di coloro le cui eventuali intrusioni dovevano respingere. E dunque lavoravano per i ricchi, contro i loro fratelli di classe (preciso che a otto anni non adoperavo l' espressione fratelli di classe). Era una cosa che non riuscivo a capire e nell' insieme la situazione mi creava una sorta di disagio intellettuale. © 2008 Gius. Laterza & Figli - GIANRICO CAROFIGLIO
 
L’autore
Gianrico Carofiglio  è magistrato e scrittore. I suoi romanzi Testimone inconsapevole, Ad occhi chiusi, Ragionevoli dubbi, editi da Sellerio, sono stati tradotti in tutto il mondo. Sempre per Sellerio è apparso il saggio L’arte del dubbio. Con Rizzoli ha pubblicato il romanzo Il passato è una terra straniera e, insieme al fratello Francesco, il graphic novel Cacciatori nelle tenebre.
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