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Le radici pugliesi della Carta dal congresso del Cln a Moro Stampa E-mail
Scritto da La Repubblica - Pagina I-IX   
mercoledì, 03 maggio 2006 12:38
Bari e la Costituzione. Un legame misconosciuto, quando non rimosso o addirittura ignorato. Pochi ricordano, insegnano, imparano che a Bari fu posta formalmente la prima pietra della Costituzione. Perché a Bari al si svolse il «primo congresso della libertà», come lo chiamò Tommaso Fiore. E qui, sul finire di gennaio del 1944, si consumò la rottura istituzionale con la monarchia. Quel definitivo rifiuto dell´esortazione alla «concordia e ad abbracciarsi alla persona di un re, che per venti anni non si è lasciato abbracciare da nessuno, se non forse, ahimè, dagli uomini in camicia nera». In queste parole pronunciate da Croce nel discorso inaugurale era già contenuto l´auspicio di un mutamento di regime: quell´atto di rottura della continuità istituzionale che sta al fondamento della Costituzione.
Nella mozione finale approvata dal congresso - all´unanimità con due sole astensioni - accanto alla richiesta di abdicazione immediata del re si dichiara la necessità «di predisporre con garanzia di imparzialità e libertà la convocazione dell´Assemblea costituente». Perciò, per questa solenne decisione di avviare il processo costituente, «questo congresso è stato un fatto che rimarrà per secoli nella storia d´Italia», dirà il conte Sforza nel discorso di chiusura. E, tuttavia, difficilmente si ricorda questo inizio e il luogo di questo inizio. Pur non essendosi limitata Bari - e la Puglia - a essere solo l´incubatrice della Costituzione. Non solo per i notevoli contributi di merito offerti dai costituenti pugliesi: basta pensare a quelli di Mario Assennato sulla costituzione economica. Ma anche per quelli sulla struttura, che la Costituzione presenta ai nostri occhi. Fu Aldo Moro a dare forma geometrica a un famoso intervento di Giuseppe Dossetti e a proporre la figura della «piramide rovesciata»: cominciare dai diritti della persona, poi passare a quelli delle formazioni sociali (famiglie, sindacati, confessioni religiose, partiti), infine terminare con gli organi istituzionali (Stato, regioni, autonomie locali, organi di garanzia).
La Costituzione che oggi leggiamo nasce, quindi, anche da Bari e dai suoi deputati. Bisogna ricordarlo non per provincialismo, pur giustificabile per la bellezza del prodotto, ma per farne occasione di crescita culturale e di coesione politica. Sul contributo dei deputati pugliesi all´Assemblea costituente è in preparazione per l´autunno un convegno organizzato dal comitato "Salviamo la Costituzione", che raggruppa associazioni di cittadinanza attiva, sindacati, partiti. Ma nell´immediato, a cominciare dalla prossima settimana, c´è l´iniziativa promossa da Laterza sulle "Parole della Costituzione". Di grande fascino: perché in linea con la sua storia, per tanti versi e per la persona di Croce intrecciata con quella del Congresso barese, ma anche perché valorizza il lessico costituzionale.
Cultura, diritti e doveri, eguaglianza, lavoro. Sono alcune delle parole-chiave del "programma" costituzionale. Quei valori che la Costituzione vuole sottrarre al potere dei vincitori, che vuole garantire a tutti contro le maggioranze del momento, perché costituiscono il contenuto del patto di convivenza allora sottoscritto. È un lessico che bisogna rinverdire e valorizzare di fronte al tentativo in atto di rendere la Costituzione neutra, irrilevante nella parte programmatica: una specie - è stato detto - di ferrovecchio, appartenente al passato, degno anche di venerazione ma ormai inutile e trascurabile strumento di garanzia. Bisogna rispondere assumendola come stella polare di una politica che, grazie a quei valori, non subisce ma guida il cambiamento: con affetto costituzionale, si direbbe, e per patriottismo, perché il nostro patriottismo è costituzionale o non esiste.
Iniziative come queste si pongono lungo il solco che Dossetti dieci anni fa indicò proprio a Bari ai giovani accorsi in gran numero con i loro professori all´Università: «Non lasciatevi influenzare da seduttori fin troppo palesemente interessati, non a cambiare la Costituzione, ma a rifiutare ogni regola. Cercate quindi di conoscerla, di comprendere in profondità i suoi principi fondanti, e quindi di farvela amica e compagna di strada».

NICOLA COLAIANNI
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