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Mario Mancini Stampa E-mail
Scritto da Gigi De Santis   
venerdì, 22 maggio 2009 16:31

Mario Mancini

 
Nel nostro «Archivio» abbiamo pensato di rispettare anche artisti baresi che hanno ed operano in città e in altre zone d’Italia e del mondo. Personaggi famosi e meno noti i quali, hanno fatto e fanno conoscere o sono degni rappresentati della città di Bari distinguendosi nel mondo dello spettacolo (attori e attrici di teatro, cinema, televisione, cantanti, cabarettisti, ecc.), in dialetto o in lingua. Il primo personaggio, che apre questa carrellata, che dà prestigio alla vita artistica barese, è...

Mario Mancini
Ultimo dei dieci figli, è nato e vive a Bari Vecchia, in Via Roberto il Guiscardo 17 il 1° gennaio 1931. Fa parte di una famiglia modesta barivecchiana doc, rispettando la tradizione dei soprannomi. Al padre, Nicola, gli fu affibbiato il nomignolo “martìidde d’òre” (martello d’oro) perchè di mestiere fu ebanista e aveva la “pettè” (bottega), a pianterreno nella via sopraccennata (dopo la sua morte, l’ampio locale è stato trasformato in dimora).  La madre, Antonia Viola appartenne alla nota famiglia che ereditò l’agnome, “Fatt’a cciùcce”, (“Fatt’a cciùcce / Fatt’a ppuèrche / Le calzùne du pregamuèrte”) da Pasquale Viola, bisnonno di Mancini, proprietario di due chioschi di forma ottagonale situati al crocevia di Corso Vittorio Emanuele II, Piazza del Ferrarese e Corso Cavour. In uno dei due chioschi si vendevano acqua gelata e bibite (orzata, limonata, amarena, menta). A sette anni Mancini calcò già il palcoscenico nel personaggio del corifeo dell’opera lirica «Aida». Dopo la seconda guerra mondiale, a diciassette anni, s’iscrive ad un corso di recitazione alla «Casa del Soldato» nella compagnia «Bottega delle Arti» diretto da Domenico dell’Era (Bari, 1907-1994), dove conosce Nietta Tempesta ed Eugenio D’Attoma (Molfetta, 1926-Bari, 1996). L’anno dopo, 1949, debutta nello spettacolo «Il profumo di mia moglie» di Leo Lenz. Immerso pienamente nella formazione dell’attore partecipando a più corsi e laboratori teatrali, a 24 anni gli affidano l’insegnamento della «dizione» alla «Casa dello Studente», fra gli allievi c’era Michele Mirabella. Dopo un po’ fu preso dalla tentazione e soddisfazione di presentarsi all’«Accademia Silvio D’Amico» di Roma convincendo una giuria composta da Vittorio Gassman, Silvio D’Amico, Edda Ciani, Nora Ricci proponendo la scena della lucertola dal lavoro di Luigi Pirandello «Non si sa come», seguita da una lettura interpretativa de «Gli spettri» di Ibsen, infine Gassman, «Il mattatore», gli chiese di declamare una poesia. Lodò un ignoto autore negro recitando «Seppellitemi in terra libera». Ebbene, Mancini arrivò quarto nella classifica finale. Un ottimo risultato che però non riuscì a vincere le borse di studio che furono soltanto per i primi due classificati. Nel frattempo si rincuorò vincendo nella vita privata, un concorso all’«Ente Irrigazione» lavorando come geometra per ben 29 anni. La passione però, per il teatro, era talmente incarnata che dopo due anni dal nuovo impiego escogitò una finta malattia ottenendo un buon numero di giornate di riposo dal medico il quale certificò un periodo di convalescenza da preferirsi in collina. Mancini scappò nuovamente a Roma, fece due caroselli, e la comparsa in un film. Durante il soggiorno nella capitale, si domandava se rimanere o ritornare nella sua amata Bari. Finito la convalescenza, decise di tornare nella sua città dove ebbe modo di recitare incominciando dai versi del « Pellicano» di Strindberg; la rievocazione degli «Anni della Resistenza» di Tommaso Fiore (feb. 1964); «Antigone» di J. Anouilh (apr. 1968); ; «Omobono» e «Gli incendiari» di Max Frisch (feb.-mar 1969); «La politica degli avanzi» di Artur Adamov (mar. 1970); «In Altomare», un atto unico di Slawomir Mrozek (apr. 1970); «Il sogno americano» di Edward Albee (mar. 1971); «Poesia negra americana dalle origini al Black Powere» (apr. 1971); «Pic nic», dello spagnolo Arrabal (mag. 1971); «Il brigantaggio» di E. D’Attoma e V. Maurogiovanni (nov. 1971); «La cimice» di Vladimir Majakovskij (mar. 1972); «Copione» di Nello Saito (ott. 1974); ecc. Con lo spettacolo «I carabinieri» dell’autore siciliano, Beniamino Joppolo, messo in scena al «Teatro Piccinni» la sera del 23 marzo 1973, dove Mancini è uno dei protagonisti, fu la prima rappresentazione ufficiale per la validità della costituzione de «Il Comitato Bari Teatro» (Lo statuto fu depositato presso il comune di Bari e approvato all’unanimità dal Consiglio comunale il 10 ottobre 1972) e, Mancini, fece parte della nuova istituzione che, però ebbe vita breve. Insomma dopo 25 anni di teatro classico e avanguardia, Mario "esplode" nella recitazione in dialetto barese puro. 
Fu il 6 febbraio 1974, serata d’inaugurazione del Teatro-Cabaret «Il Purgatorio» (fondatori e amministratori, Beppe Stucci, Marcello Leone ed Emidio Romano), nella prima parte dello spettacolo si esibì l’attore siciliano Pino Caruso in “Padrino”, il secondo tempo fu dedicato interamente al dialetto barese: “Iùne monde la lune” (regia di Michele Mirabella) dove Mario ebbe apprezzamenti lusinghieri. Spettacolo che, subito dopo divenne il classico della baresità: “Iàrche vassce” (autori Nicola Tabascio, e Vito Maurogiovanni, regia di Michele Mirabella direzione artistica Eugenio D’Attoma), prendendo anima e corpo in un’anteprima offerta ai lavoratori del Centro sociale della «Sudsider» 10 marzo 1974 (Il debutto ufficiale avvenne il 15 marzo al «Piccolo Teatro di Bari» in strada privata Borrelli 43), dove Mario Mancini, insieme a Nietta Tempesta, Nicola Tabascio, Mariano Leone, Carmela Vincenti e Gianni Giannotti, sono stati i primi componenti di una rappresentazione giunta oltre tremila repliche. Il 6 gennaio 1976 debutta anche come uno degli autori dello spettacolo “Iàrche Iàlde” di E. D’Attoma, D. Dell’Era, Mario Piergiovanni. È il seguito di “Iàrche Vassce”, un altro classico della baresità della compagnia del «Piccolo Teatro». Tra le repliche dei due summenzionati spettacoli in dialetto, è impegnato, sempre per conto del Piccolo Teatro, nelle rappresentazioni in lingua di autori italiani e stranieri. Nel 1985 recita ne «Il candeliere» di Alfred De Musset, tradotto nel vernacolo barese. Mancini ha anche esperienze di attore cinematografico. Nel 1986 e nel 1989 lavora nei rispettivi film «Separati in Casa» di Riccardo Pazzaglia, «Tommaso Blu» di Tommaso Di Ciaula. «Odore di pioggia» di Nico Cirasola. Il 9 giugno 1996 in occasione del recupero della manifestazione «Piedigrotta Barese» organizzata dal «Teatro Abeliano» è uno dei protagonisti del nuovo spettacolo in dialetto “Stòrie e Patòrie” testo di Alfredo Giovine, adattamento teatrale e regia di Vito Signorile. Rappresentazione definita un altro classico della baresità doc dove Mario si fa apprezzare in due personaggi femminili: una vedova e una popolana pettegola. Il 7 novembre dello stesso anno recita, con Tina Tempesta, al Teatro Abeliano, nel bel lavoro di Niccolò Machiavelli, «La mandragola». L’8 giugno 1997, nel programma della 2ª edizione della «Piedigrotta Barese», è superlativo nella commedia di Vito Maurogiovanni: “U cafè andìche”. Per la produzione cinematografica Mancini è nuovamente chiamato nei film: «Volontari per destinazione ignota» di Alberto Negrin (1997), «L’anima gemella» di Sergio Rubini (2002), «All’alba saliremo il monte» di Vito Giuss Potenza (2002), «La casa delle donne» di Mimmo Mongelli (2003), «Ho dato il cuore» di Roberta Perri (2003) un cortometraggio dove Mario fa la parte di un interessante  padre-padrone superandosi. Nel 2004 con un altro cortometraggio «I miei ragazzi» sempre di Roberta Perri, dato al «Cinema Armenise», Mario è premiato come migliore attore. Dall’aprile 2006 nelle sale cinematografie di Bari e della regione Mancini si vede nel film documentario su San Nicola realizzato da Vito Giuss Potenza «Nicola, lì dove sorge il sole». Ha avuto anche esperienze di attore televisivo partecipando in trasmissioni di carattere regionale come in «Melensa», «Bingo Bango», «Catene», tutte messe in onda da «Telenorba» di Conversano.
Mario Mancini senza presunzione e per la sua grande umiltà, si rende supremo in tutte le sue umane, drammatiche, comiche interpretazioni. Dal 22 dicembre 2006 è nuovamente impegnato nella briosa commedia in dialetto barese doc "Stòrie e Patòrie".


