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Ebraismo e Israele nel cinema |
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Scritto da redazione telestreetbari
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venerdì, 14 novembre 2008 18:34 |
FESTIVAL DEL CINEMA Il Pitigliani Kolno’a Festival, cinema di Israele e di argomento ebraico, è un appuntamento che dal 2002 avvicina il pubblico a queste tematiche attraverso un mezzo di comunicazione sempre attuale e di impatto, di volta in volta adatto a tutte le età.
Beaufort
Scritto da: admin
Beaufort è un antico castello crociato, costruito in cima a una montagna nel sud del Libano. Da secoli passa sotto il controllo da un esercito all’altro. Nel 1982 era stato conquistato dagli israeliani, nel 2000 sta per tornare nelle mani degli Hezbollah. Per il giovane ufficiale dell’esercito israeliano Liraz Liberti difendere l’antico castello è diventata la sua ragione di vita, la fonte della propria autostima e dell’importanza che gli dà il potere. Eppure, a pochi giorni dal ritiro, difendere questo luogo sembra essere inutile. Così si configura una situazione assurda, in cui l’ufficiale si sente legittimato fare operazioni militari pericolose rischiando inutilmente la vita dei suoi soldati. La pellicola racconta la storia di Ziv idealista esperto di mine, del giovane e cinico Zitlawi, di Kurik, un paramedico che è rimasto traumatizzato dalla guerra e di Oshri, che non vede l’ora di finire questo eterno servizio militare: un gruppo di combattenti che vivono il momento del ritiro, non quello dell’attacco eroico, affrontando un nemico invisibile, un fantasma, il lento passare del tempo. Il film ha vinto l’Orso d’Argento per la miglior regia al festival di Berlino 2007 ed è stato candidato all’Oscar come miglior film in lingua straniera.
Regia JOSEPH CEDAR Paese ISRAELE2007 (Colore)Durata 120 min. Sceneggiatura RON LESHEM, JOSEPH CEDAR (tratta dal libro di R. Leshem) Fotografia OFER INOVMontaggio ZOHAR M. SELAMusica ISHAI ADARInterpreti OSHRI COHEN, ITAY TIRAN, ELI ELTONYO, OHAD KNOLLER, ITAY TURGEMAN, ARTHUR FARADJEV Produzione DAVID SILBER, DAVID MANDIL, UNITED KING FILMS, METRO COMMUNICATIONS, MOVIE PLUS
Tags: ADAR, cinema, cinema isreliano, DAVID MANDIL, david silber, festival di berlino, hezbollah, israele, ITAY, KING FILMS, leshem, Libano, M. SELA, metro communications, OFER INOV, ohad knollerPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Champagne spy
Scritto da: admin
Oded aveva soltanto dodici anni quando suo padre gli rivelò di essere un agente del Mossad. Gli spiegò che la segretezza era una questione di vita o di morte e gli fece giurare di mantenere il segreto assoluto. In questo documentario Oded rompe il silenzio, e parte, attraverso il racconto, in un viaggio alla ricerca del doppio passato del padre, delle sue diverse identità e vite parallele, scoprendo così il caro prezzo che la sua famiglia ha dovuto pagare vivendo in ostaggio dell’ambiguo e oscuro mondo dello spionaggio. Ze’ev Gur-Arie era un ufficiale israeliano “inviato” dal Mossad nell’Egitto di Nasser, con l’obiettivo di penetrare sotto copertura nel gruppo degli scienziati tedeschi che al Cairo collaboravano con gli egiziani per sviluppare le armi di distruzione di massa. Nonostante la sua personalità problematica, Gur-Arie, nato in Germania, biondo con gli occhi azzurri, era perfetto per il ruolo di Wolfgang Lutz, allevatore tedesco di cavalli con un passato oscuro. Alternando le testimonianze degli ex agenti del Mossad e filmati privati della doppia vita di Gur- Arie/Lunz, il regista costruisce una storia incredibile, poiché vera e soprattutto perché è stata filmata dall’agente stesso. Champagne Spy ha ottenuto moltissimi premi tra cui il Premio per il Miglior documentario all’Accademia di Cinema Israeliana, il Premio Speciale della giuria al Docaviv, il John Schlesinger Award al Palm Springs Israel Film Festival.
