
Data: Marzo 2006 Download: 118 Mb Durata: 50 minuti Filmato di : Sebastiano Gernone-Michele Sforza Montaggio: Michele Sforza Note: Moni Ovadia per la presentazione del corso di Yiddish all'Università di lingue. Bari è una delle poche Università che ne può vantare uno.
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“ YIDDISH LINGUA D’EUROPA,YIDDISH LINGUA DELLA SHOAH”
A cura di Marisa Romano
Lo yiddish è la lingua della Shoah per due motivi: prima di tutto era la lingua parlata dal 80% delle vittime dello sterminio nazista (su 6,5 milioni di ebrei assassinati, 5,5 erano ebrei dell’Europa orientale di lingua yiddish) e poi perché fu essa stessa vittima della persecuzione hitleriana.
Lo yiddish è la lingua degli ebrei europei. Nasce con gli inizi della storia europea stessa in epoca carolingia, nel cuore dell’Europa nascente, alla confluenza tra Reno e Mosella, quando, dopo la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, cominciano a formarsi le prime strutture statuali centro – europee, ad iniziare dal Sacro Romano Impero di Carlomagno. La civiltà ebraica europea di lingua yiddish vivrà nel cuore di questa Europa in fieri e ne seguirà il corso fino al tragico epilogo nella prima metà del XX secolo. Questo popolo antichissimo ha condiviso la storia europea degli ultimi duemila anni, diventando una parte integrante della civiltà europea.
Europea è anche la lingua: lo yiddish si fonda su un impianto grammaticale germanico, come germaniche sono le lingue della maggior parte delle nazioni europee: è composto per l’80% da lemmi germanici, per il 15% da lemmi ebraico – aramaici e per il 5% da parole slave, mutuate dall’interazione con i nuovi vicini slavi al momento della massiccia migrazione verso l’Est europeo nel XVI secolo. La particolarità che fa di questa lingua un emblema dell’integrazione delle radici europee ed ebraiche è di essere scritta in caratteri ebraici, da destra verso sinistra. Fino al XIX secolo era parlata, nelle sue varianti occidentale e orientale, in tutta Europa.
Vi erano colonie ebraiche di lingua yiddish anche in Italia Settentrionale (XVI secolo). Ma si sviluppò soprattutto in Europa orientale, in una fascia geografica amplissima, che andava dal Mar Nero al Mar Baltico e che includeva Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina, Polonia, Galizia austriaca, Romania, Ungheria, Bulgaria, Cecoslovacchia e, più tardi, l’Unione Sovietica. Fino alla Seconda Guerra Mondiale dodici milioni di ebrei parlavano questa lingua, che ha prodotto una letteratura intensa, raffinata, moderna e dolente fin dentro ai ghetti nazisti. Il suo rappresentante più noto, Isaac Bashevis Singer, fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1979.
La politica di aggressione hitleriana prevedeva sia la persecuzione e l’allontanamento degli ebrei dal suolo tedesco, sia l’espansione verso l’est europeo, che era il territorio con la maggior concentrazione di ebrei. Ciò determinò il passaggio dalla fase della persecuzione a quella dello sterminio delle popolazioni ebraiche dell’Europa orientale, quasi tutte di lingua Yiddish. I campi di sterminio furono installati nell’est europeo, perché la stragrande maggioranza delle vittime designate vi risiedeva. L’Ebraismo orientale, le sue genti, la sua cultura e la sua lingua furono il principale oggetto dello sterminio nazista.
Dopo il Nazismo, la vita sociale e culturale in lingua yiddish cessò di esistere in Europa. I sopravvissuti o emigrarono o smisero semplicemente di parlare in yiddish. Dalla fine del XIX secolo fino agli anni ’30 del XX,una forte corrente migratoria aveva spinto alcuni milioni di ebrei europei ad emigrare negli Stati Uniti e verso tutto il continente americano. Ciò ha preservato un numero di circa un paio di milioni di persone che parlano lo yiddish come seconda lingua. Solo piccole minoranze di ultra – ortodossi (circa 700.000) tra Stati Uniti e Israele parlano lo yiddish come prima lingua.
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