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Sud Libero. Ciano e Zitara per una Patria Meridionale Stampa E-mail
Scritto da Ciano, Zitara. A cura di sg   
lunedì, 10 agosto 2009 12:29
Proponiamo in questo articolo due interventi di Antonio Ciano, fondatore della prima tv di strada italiana a Gaeta - Telemonteorlando -, e di Nicola Zitara, tra i maggiori studiosi non asservito del nostro Sud.
Nulla a che vedere con gli ascari meridionali del Pdl inginocchiati al nano massmediatico dittatore e alle direttive della Lega.
A ben vedere quando dopo anni di articoli, interventi, riunioni di meridionali coscienti della propria azione diretta per cambiare lo stato di cose nel Sud e non venduti alla cultura della Nazione Italia, si riesce a dar coscienza a noi abruzzesi, molisani, pugliesi, lucani, campani, calabresi, siciliani dello stato coloniale in cui viviamo, vengon fuori i servi della nazione Italia a spenger i bollori. Nulla di nuovo dai tempi dei potenti meridionali che si vendettero ai savoia pur di conservare il loro potere - colluso con i clan delinquenziali meridionali - sfruttando all'unisono con i loro ALLEATI DEL NORD LA GENTE E IL TERRITORIO DEL SUD. 
Da parte nostra invitiamo tutti i meridionali dovunque vivano a comprare nei supermercati beni prodotti al Sud, per favorire la nostra occupazione e aumentare i posti di lavoro: COMPRASUD!!!
sg  
telestreetbari

Fonte:
http://partitodelsud.blogspot.com/

www.eleaml.org

Dopo 148 anni, ritornano alla città di Gaeta i primi beni demaniali.