Regia NADAV SCHIRMAN Paese ISRAELE, GERMANIA2007 (Colore)Titolo originale MERAGEL HASHAMPANIA (LA SPIA DELLO CHAMPAGNE) Durata 90 min. Sceneggiatura MUSHON SALMONA Fotografia ITAI NEEMAN Montaggio JOELLE ALEXISMusica RAN BAGNO Produzione ELINOR KOVARSKY, KOBY GAL RADAY, CAREL LUDWIG RETTINGER, YOSSI UZRAD
Desert brides
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Miriam El Kwader, una fotografa che lavora abitualmente per le cerimonie dei matrimoni beduini, è madre di sette figli e vive in un villaggio abbandonato, dimenticato da tutti. Miriam va con la sua cinepresa alle cerimonie, raccogliendo immagini che restituiscono allo spettatore uno tra i più grandi problemi della società moderna beduina, la poligamia. Il film racconta la storia di tre donne evolute e indipendenti, cresciute in una società in cui si applica la poligamia, che tentano, ognuna a proprio modo, di sopravvivere a questa dura realtà. Una vive nell’incubo che il marito sposi anche un’altra donna, le altre sono già “seconde mogli”. Ada Ushpiz (in passato nota firma del quotidiano israeliano Ha’aretz, sempre interessata ai temi dell’ingiustizia sociale) racconta la tragedia famigliare e rivela la forza di queste donne che si trovano, comunque senza volerlo, a collaborare a questo sistema retrogrado e ingiusto. Il film ha vinto il primo premio al Docaviv Film Festival e al Rehovot Women’s Festival 2008.
Regia ADA USHPIZPaese ISRAELE2008 (Colore)DocumentarioTitolo originale KALOT HAMIDBAR (LE SPOSE DEL DESERTO) Durata 90 min. Fotografia DANOR GLAZER Montaggio RON GOLDMANMusica ELI SOORANI Suono ALEX CLAUDE Produzione ADA USHPIZ THE NEW ISRAELI FOUNDATION FOR CINEMA & TV, SECOND AUTHORITY FOR TV AND RADIO, MARC RICH FOUNDATION
Children of the sun Scritto da: admin
In Israele, nei primi anni del ’900, i membri dei “ kibbutzim” (le aziende agricole un tempo di stampo socialista) sperimentavano la vita collettiva cercando di rivoluzionare i cardini della società.L’idealismo spingeva questi uomini e donne a condividere non solo la terra ed i suoi frutti, ma anche la crescita e l’educazione dei propri figli. In tutto e per tutto. Con un documentario complesso fatto di filmati professionali e personali tra gli anni ’30 e ’80, il regista ricostruisce questo esperimento fantastico e doloroso al tempo stesso. Separando le immagini dalle voci dei bambini (ora adulti), il regista rappresenta un quadro ambivalente, fatto di nostalgia e memoria traumatica, riconducibile all’incubo dei bambini costretti a dormire lontano dai propri genitori e di felicità causata dalla consapevolezza di crescere nell’ indipendenza totale. Children of the Sun (descritto da Uri Klein, critico cinematografico del quotidiano israeliano Ha’aretz, come fondamentale film documentario israeliano degli ultimi anni) crea un discorso dialettico tra due mondi divisi da un’immensa distanza fatta di valori e concetti. Il film ha partecipato ai più prestigiosi festival internazionali: Gerusalemme (primo premio miglior documentario), Toronto, Singapore e tanti altri e continua a girare in tutto il mondo. Regia RAN TAL Paese ISRAELE 2007 (Colore e B/N) Documentario Titolo originale YALDEI HASHEMESH (FIGLI DEL SOLE) Durata 70 min. Montaggio RON GOLDMAN Musica AVI BELLELI Suono ALEX CLAUDE Produzione AMIR HAREL, AYELEY KAIT, RAN TAL, THE RABINOVICH FOUNDATION, GESHER FOUNDATION, MARC RICH FOUNDATION
Tags: AMIR HAREL, AVI BELLELI, cinema, documentario, Festival, israele, israeliano, kibbutzim, RAN TAL, ron goldman, TorontoPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Meduse
Scritto da: admin
A Tel Aviv si incrociano e si sfiorano le storie umane di persone che cercano di cambiare la propria vita. Keren, proprio mentre festeggia il suo matrimonio, si rompe una gamba ed è costretta a cancellare la luna di miele nel Mar dei Carabi, così lei e suo marito decidono di passare il viaggio di nozze in un albergo sul lungo mare di Tel Aviv, dove fanno un incontro fatale. Batya incontra una strana bambina sulla spiaggia che inizia a seguirla: da quel momento la sua vita cambia radicalmente. Joy, una ragazza filippina, lavora come cameriera nella casa di una donna anziana che da molto tempo ha smesso di parlare con sua figlia. Esordio alla regia della celebre coppia di scrittori/attori/sceneggaitori Keret e Geffen. Meduse è un film onirico e sognante, una fiaba delicata e commovente raccontata in punta di macchina da presa. Un elogio alla leggerezza, che riesce ad entrare nell’intimo dei personaggi, i quali vivono nella metropoli israeliana per eccellenza, in cui tutti, proprio come le meduse, si muovono spinti da correnti misteriose. Il film ha vinto nel 2007 il Premio Caméra d’Or al Festival di Cannes.
