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Sciascia, libri rari nel Gargano Stampa E-mail
Scritto da Michele Fumagallo   
venerdì, 14 novembre 2008 19:08
storie
Infinito SCIASCIA
LIBRI RARI E REPORTAGE MAI VISTI. NEL GARGANO
Michele Fumagallo
SAN MARCO IN LAMIS (Foggia)

C'è nella provincia italiana un patrimonio immenso di materiale conservato dall'amore di persone speciali, tesori che possono essere di grande aiuto a invertire una tendenza distruttiva e vacua, e diventare punto di riferimento per uno sviluppo culturale nuovo. Uno di questi è il «Centro di Documentazione Leonardo Sciascia - Archivio del Novecento Letterario» di San Marco in Lamis, cittadina del Gargano.
E proprio mentre torna il dibattito su Leonardo Sciascia, sui suoi scritti di lucida provocazione, sulla sua arte letteraria che ha spaziato dal pamphlet alle cronachette, dall'inchiesta al romanzo, è forse utile mettere il naso in questo centro, a pochi mesi dal ventesimo anniversario della morte (1989) che già si annuncia ricco di avvenimenti. Una delle iniziative più utili sarà proprio la pubblicazione di un corposo volume archivistico che cataloga tutti gli infiniti scritti di Sciascia ovunque pubblicati. Ne è autore Antonio Motta, critico letterario e cultore dello scrittore siciliano, che ha messo in piedi in più di un trentennio di raccolta, una immensa mole di materiale sull'autore di Todo modo che non possiede nessuno e che commosse lo stesso interessato quando andò a fargli visita nella cittadina del Gargano. Un materiale sconosciuto ai più, che spazia dai numerosi articoli alle numerosissime introduzioni per libri e libricini d'arte, e così via.
Una mole di materiale che è parte del grande archivio del Novecento letterario italiano che Motta ha messo in piedi. Così nelle stanze del suo archivio si possono rintracciare opere mai viste, a partire dai numerosissimi testi inediti, che va pubblicando in parte sulla sua rivista Il Giannone, da volumi introvabili, da edizioni di valore inestimabile. E poi tantissime opere della sua Puglia e del suo Gargano, con la perla di Francesco Paolo Borazio, poeta cavapietre che appassionò Pasolini.
C'è una circolarità nelle opere di questo «Centro Leonardo Sciascia-Archivio del Novecento»: tutto torna da dove ha inizio. Cioè dalla raccolta degli autori del Novecento letterario per arrivare a Leonardo Sciuascia e di nuovo per proseguire al di là dell'autore siciliano. Questo è anche uno dei pochi posti dove è conservata per l'80/90% la memoria di uno scrittore. Ci sono molti modi per raccogliere materiale: c'è il collezionismo un po' stupido dell'intellettuale piccolo borghese che accumula libri ma che resta prigioniero del cliché provinciale. Poi c'è un collezionismo che, pur partendo dalla periferia del mondo, non ne accetta i limiti ma li supera.
I materiali di questo Centro di San Marco in Lamis sono sempre offerti in pubblicazioni e riviste dove si cerca il meglio dell'incontro con la cultura. Dunque il Novecento letterario italiano e Leonardo Sciascia in esso: sono le due grandi passioni di Antonio Motta, 61 anni, un passato di collaborazioni letterarie al manifesto, oggi critico per svariate riviste, editore, ma soprattutto grande collezionista di inediti. Mi accoglie nel suo rifugio e la prima cosa che gli chiedo è il suo rapporto col territorio: «Cosa vuoi sapere - comincia - , se sono garganico? Sì, certo, lo sono. Però dell'aspro Gargano, di quella cultura rocciosa del mandorlo e dell'ulivo, che mi fa sentire la difficoltà di questa terra. C'è invece un Gargano illustrato, provinciale, che non riconosco». Poi prosegue: «Non so trovare, tra i fatti della mia infanzia, un legame con i libri, la letteratura, Sciascia, con la mia futura esperienza di editore, se non quello stranissimo corso di detective a dispense dell'Accademia di Torino, che frequentai per corrispondenza. Volevo diventare un Poirot, un Maigret. In questa oscurità, in un Gargano-isola, mi innamorai della letteratura». E nacque così, negli anni, il Centro che Motta mi fa visitare con un pizzico di amarezza per la solitudine in cui il suo lavoro si svolge. «La mancanza di vita civile, la solitudine immensa che Anna Maria Ortese registrava cinquant'anni fa nel suo reportage-racconto tra Rodi Garganico e Peschici, io continuo ad avvertirla, a sentirla nelle ossa e nel paesaggio».