3 Agosto 2009
Serve il Partito del Sud...? (quello vero..)
Serve....serve.....
Riceviamo dal Partito del Sud di Gaeta e postiamo con i nostri complimenti, a tutti i militanti e in particolare all'Assessore al Demanio Antonio Ciano, per il magnifico risultato raggiunto:
Dopo 148 anni, grazie all’azione caparbiamente voluta dall’Assessore al Demanio Antonio Ciano, grazie al Sindaco Dott. Raimondi, al Presidente della Regione Lazio On. Piero Marrazzo, al dirigente Dott. Raniero De Filippis, al quale la città deve essere riconoscente a vita, grazie alla Dott.essa Maria Pia Rodriguez che si è interessata della questione e grazie al dott. Massimo Pini, direttore dell’agenzia del Demani del Lazio, è stata possibile la prima azione azione di recupero dei beni demaniali dopo 148 anni di occupazione impropria, da parte delo Stato.
Gaeta nel 1861 è stata espropriata e spogliata dei suoi beni, della sua libertà, della sua autonomia. 83 anni di monarchia hanno massacrato economicamente e fisicamente Gaeta e il Sud. I savoia hanno avuto una cura partitcolare verso la nostra città, l’hanno umiliata in tutti i sensi.
Il nautico, fonte di emergia vitale per chi nasce in una città di mare, fu chiuso assieme alle altre scuole della città e riaprì solo nel 1878 grazie all’intervento e allo sforzo del Comune.
La città pontina fu divisa in tre zone militari, per cui ogni attività doveva passare al vaglio delle autorità militari. La città non era più libera.
I piemontesi vollero distruggere il mito di Gaeta in tanti modi; ce l’han messa proprio tutta sia abolendo uffici istituzionali e sia spezzettandola. Gaeta, fino al 13 febbraio del 1861 era capoluogo di Circondario; appena dopo l’assedio del 1860-61 si pensò a smantellare la piazzaforte per farla diventare luogo di pena (il famoso carcere di Gaeta).
In Gaeta vi erano al 1861 i seguenti uffici: due rappresentanze di Stati esteri (quelle della Francia e della Gran Bretagna); il Comando Militare della fortezza e del Distretto, comando di circondario marittimo; due camere di assicurazione marittima; ufficio postale di prima classe; ispettorato di distretto e luogotenenza delle Dogane e Gabelle; dogana principale; fondaco con ricevitoria delle privative; ricevitoria del registro; agenzia delle tasse dirette e del catasto; ispettorato di circondario delle scuole primarie; pretura dipendente dal tribunale civile e correzionale di Cassino; delegazione di pubblica sicurezza; verifica dei pesi e delle misure; ufficio telegrafico di terza classe; ufficio di sanità marittima consorzio agrario circondariale.
Quasi tutti questi uffici oggi non sono più. La città perse la sua importanza sia militare sia civile.
Un decreto Reale del 18 febbraio del 1897 stabiliva che dal 1° aprile del 1897 la frazione Borgo di Gaeta (quella fuori le mura) veniva separata dal comune di Gaeta e costituita in comune autonomo con il nome di Elena (la principessa del Montenegro e poi regina d’Italia), naturalmente per richiesta delle amministrazioni liberali di quei tempi e ciò comportò solo divisioni e spaccature, litigi tra le due amministrazioni sui confini territoriali ma ci pensò il fascismo a riunificare il quartiere Sant’Erasmo (la Gaeta storica) al Borgo di Gaeta e ciò successe il 17 febbraio del 1927 (R.D. Legge n. 215) col quale appunto veniva soppresso il comune di Elena che veniva aggregato alla sezione Sant’Erasmo.
Gaeta man mano perse la sua funzione strategica e storica come perse i vari uffici pubblici, civili e militari dovuti alla soppressione dei Circondari voluta dal Regime che accentrava anche l’aria e così la città passava dalla giurisdizione della soppressa provincia di Caserta (R.D. Legge 2 gennaio 1927) a quella di Roma, dopo una brevissima aggregazione all’istituenda provincia di Frosinone (prima anch’essa Terra di Lavoro, come Gaeta d’altronde); infine alla nuova provincia di Littoria, oggi Latina il 18 dicembre del 19.Naturale sarebbe stato che Gaeta fosse sede di provincia, lo voleva la storia, lo voleva la ragione, ma interessi politici bieghi, fecero sì che che capoluogo divenne Littoria, città creata dal fascismo, città senza storia.
Un museo sull’assedio ultimo, quello del 1861 dovrebbe nascere in uno dei palazzi demaniali.
L ‘azione di governo dell’assessore Ciano,in questi due anni, è stata tesa soprattutto al recupero dei Beni demaniali. Ciò è scritto sul programma della lista Raimondi, ciò è scritto nella memoria storica della città.
Noi viviamo in questa repubblica, che ha dimenticato i torti subiti dal Sud da parte monarchica.
I Savoia massacrarono oltre un milione di contadini chiamandoli Briganti, massacrarono e rasero al suolo non solo Gaeta ma altre cento città e villaggi, incendiarono i raccolti, stuprarono donne e bambini. Tutto ciò che andiamo dicendo da anni è registrato nei vari archivi di Stato, purtroppo ancora oggi militarizzati.
Gaeta venne esprorpiata completamente, Chiese, conventi, caserme, strade, piazze, parchi pubblici vennero accorpati al Regno di Sardegna.
Questa repubblica, nata dalla resistenza, sulle ceneri di casa Savoia e del fascismo, non ci ha restituito ciò che era nostro.
Questo Stato ha messo in vendita persino i bastioni della città.
Prodi, nel 1999 ha regalato al Piemonte mille miliardi, sono serviti a riattare tutti i monumenti dei Savoia,sono serviti a rendere belle ed accoglienti le città,i palazzi che hanno visto crescere e diffondersi quell’ideologia di morte che è stato il Risorgimento piemontese.
L’attività amministrativa dell’assessorato al demanio è stata rivolta al recupero della nostra memoria storica, al recupero della nostra fortezza. Dopo due anni, dietro l’attivazione dell’assesorato al demanio, è stata assegnata la concessione al Parco Riviera di Ulisse, a che possano essere ripuliti gli spazi ormai sovrastati dalle erbacce e dai rovi.
La Regione, grazie all’intervento del Presidente Piero Marrazzo ha dato spazio agli atti deliberativi della Giunta Raimondi.Ritorneranno alla città il convento di San Domenico e chiesa annessa, dove nascerà un laboratorio internazionale d’arte. Casa Tosti, l’area di sedime della caserma Gattola, ove nasceranno case per giovani coppie, oltre alla caserma Sant’Angelo conl’annessa villa reale borbonica, che Ferdinando II aveva regalato alla città.
Il Dott. Raniero De Filippis sta portando a termine con il direttore del Demanio dott. Massimo Pini, una richiesta del Comune di Gaeta che chiedeva l’estrapolazione dai PUV i beni sopra elencati,dopo che il 22 novembre del 2008 è stata raggiunta l’intesa tra Regione, Comune e Demanio Centrale dello Stato, a Palazzo Barberini, a restituzione di detti beni alla città.
Sarà fatta una permuta tra un bene regionale di valore assoluto e tanti beni demaniali che insistono su Roma e Gaeta, la città che più ha pagato in termini di morti, in termini di punizione savoiarda.
La città nel 1861 fu completamente distrutta. I danni dell’assedio del 1860-61 ammontarono a circa 2 milioni di lire, non sono stati mai pagati, la città li ha sempre richiesti.
Il Comune intenterà quanto prima causa a casa Savoia, ha relazionato su ciò l’avvocato Pasquale Troncone.
Appena i locali delle caserme su citate saranno agibili, la città provvederà a innalzare monumenti ai nostri eroi del 1861, a inaugurare mostre sul brigantaggio, sulla emigrazione che il risorgimento ha causato, sull’assedio.
Siamo solo agli inizi.
La firma della concessione della caserma Sant’Angelo è stata apposta il 31 di luglio dal Dott. Raniero De Filippis dopo una intensa trattatica con Dott. Pini..
Dopo 148 anni è il primo bene che torna alla nostra città, grazie all’interessamento della giunta Raimondi, dell’assessore al demanio Antonio Ciano, e soprattutto della volontà del Presidente Marrazzo che ha intreressato il dott De Filippis nel portare a termine l’operazione “Demanio”.
Entro Ottobre sarà completata l’operazione Demanio.
Per la nostra città è un gran giorno, e lo è anche per tutto il sud, che vede la sua capitale morale, Gaeta, riprendersi ciò che fu dai piemontesi espropriato.
Lunedì 3 agosto, il dott. Raniero De Filippis, aprirà in cancelli della caserma Sant’Angelo.
Saranno presenti il Sindaco della città, l’assessore Ciano,il presidente ed il direttore del parco Riviera di Ulisse, dott.essa Erminia Cicione, e il prof. Beniamino Gallinaro, direttore del parco stesso.
Il Partito del Sud di Gaeta, sezione “Cosmo Ciaramaglia”