Regia ETGAR KERET, SHIRA GEFFENPaese ISRAELE, FRANCIA 2007 (Colore)Titolo originale MEDUZOT Durata 78 min. Sceneggiatura SHIRA GEFFENFotografia ANTOINE HÉBERLÉ Montaggio FRANÇOIS GÉDIGIER, SACHA FRANKLINMusica CHRISTOPHER BOWEN, GRÉGOIRE HETZEL, CORINNE ALLALInterpreti SARAH ADLER, NIKOL LEIDMAN, GERA SANDLER, NOA KNOLLER Produzione LAMA FILMS, LES FILMS DU POISSON, ARTE FRANCE CINÉMA Distribuzione italiana SACHER FILM
Tags: ANTOINE HÉBERLÉ, ARTE FRANCE, Cannes, CHRISTOPHER BOWEN, cinema, CORINNE ALLAL, etgar keret, Festival, FILM, FILMS, FRANKLIN, israele, matrimonio, onirico, sacher film, SARAH ADLER, SHIRA GEFFEN, Tel AvivPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Noodle
Scritto da: admin
A trentasette anni, Miri, assistente di volo per la El Al, è già vedova due volte. La sua vita ordinata è sconvolta da un ragazzino cinese abbandonato, la cui madre immigrata è stata espulsa da Israele. Il film è un toccante misto di commedia e dramma in cui due esseri umani così differenti l’uno dall’altro, così come lo possono essere Tel Aviv da Pechino, si fanno compagnia l’un l’altro in un viaggio straordinario che restituisce entrambi ad una vita piena di significato. La regista del film si è laureata alla Beit Zvi School of Stage and Cinematic Arts ed oggi lavora anche come montatrice. Tra i suoi film spiccano il pluripremiato Crows e Tel Aviv Stories. Noodle, che ha preso dieci nominations per il premio dell’ Israeli Film Academy, è stato presentato in molti festival internazionali, come il Festival di Haifa dove ha vinto il Premio della Critica e il Melbourne International Film Festival.
Tags: ALON ABOUTBOUL, anat, ayelet, AYELET MENAHEMI, beit zvi, CHEN, cinema, cinema isreliano, commedia, Festival, FILM, film academy, film festival, glaser, haifa, israele, israeli film, melbourne international film festival, MILI AVITAL, norma productions, premio, Tel Aviv, waxmanPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Qualcuno con cui correre
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Siamo a Gerusalemme. È estate e Assaf è un ragazzo di sedici anni come tanti altri, molto timido, ma alle prese con una difficile missione: ritrovare i proprietari di un labrador abbandonato. Così il ragazzo, ripercorrendo gli indizi che gli fornisce il cane, si mette sulle tracce di Tamar, una musicista di talento, scomparsa improvvisamente. Questa è a sua volta impegnata nella ricerca del fratello, nei guai a causa di una banda criminale. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore David Grossman, il film di Davidoff compone il ritratto di una gioventù che si perde nei meandri di una Gerusalemme lontana dalle rappresentazioni stereotipate della “Città Santa”. I ragazzi devono affrontare molti ostacoli nei bassifondi di Gerusalemme prima di ritrovarsi. Metafora sull’iniziazione dei giovani all’età adulta, il film, che è stato presentato a vari festival internazionali, si è aggiudicato molti premi all’ Israeli Film Academy.