Motta mi racconta con entusiasmo la sua avventura: «Leonardo aveva da poco creato per l'editore Sellerio la collana La memoria e stregato da questo mi imbarcai nel progetto di dare vita ad un centro che documentasse la memoria dei poeti, dei narratori, dei romanzieri del Novecento. Mi stimolava creare un centro degli scrittori sotto il segno della costellazione di Sciascia». Tutto iniziò da una vecchia conquista operaia, quella delle 150 ore, e dalla prima conferenza per gli operai in biblioteca comunale il 28 aprile del 1976. Fu proprio un dibattito su Leonardo Sciascia. E da lì partì l'avventura. Nacque una cospicua biblioteca, una sorta di gigantesco albero-libro dalle vaste radici e dai cento occhi di Argo, dove si conservano le prime edizioni, le edizioni fuori commercio, i libri d'arte, le cartelle, le fotografie, le riviste, la bibliografia della critica con diecimila voci, le stampe, le lettere, i disegni, le incisioni. «Perché - continua Motta - anche questo mi insegnò Sciascia, l'amore per le stampe e il misterioso mondo dell'acquafortista».
Oggi il Centro ha, oltre a migliaia di materiali vari, una biblioteca novecentesca degli scrittori di oltre dodicimila volumi e un archivio di cinquemila lettere autografe. Pubblica la collana Fogli del Centro Leonardo Sciascia: racconti, poesie, testi rari, in tiratura limitata, adornati da incisioni, litografie, xilografie, di grandi artisti contemporanei (Bruno Caruso, Domenico Cantatore, Federica Galli, Piero Guccione, Emilio Greco, Ugo Nespolo, Giuseppe Zigaina). Sono usciti testi di Gesualdo Bufalino, Giuseppe Antonio Borgese, Giuseppe Cassieri, Pietro Citati, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Roberto Roversi, Leonardo Sciascia. Inoltre il centro pubblica la rivista di letteratura e cultura Il Giannone, aperta agli studiosi e agli intellettuali italiani ed europei. Ma la cosa più straordinaria sono i piccolissimi libri e le centinaia e centinaia di cataloghi prefati da Sciascia, tutte le opere e cartelle d'arte legate a pittori e incisori, tempere, acqueforti, stampe che hanno a che fare con lo Sciascia straordinario collezionista. «Quando uscirà questa bibliografia - dice Motta - si capirà molto di più di Sciascia, davvero un intellettuale europeo, non solo scrittore di mafia. Amava tirar fuori le cronache da tutto. Era, per esempio, un innamorato dei paesi e saranno una scoperta i suoi reportage dai paesi siciliani, ancora in gran parte inediti».
Concludo questo mio incontro con una doppia domanda: esiste ancora un sud letterario nel mondo globalizzato? E quale intellettuale può essere utile nei territori? «Dopo la Ortese e Sciascia - conclude Motta - , così diversi ma uniti dallo stesso bisogno di attenzione per il mondo degli umili, dei diseredati, degli inquisiti, c'è un vuoto incolmabile. Perché entrambi hanno praticato una letteratura intesa come reato, cioè rivolta contro l'appiattimento e la menzogna. C'è bisogno tuttavia di un intellettuale che faccia crescere le persone e la loro autonomia. Capire il territorio, relazionarlo con la letteratura, ma in senso opposto a come fanno in molti. Cioè in senso orizzontale, andare verso gli umili, cercarne gli humus profondi e gli scambi vitali». Il futuro di questo Centro è dunque qui. In questa cittadina del Gargano c'è ancora molto lavoro da fare per capire che è dai gioielli del territorio che si riparte sempre.

Fonte : il Manifesto p.18  del 12 nov. 2008
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