 
Bibliografia ed emerografia: Alfredo Giovine, Bari la Zita mè (Il soprannome nell’uso popolare barese), Edizione Fratelli Laterza, Bari, 1981; Giovanni Panza, La checcìne de nonònne (Giàrre de lemòne), Schena Editore, Fasano (BR), 1982; Antonio Stornaiolo, La recita curiosa, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari, 1996;  Gigi De Santis, «Archivio Cinema-Teatro, Centro Studi “Don Dialetto”Intervista a Mario Mancini», Bari, 1996-2006;  Cooperativa Piccolo Teatro di Bari “E. D’Attoma, (Opuscolo: Iàrche Vassce 25 anni...e li dimostra) Bari, s.d.; Piccolo Teatro di Bari «Eugenio D’attoma» (Opuscolo: I 30 anni del Piccolo Teatro), Bari s.d.; Francesco Monteleone, «Mario Mancini sulla scena anima e corpo» ne «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari, 3-04-2001; Vito Signorile, Un teatro 1970-2000 una città, Edizioni di pagina, Bari, 2003; Vito Attolini /Alfonso Marrese / Maria A. Abenante, Cineasti di Puglia, Adda Editore, Bari, 2006.
Foto: «Mario Mancini nella sua abitazione in Bari Vecchia», fototeca, Gigi De Santis, Archivio Centro Studi “Don Dialetto”, Bari, apr. 1996; «Mario Mancini "Iàrche Vassce"», Antonio Stornaiolo, La recita curiosa, Gius. Laterza & Figli, Roma-Bari, 1996;  «Mario Mancini “Stòrie e Patòrie»,Vito Signorile, Un teatro 1970-2000 una città, Edizioni di pagina, Bari, 2003.
Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” – Bari

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