Tags: cinema, cinema isreliano, DANNY STEG, david grossman, Davidoff, film academy, film productions, Gerusalemme, israeli film, medusa film, neomi, NOAH STOLLMAN, oded, OMER, polani, RAN SHEM-TOV, ricerca del fratello, romanzo, stollman, Tamar, YONATAN BAR-OR, YUVAL MENDELSONPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Strangers
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Tutto ha inizio in una metropolitana di Berlino, durante i Mondiali di Calcio del 2006: un incontro casuale tra Eyal, israeliano che vive in un kibbutz e Rana, una giovane palestinese residente a Parigi, cambierà la vita dei due. Eyal è in Germania alla ricerca della sua fidanzata, mentre Rana fa il tifo per la squadra francese. I due si innamorano e d’un tratto, quando scoppia la guerra in Libano, la storia si fa molto complicata. I registi sono partiti all’avventura per Berlino durante i mondiali, con pochi mezzi per girare, un gruppo di amici e un’idea (che si rifaceva ad un loro precedente cortometraggio). Così per le riprese di Strangers, gli attori si sono incontrarti per la prima volta sulla metropolitana, improvvisando davanti all’obiettivo della macchina da presa. Ad un tratto la guerra in Libano cambia radicalmente la sceneggiatura. Il film ha partecipato a vari festival internazionali, tra cui il Tribeca Film Festival, il Thessaloniki IFF, il Rotterdam IFF, il Jerusalem IFF e quello di San Francisco nei quali ha vinto il Primo Premio per la Miglior Regia.
Tags: AVRAHAM PIRCHI, CLEMENCE THIOLY, germania, GUY NATTIV, israele, Jerusalem, LEON KAZAV, metropolitana di berlino, Rana, TAMI LEON Strangers, YUVAL ORRPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » To see if i’m smiling Scritto da: admin
Sei donne raccontano la loro esperienza come soldatesse durante il servizio militare nei “Territori occupati”. Voci di donne unite in un resoconto diretto, sincero, di questa guerra infinita, delle scelte morali che hanno dovuto affrontare durante il confronto con la popolazione palestinese. Le donne riguardano il passato con un occhio critico cercando di descrivere sinceramente ma anche tentando di comprendere il perché del loro comportamento e di come hanno messo in gioco la responsabilità e la forza che hanno dovuto esercitare alla giovane età di diciotto anni. Domande che non si sono poste all’epoca tornano oggi in cerca di risposte e riaprono ferite dolorose. “Come un pugno secco allo stomaco il documentario di Tamar Yarom ti assale con emozioni crude e non filtrate, di sei donne israeliane che ci raccontano gli orrori di cui sono state testimoni e che hanno perpretato durante il loro servizio militare obbligatorio. Il modo con cui la regista monta insieme questi monologhi e queste immagini crea un’armonia turbante.” Così scrive di questo importantissimo film Ronnie Scheib su Variety. Il film ha vinto tra gli altri premi, il prestigioso Silver Wolf Award all’International Documentary Film di Amsterdam, il Premio per il Miglior documentario al festival di Haifa, il premio speciale della giuria al Sarasota Film Festival e al Hot Docs Festival di Toronto.
Tags: ANI MEHAYEHET, cinema, DANIEL GAL, documentario, documentary film, film festival, haifa, israele, israeli film, JONATHAN BAR-GIORA, premio, Ronnie Scheib, sarasota film festival, SHIRI BAR, silver wolf, Silver Wolf Award, TAMAR YAROMPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Vasermil
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Vasermil è uno stadio situato a Beer Sheva, città nel sud di Israele. Il film racconta la storia di tre adolescenti cresciuti in un quartiere dove vige la legge del più forte, che sperano di cavarsela grazie allo sport, al gioco del calcio. Shlomi consegna pizze e domicilio, vive con sua madre, una sorella e il patrigno. Adiel, un ragazzo di origini etiopi, si prende cura di un fratellino e di una madre malata. Dima è arrivato dalla Russia, suo padre è disoccupato e la madre lavora come donna di servizio. I tre giocano insieme in una squadra di calcio e si preparano al campionato locale per giovani, che tradizionalmente si svolge nel giorno in cui nello stadio Vasermil si festeggia l’ indipendenza nazionale. Da qui forse si aprirà uno spiraglio di speranza di diventare giocatori professionisti: il segreto per realizzare questo sogno è superare il senso di inferiorità e unire le ambizioni personali con il gioco di squadra. L’esordiente Salmona mette in scena uno stile fluido, che tiene insieme il quadro di una società frammentata e che crea un realismo documentaristico, riuscendo ad evadere dal cliché della rappresentazione “proletaria”. Un sincero esempio del cinema sociale realistico israeliano che è valso al giovane regista il Premio delle Giuria al Festival di Gerusalemme e a San Francisco, il New Director’s Prize.
