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La città della Poesia... Stampa E-mail
Scritto da Scripta Manent   
domenica, 22 febbraio 2009 11:55
Pier Paolo Pasolini
La poesia
Poesia in forma di rosa (1961-64)
I. La realtà

Ballata delle madri
Pasolini Pier Paolo

·  Ballata Delle Madri   clicca per ascoltarla recitata da Vittorio Gassman

Mi domando che madri avete avuto. 

Se ora vi vedessero al lavoro 

in un mondo a loro sconosciuto, 

presi in un giro mai compiuto 

d’esperienze così diverse dalle loro, 

che sguardo avrebbero negli occhi? 

Se fossero lì, mentre voi scrivete 

il vostro pezzo, conformisti e barocchi, 

o lo passate a redattori rotti 

a ogni compromesso, capirebbero chi siete? 


Madri vili, con nel viso il timore 

antico, quello che come un male 

deforma i lineamenti in un biancore 

che li annebbia, li allontana dal cuore, 

li chiude nel vecchio rifiuto morale. 

Madri vili, poverine, preoccupate 

che i figli conoscano la viltà 

per chiedere un posto, per essere pratici, 

per non offendere anime privilegiate, 

per difendersi da ogni pietà. 


Madri mediocri, che hanno imparato 

con umiltà di bambine, di noi, 

un unico, nudo significato, 

con anime in cui il mondo è dannato 

a non dare né dolore né gioia. 

Madri mediocri, che non hanno avuto 

per voi mai una parola d’amore, 

se non d’un amore sordidamente muto 

di bestia, e in esso v’hanno cresciuto, 

impotenti ai reali richiami del cuore. 


Madri servili, abituate da secoli 

a chinare senza amore la testa, 

a trasmettere al loro feto 

l’antico, vergognoso segreto 

d’accontentarsi dei resti della festa. 

Madri servili, che vi hanno insegnato 

come il servo può essere felice 

odiando chi è, come lui, legato, 

come può essere, tradendo, beato, 

e sicuro, facendo ciò che non dice. 


Madri feroci, intente a difendere 

quel poco che, borghesi, possiedono, 

la normalità e lo stipendio, 

quasi con rabbia di chi si vendichi 

o sia stretto da un assurdo assedio. 

Madri feroci, che vi hanno detto: 

Sopravvivete! Pensate a voi! 

Non provate mai pietà o rispetto 

per nessuno, covate nel petto 

la vostra integrità di avvoltoi! 


Ecco, vili, mediocri, servi, 

feroci, le vostre povere madri! 

Che non hanno vergogna a sapervi 

– nel vostro odio – addirittura superbi, 

se non è questa che una valle di lacrime. 

È così che vi appartiene questo mondo: 

fatti fratelli nelle opposte passioni, 

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo 

a essere diversi: a rispondere 

del selvaggio dolore di esser uomini. 


.

.

Da Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, 

vol. I, Garzanti, Milano 1993






Gian Citton


DITTICO

Dittico "Voce sola"
ascolta la poesia letta da Gian Citton: clicca qui


I
Lui era padre - e come padre
non ventre caldo, ma l'altra parte
cui abbonire non farsela nemica.

Lui fu l'altro, e altro fu per scelta
anche in vita: sottratto sotterrato
a miei destini - lato di lato -

a cui guardare in sotterfugio in ansia
più spiato che amato
per contatto di giorni e consuete mance.

Fu e fu sempre, fino a quando era:
e ora (perché era) sento come venire
a fiore ruspida canzone assillo

fiato di sigaretta mano che mi ostinava
a capo della nuca - fastidiosa - ma era
ora so sua la mano che tremando

avanza col bicchiere
di plastica e faceva un mosso mare
rimpicciolito nella senescenza.


II
Ciò che mio padre era
non è più qui per dirlo -
e ciò che per me fosse
troppo tempo è trascorso.

Spio dalla scala - lui gira sotto stanza.
Ha le nocche di piombo quando batte
al calorifero spento la subdola
richiesta di alzare a qualche grado
il freddo delle ossa.
Con astio sento adempio al suo richiamo
di superstite sotto le macerie
per vibrazioni nell'intreccio dei tubi
cannule vene invano...

Ma, come me, lui guardava la notte
che percorresse il suo arco di buio -
e come me che il suo corpo d'allora
cercasse il buio nel chiarore alto
che infilzava fessure dal balcone.

Ora che un padre - il padre - so che è morto,
ora che in parte o molto impadronitasi
di me (per privazione) è la sua ombra,
non so ancora chi fosse - ma forse
quel lui ch'io fossi stato appena so.

E con quel lui contendo.


(da "INDOVINARE IL MARE", dicembre 2000 - febbraio 2001)
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