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Chi uccise l'anarchico Berneri? appunti 2 Stampa E-mail
Scritto da a cura di michele pantaleo dragone   
lunedì, 10 novembre 2008 15:31
       Scoppiano i fatti del maggio 1937. La caccia ai deviazionisti si è propagata a macchia d'olio dalla Russia e per tutta l'Europa, compresa l'Italia. Il 5 dello stesso mese, Camillo Berneri tiene un discorso commemorativo in ricordo di Antonio Gramsci a radio Barcellona. I toni sono concilianti, ma alcuni punti dell'anarchismo, quali l'idea di un'economia collettivista e un coordinato federalismo politico, sono ribaditi con fermezza. Quello stesso pomeriggio il Berneri è prelevato dalla sua abitazione dalla polizia comunista ed assassinato. Il Masini scrive in Appendice all'opera Pietrogrado 1917 – Barcellona 1937, Il caso Berneri : “Molti che conoscono la sua fine, che conoscono soprattutto chi la preparò, chi la ordinò e chi la eseguì devono ancora parlare. Negli archivi del Komintern, esistenti a Mosca e vietati agli storici, si conservano documenti che potrebbero illuminare i fatti. Luce piena dovrà essere fatta a proposito di questo delitto. Berneri non era comunista e non ha bisogno di una riabilitazione come quella dei comunisti di Kruscev hanno riservato ai comunisti vittime di Stalin. Egli è già onorato dai suoi stessi compagni e da tutti gli uomini liberi e non ha bisogno di alcun riconoscimento postumo e tardivo. […] La verità, non per i tribunali della storia, è il più alto tributo che si possa rendere alla memoria di Camillo Berneri”.


Nel 1936, allo scoppio della guerra civile in Spagna, è tra gli organizzatori del primo contingente italiano in quel Paese. Nel fuoco dello sforzo bellico Berneri appoggia concretamente le forze repubblicane e libertarie che si battono contro i “franchisti”, non mancando di partecipare anche alla battaglia di Monte Pelato. Nei mesi successivi, Camillo è soprattutto impegnato con il giornale “Guerra di Classe”, dalle cui pagine sostiene il suo personale dissenso sui problemi della militarizzazione (anarchici “ministeriali” e gruppi estremisti dell’anarchismo catalano) e sul silenzio della stampa anarchica di fronte ai crimini stalinisti. La sua critica si appunta soprattutto verso quelle forze che, all’interno del campo repubblicano e “democratico”, perseguono obiettivi “particolari” o ritenuti comunque pericolosi. In breve gli eventi precipitano, culminando con i fatti del tragico maggio barcellonese, dove Camillo viene ucciso insieme al compagno di lotta Francesco Barbieri, il 5 maggio 1937, dagli agenti della ceka, un commando composto da comunisti italiani e spagnoli.

La condanna

«... Verso le 6 del pomeriggio un gruppo di "mozos de escuadra" e di "bracciali rossi" del PSUC irrompe nel porton numero 3. Li comanda un poliziotto in borghese; in tutto, saranno una dozzina. Salgono gli scalini di marmo che portano al primo piano e bussano alla porta di Berneri. Ad aprire è Francisco Barbieri, 42 anni, anarchico di origine calabrese. Nell'appartamento, oltre Berneri, c'è la compagna di Barbieri e una miliziana. - Il poliziotto in borghese intima ai due anarchici di seguirlo. - E per quale motivo? - Vi arrestiamo come controrivoluzionari. - Barbieri è paonazzo. - In vent'anni di milizia anarchica - dice - è la prima volta che mi viene rivolto questo insulto. - Appunto in quanto anarchici, siete controrivoluzionari. - Il suo nome fa Barbieri irritato - Gliene chiederò conto presto. - Il poliziotto rovescia il bavero della giacca e mostra una targhetta metallica con il numero 1109. - I due anarchici vengono portati via, mentre la compagna di Barbieri chiede invano di poterli seguire. - Ma il viaggio è breve, di quelli che non ammettono testimoni. Berneri è gettato a terra in ginocchio e con le braccia alzate, e da dietro gli sparano a bruciapelo alla spalla destra. Un altro colpo alla nuca, lo finisce. Barbieri segue la stessa sorte, ma il lavoro è meno pulito, gli assassini sprecano più colpi. Più tardi, verso sera, i cadaveri vengono abbandonati nel centro della città...»


Il commiato degli anarchici

«... Durante il mattino il corpo straziato di Camillo Berneri fu trovato dove era stato gettato dalle guardie del PSUC, che lo avevano preso dalla sua casa la sera precedente. Berneri... era sfuggito agli artigli di Mussolini e aveva combattuto i riformisti (compresi i leader della CNT) nel suo organo influente, "Guerra di Classe". Egli aveva definito la politica stalinista in poche parole: "odora di Noske". Con parole audaci aveva sfidato Mosca: "Schiacciata tra i prussiani e Versailles, la Comune di Parigi aveva dato inizio ad un fuoco che aveva acceso il mondo. Che i generali Goded di Mosca lo ricordino".

Egli aveva dichiarato alle masse della CNT: "il dilemma guerra e rivoluzione non ha più senso. Il solo vero dilemma è: o la vittoria su Franco grazie alla guerra rivoluzionaria, o la sconfitta". Come terribilmente vera era stata la sua identificazione di Noske con gli stalinisti! Come il socialdemocratico Noske aveva fatto rapire e assassinare Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, così gli stalinisti avevano assassinato Camillo Berneri. Ricordiamolo con l'amore che portiamo al nostro Karl e alla nostra Rosa. Mentre scrivo, compagni, non posso fare a meno di piangere, piangere per Camillo Berneri.

L'elenco dei nostri morti è lungo quanto la vita della classe operaia. Fortunati furono quelli che caddero combattendo apertamente i loro nemici di classe, nel mezzo della battaglia con i loro compagni a fianco. Molto più terribile è morire soli, per mano di coloro che si chiamano socialisti o comunisti, come è accaduto a Karl e a Rosa, come stanno morendo i nostri compagni nelle camere di esecuzione dell'esilio siberiano. Un'angoscia particolare fu quella di Camillo Berneri. Morì per le mani di "marxisti-leninisti-stalinisti", mentre i suoi più cari amici, la Montseny, Garcia Oliver, Peirô, Vasquez stavano consegnando il proletariato di Barcellona ai suoi esecutori. Giovedì 6 maggio. Ricordiamo questa data...»

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