Tags: Adiel, ADIEL ZAMRO, beer sheva, cinema, cinema isreliano, DAVID TEPLITKY, eldad, film production, Gerusalemme, indipendenza, israele, israeliano, MAREK ROZENBAUM, MICHAEL ROZENBAUM, nadir, premio, RussiaPostato in: SGUARDO SUL NUOVO CINEMA ISRAELIANO | Commenta » Family mediteranean fever
Scritto da: admin
Trent’anni fa Ruth e Avner Lavi, che prima vivevano a Rehovot (città vicino a Tel Aviv) si sono trasferiti a Sderot in questa cittadina di periferia, a pochi chilometri dallo stretto di Gaza, ai margini del deserto, dove sono nati i loro tre figli. La vita sotto i continui bombardamenti dei missili kassam, la malattia del padre e la permanenza all’estero di un giovane figlio, cambiano radicalmente le sorti di questa famiglia, che vive una realtà nuova e al tempo stesso “estranea”. Michal Lavi, studentessa di cinema al Sapir Film School, punta la macchina da presa sulla sua famiglia, in un mediometraggiodocumentario personale, autobiografico, che fa parte della trilogia creata e prodotta da Boris Maftzir “ Shahar Adom” (ovvero il termine con cui si designa lo stato d’emergenza per il quale i cittadini che vivono vicino a Gaza devono trovare rifugio entro 15 secondi a causa di un imminente bombardamento).
My family’s pizza
Scritto da: admin
Maksim è il re della pizza nella sua cittadina. Noto per essere un grande “pigrone” di rofessione, un giorno decide di chiedere n aiuto economico ai genitori per acquistare la metà della pizzeria non ancora sua. I genitori acconsentono capendo però subito che il loro investimento non è solo economico: devono tirarsi su le maniche affinché il proprio figlio riesca a dare nuovo impulso alla sua attività. Il padre si trasforma in fattorino e consegna pizze a domicilio, mentre la madre si dedica alle pulizie. I genitori, dunque, si ritrovano ad affrontare non solo il duro lavoro che li attende a casa, ma anche i compiti che il figlio assegna loro. Il film ricostruisce un ritratto sincero di unacomune famiglia israeliana contemporanea, nel momento del distacco generazionale. Un esempio originale dei film prodotti dalla Sapir Film School. My Family’s Pizza, nato come tesi di laurea, ha partecipato a numerosi festival internazionali fra cui l’ israeliano Docaviv, il Cinema South Festival di Sderot (in cui si è aggiudicato il primo premio) e il Hot Docs di Toronto. Il film è stato anche trasmesso in televisione in molti paesi tra cui Canada, Francia e Finlandia.
Seeds of summer Scritto da: admin
“Mia madre diceva sempre che l’esercito è responsabile di tutto quello che mi è successo. E se non avessi fatto il servizio militare probabilmente “quella cosa” non sarebbe mai accaduto alla sua piccola figliola”. Così dice la giovane regista che, sette anni dopo il suo servizio militare, torna per la prima volta nel campo di addestramento in cui si era innamorata di una donna, ovvero una ufficiale al comando del suo reggimento. Sotto l’occhio severo del codice militare, la regista segue sessantasei giorni di esercitazioni al combattimento in uno dei corsi più duri per le donne-soldato, innamorandosi di nuovo, ma questa volta di una recluta. In uno scenario di inadeguatezza, tra divise troppo grandi, il sole cocente sulla testa, armi e borracce pesanti che gravano come macigni sulle piccole spalle di ragazze appena diciottenni, donne delicate si trasformano in vere combattenti. Poi arriva la notte, è tempo di confidenze, e queste ragazze tornano ad essere delle teenager che condividono pensieri ed emozioni confuse, per comprendere e ritrovare la propria identità. Così, attraverso il rapporto tra la regista e una soldatessa, tornano in superficie le problematiche sulla sessualità e la femminilità. Film nato come tesi di laurea di una studentessa della Sapir Film School, ha poi conquistato il mondo della distribuzione di film israeliani, partecipando a festival prestigiosi come quello di Gerusalemme, Rehovot, Dortmund, Brooklyn, Los Angeles e tanti altri. Ed è stato inoltre presentato alla televisione in America, in Europa e in Australia.
The chicken or the egg Scritto da: admin
Kibbutz Nir-Am a quattro chilometri da Gaza. Malgrado il chiasso degli elicotteri israeliani che sorvolano la loro casa, i missili kassam palestinesi che cadono nel cortile e minacciano la loro vita, Julia, trentaseienne, e sua figlia Tom di cinque anni, decidono di non arrendersi e di proteggersi a vicenda. Un film delicato ed ironico sulla dura realtà di una piccola famiglia che cerca di sopravvivere, circondata dalle barriere fisiche e sociali, in un mondo dove si scontrano le delusioni politiche e le speranze personali. Una realtà rappresentata con intelligenza attraverso gli occhi di una madre per la quale la cosa più importante è assicurare un futuro migliore alla sua bambina. Alon Alsheich e Eran Yehezkel, due studenti della Sapir Film School hanno girato questo piccolo documentario proprio nel loro quartiere, dove le emergenze sociali devono fare i conti con la politica. Il film fa parte della trilogia creata e prodotta da Boris Maftzir “ Shahar Adom” (ovvero il termine con cui si designa lo stato d’emergenza per il quale i cittadini che vivono vicino a Gaza devono trovare rifugio entro 15 secondi a causa di un imminente bombardamento).