APPELLI DI MEZZA STAGIONE
di Nicola Zitara
 

 

 
APPELLI  PRATICI ( n°1)
 
Cari Compatrioti,
leggo che è nato un partito elettorale sulla base di un buon accordo, ma l’esperienza mi fa dubitare fortemente che i buoni accordi possano vincere la battaglia delle popolazioni meridionali. Mi parrebbe più utile creare delle liste di RICONOSCIMENTO E PARIFICAZIONE nelle città, nelle provincie e nelle regioni dove la popolazione meridionale è divenuta importante sulla popolazione totale. Ormai la politica stronzobossista mira apertamente al progrom della meridionalità. Alle tre classi: operai stranieri, lumbard, accattoni meridionali..
Dovrebbero Nascere delle vere e proprie cellule  e sezioni, e poi le liste locali. Come simbolo: assassinio di Archimede.
Queste nostre liste di riconoscimento e parificazione potrebbero benissimo allearsi con le liste siciliane per l’autonomia, le quali, è inutile nascondercelo, saranno diffusissime anche fra di noi nelle regioni meridionali.
 
 
 
APPELLI  PRATICI ( n°2)
 
Si può forse paventare che i rapporti tra italici e popolazioni barbariche cooptate all’Italia finiscano nel peggiore dei modi. Le famiglie insediate al nord si preparino a difendere le abitazioni, l’incolumità personale, a proteggere i bambini. Abbiano sempre un piano di fuga e di rientro. Avvisino e preparino i parenti, costituiscano delle riserve alimentari.
Ovviamente il discorso riguarda le classi proletarie e non le classi elevate, che si sono bene integrate.
 
 
Il sogno di ritornare alla nostra indipendenza borbonica, come tutte le cose umane, non corre come una linea retta tra due punti. Al tempo di Ferdinando II, che poi era anche il tempo di Cavour, di Napoleone II, di Bismark, i punti forti delle costruzione dello stato erano il potere di emettere carta moneta, la costruzione della grande industria siderurgica e meccanica, la creazione di un grande mercato nazionale. Oggi è da discutere se uno stato che si estenda su un vasto territorio sia un fatto positivo o invece un fatto negativo. I mercati chiusi nazionali non hanno senso. La grande industria meccanica e siderurgica è un costo di carattere militare per quelle potenze che vogliono esercitare forme di egemonia sulle altre. E’ qui non è difficile immaginare che la nostra amata terra napoletana torni ad essere una parte definita, ma tuttavia limitata, del  continente mediterraneo che si va riformando e del quale fanno parte il Peloponneso, la tracia, la Siria , l’Egitto, Cirene, Tripoli e Tunisi.
 
Chi ha un lavoro paga il pane una sola  volta. Chi non ha un lavoro e compra il pane con i soldi della banca lo paga due volte.
 
 
 
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