Tags: academic college, Alon Alsheich, Boris Maftzir, chicken or the egg, documentario, Eran, FILM, film school, gaza, ironico, israele, Kibbutz, palestinesi, Shahar Adom, YECHEZKEL, YehezkelPostato in: SCUOLE DI CINEMA DA ISRAELE: SAPIR COLLEGE | Commenta » Avanti popolo
Scritto da: admin
11 Giugno 1967, la Guerra dei Sei Giorni volge al termine. I soldati dell’esercito egiziano sperano di raggiungere sani e salvi la loro casa. Due tra loro, Rasan e Haled, dopo ore di vagabondaggio sotto il sole cocente del deserto del Sinai, alla ricerca di un po’ d’acqua e di una via di salvezza, si imbattono nel cadavere di un soldato delle Nazioni Unite e in una bottiglia di whisky. Incontrano un giornalista della stampa internazionale a caccia di un soggetto per un servizio sulla guerra, che in realtà è già finita, eppure non è disposto ad aiutarli. Confidano nel malaugurato incontro con un gruppo di soldati israeliani ma questi non li considerano neanche “prigio- nieri di guerra”. L’Odissea dei due soldati continua inesorabile in un’apparente “pace” dopo la tempesta, che si trasforma in realtà in un nuovo scenario di morte. Avanti Popolo è il primo film israeliano che ha “osato” guardare il conflitto mediorientale dall’altra parte della barricata, con gli occhi del “nemico”. Esordio del regista Rafi Bukai, la pellicola doveva essere in realtà una tesi universitaria, ma si è poi trasformata in un film importantissimo nella storia del cinema israeliano. Immagini ironiche e assurde al tempo stesso come il whisky, il sole, i nemici che si fingono “buoni”, il soldato arabo che rappresenta teatralmente lo Shylock (ovvero l’ebreo di Shakespeare), il giornale in cui vengono celebrate le vittorie di guerra (ora ridotto a carta straccia) e un gruppo di soldati israeliani ed egiziani che canta l’inno dei comunisti italiani “Avanti Popolo”, resteranno per sempre impresse nella memoria del cinema israeliano. Il film ha vinto il Leopardo d’oro al Festival di Locarno nel 1986 ed è stato designato al Festival di Gerusalemme 2008 come il “miglior film israeliano di tutti i tempi”.
Tags: DAN TURGEMAN, DANNY ROTH, DANNY SEGEV, Festival di Gerusalemme, Festival di Locarno, la Guerra dei Sei Giorni, MICHA SHAGRIR, RAFI BUKAI, SALIM DAU, SHUHAIL HADAD, TUVIA GEBLERPostato in: ISRAELE NEL CINEMA:TRA MITO E DEMISTIFICAZIONE | Commenta » Exodus
Scritto da: admin
Nel 1947 a Cipro 30.000 ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti aspettano, segregati nei campi di raccolta inglesi, che le Nazioni Unite decidano sul loro destino. Un gruppo di 600 profughi guidati da Ari Ben Canaan, agente segreto dell’Haganà (organizzazione clandestina ebraica in Palestina) progetta di forzare il blocco inglese per raggiungere la Terra Promessa. Dopo aver vinto la resistenza inglese, i profughi allestiscono la nave “ Exodus” e partono per la Palestina: qui lottando per la loro indipendenza, affrontano gli Arabi e gli Inglesi, fino a quando il 29 novembre 1947 le Nazioni Unite proclamano la fine del mandato britannico e la divisione della Palestina in due stati: uno ebraico e uno arabo. Ispirato alla vera storia di Yossi Harel (comandante della nave “ Exodus”) e al libro di Leon Uris “ Exodus”, il film, diretto dal regista americano Otto Preminger, consegna alla dimensione del mito la tragica e avvincente storia degli ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista che combatterono per la fondazione dello Stato d’ Israele. Il giovane e superbo Paul Newman, nelle vesti del coraggioso comandante, incarna il mito del “sabra” ovvero l’ebreo nato in Israele, che come il fico d’india è dolce dentro, ma con la pelle dura. Grazie al grande sucesso di questo film hollywoodiano, “ Exodus” ha rappresentato uno tra i più efficaci “portavoce” del nuovo stato d’ Israele. Girato in Israele ha dato anche un impulso significativo alla “neonata” industria cinematografica israeliana dei anni ’60.
Il grido della terra
Scritto da: admin
Una pellicola dimenticata, ritrovata e salvata ultimamente dal Centro Sperimentale di Cinematografia, ci svela che in Italia nel 1949, undici anni prima dell’ Exodus di Otto Preminger, nasceva un film sulla storia dell’ indipendenza dello Stato d’ Israele. Un chirurgo ebreo di nome Taumen e Dina, che sarebbe diventata la sua futura nuora, reduci dai campi di sterminio nazisti, vengono trasferiti in un campo profughi in Puglia. Insieme ad altri ebrei sopravvissuti raggiungono la Palestina, sotto la guida di Ariè, membro dell’Haganà (organizzazione clandestina sionista). In Palestina i movimenti per l’ indipendenza dello Stato Ebraico combattono contro gli inglesi. Il figlio di Taumen, David, che prima della guerra era fidanzato con Dina ed ora vive con Judith, è uno tra i più attivi combattenti. David viene informato dell’arrivo del padre, che non sperava più di rivedere, e va a trovarlo nella colonia agricola che ospita i profughi. Qui incontra anche Dina e Ariè. Tra i due ex compagni scoppia una lite, a causa della divergenza sui “metodi” che devono essere utilizzati per espugnare gli inglesi. Nel frattempo la colonia agricola viene assediata e David catturato. L’Irgun (gruppo militante sionista) per vendicarsi della cattura di David, prende come ostaggio l’ufficiale George Bilkmoe. L’amara ironia vuole che David, Ariè e George una volta compagni di guerra contro i nazisti oggi si ritrovino nemici. La morte arriva ma i sopravissuti continueranno il progetto sionista. Il film è stato girato nel 1949 quasi in contemporanea con i fatti storici. La censura non lo ha digerito facilmente reputandolo “offensivo nei confronti di un paese amico”. Al regista Duilio Coletti, che diventerà poi uno specialista nel cinema di guerra, piaceva l’idea di fare un film anti-britannico e molto filo-ebraico. Alle origini del film sta, probabilmente, la collaborazione tra Coletti e Carlo Levi (questa è la sua unica sceneggiatura accreditata), che il regista tenta di convincere a portare sullo schermo “Cristo si è fermato a Eboli”. A Il Grido della terra collaborano inoltre Alessandro Fersen (cosceneggiatore e interprete del ruolo del rabbino), e lo scenografo Emanuele Luzzati che avevano esordito insieme nel 1947 al Teatro di Genova con uno spettacolo riecheggianto il folklore ebraico, “Lea Lebowitz”. Non accreditato, ma coinvolto nella realizzazione del film, è infine Leo Levi, cui si devono le ricerche musicologiche per i canti frequentemente utilizzati nella costruzione drammaturgica di Il Grido della terra .
Regia DUILIO COLETTISceneggiatura LEWIS F. GLITTER, CARLO LEVI, GIORGIO PROSPERIFotografia DOMENICO SCALA Montaggio MARIO SERANDREI Musica ALESSANDRO CICOGNINI Interpreti MARINA BERTI, ANDREA CHECCHI, VIVI GIOI, CARLO NINCHI, FILIPPO SCELZO, LUIGI TOSI, PETER TRENT, ELENA ZERESCHI, ALESSANDRO FERSEN Produzione ALBERTO SALVATORI, LUX FILMPaese ITALIA 1949 (B/N) Durata 90 min. Copia 35mm restaurata dalCentro Sperimentale di Cinematografia
Paratroopers
Scritto da: admin
Il film racconta la storia di un gruppo di diciottenni che hanno scelto di intraprendere la carriera di paracadutisti nell’esercito israeliano. Tra loro c’è Vaisman, un ragazzo volontario che aspira ad entrare nel gruppo dei “Parà” per potersi mettere l’ambita spilla con le ali sul petto ed indossare il berretto rosso. Ma Vaisman non è portato per questo servizio, gli allenamenti sono troppo duri, e nel campo di battaglia “psicologico” pare che gli manchi la forza di volontà. Il suo ufficiale Yair fa di tutto affinché Vaisman diventi “un vero uomo” fino a spingerlo ad intraprendere imprese temerarie che si risolvono in tragedia: Vaisman muore infatti durante una esercitazione. Poi arriva l’inchiesta e con essa, i dubbi morali che portano Yair alla decisione di lasciare l’esercito. Ma quando arriva un’emergenza tutto viene cancellato e la realtà resta immutata. Paratroopers gioca col genere del “war movie” seguendo le esercitazioni dei suoi “eroi” senza mai portarli sul campo di guerra, neutralizzando così in modo ironico la logica dell’azione bellica. Attraverso la rappresentazione realistica Ne’eman riesce a far scendere il soldato israeliano dal piedistallo del “mito” e a farlo marciare sul campo di battaglia di una realtà che non fa sconti a nessuno.
L’isola delle rose (la tragedia di un paradiso)
Scritto da: admin
Incinta della sua secondogenita, la regista ritorna a Rodi (Grecia) con la madre Erminia, che in quell’isola ha vissuto gli anni dell’infanzia. La parte ebraica della famiglia,quella materna, fu deportata ed uccisa ad Auschwitz. Secondo la propaganda fascista, Rodi era un vero Paradiso di salute e felicità, dove diversi gruppi etnici - turchi, ebrei, greci, cui si aggiungono gli italiani - convivevano in sostanziale tranquillità. Qui cresce la nonna della regista, Victoria, che si innamora nel 1936 di un ufficiale siciliano cattolico, Ernesto. La regista e sua madre interrogano amici di famiglia, leggono i diari di Ernesto, e ripercorrono i luoghi della memoria.La giovane regista Rebecca Samonà ricostruisce, attraverso il percorso della memoria, la storia della sua famiglia. Guidate dai versi di Primo Levi sulla Pasqua ebraica (“ Pesach”), Rebecca e sua madre cominciano il magnifico viaggio da Bruxelles per arrivare a celebrare l’antico rito di Pesach, simbolo universale di liberazione. Il documentario è stato presentato in concorso al Jerusalem Film Festival 2008 nella sezione “ Jewish Experience”.
The House on August Street Scritto da: admin
The House on August Street racconta la storia poco conosciuta di Beate Berger, un’ebrea tedesca che con coraggio è riuscita a salvare negli anni ’30 più di cento bambini, prendendosi cura di loro e poi portandoli da Berlino in Palestina. Berger fu tra i primi a comprendere la gravità della minaccia nazista, e fondò (per poi dirigere) una casa per bambini in Auguststraße 14- 16 a Berlino, chiamata “ Beith Ahava”. Ayelet Bargur torna a Berlino con due amici anziani che si sono conosciuti all’epoca dei fatti nella “ Beith Ahava”. Alternando immagini inedite di filmati degli anni ’30 e scene ricostruite (interpretate dalla straordinaria attrice Naomi Krauss), la regista ripercorre questa incredibile storia con amore, sentimento (mai sentimentalismo), umiltà e un pizzico di umorismo. Il film ha vinto il secondo Premio al Festival di Haifa ed è stato presentato in numerosi festival di cinema ebraico, da Boston a Toronto, da Berlino a Los Angeles.
The tree of life Scritto da: admin
Una donna che cerca di ritrovare la serenità dopo la morte del padre, parte per l’Italia, terra di origine paterna, alla ricerca della sua storia e alle radici del suo albero genealogico. Nel corso del viaggio passando per varie città e facendo molte interviste, la donna, con l’aiuto di una simpatica zia di ottantadue anni, scopre l’affascinantestoria dei propri antenati ebrei. Nel frattempo la zia torna a fare i conti col proprio passato, così decide di andare a ringraziare le persone che hanno nascosto lei e suo padre durante la II Guerra Mondiale. Questo documentario rappresenta un lavoro originale ed esaustivo sulla memoria e sulla ricostruzione del passato famigliare e dell’identità. Alternando riprese realistiche con fantasiose animazioni e l’uso delle marionette,la Volterra riesce a raccontare anche alcune pagine della storia dell’ebraismo italiano, dall’antichità ai giorni nostri. Proprio una marionetta, che da secoli rappresenta un tipico prodotto del folklore italiano, interpreta nel film la parte del Ramhal, ovvero il mistico e il kabbalista della Venezia del diciannovesimo secolo.
Tags: CARLO SILIOTTO, DAVID DONIHUE, ENRICO FINK, EYAL GORDIN, GIOVANNI ANDREOTTA, HAVA VOLTERRA, II Guerra Mondiale, kabbalista, MATHEW JONES, NICO MANSY, ODED PLOTNITZKI, RAM SHANI, The tree of life, THE TREE OF LIFE (L’ALBERO DELLA VITA)
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