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Vendola e Heisenberg Stampa E-mail
Scritto da Pino De Luca   
martedì, 11 agosto 2009 17:34
Vendola e Heisenberg

I fenomeni macroscopici subiscono certamente le influenze del principio di Heisenberg. La mente della gran parte degli esseri umani, costretta ad una istruzione approssimata e superficiale per conservare i rapporti di dominio, percepisce solo rapporti lineari di causa-effetto e non importa se essi siano veri. È fondamentale che essi siano semplici.

Nessuna fatica va chiesta ad un organo sottoposto alla regola dell'idiota felice: (“Mangia, bevi e  non capire nulla”). Non importa se un nesso di causa-effetto esista veramente, anzi più esso è suggestivo ed improbabile e più è affascinante.

Non si spiegherebbe in altro modo il successo di oroscopi, maghi, aruspici, cartomanti e profeti di varia stazza che popolano questo strano paese.

Le delusioni profonde giungono quando il paradigma che ci si era proposto non funziona. E allora si scatena la fantasia. Siccome il concetto di autocritica è stato cancellato dalle ipotesi di ciascuno si evocano spiriti maligni e malocchi vari, unici responsabili dell'insuccesso di una ipotesi.

Contravvenendo all'invito di alcuni simpatici amici che continuano a suggerirmi di tacere vorrei, con qualche riga in più, approfondire la questione Puglia. Per inciso ringrazio tutti coloro che mi danno consigli e so che lo fanno per il mio bene, vorrei solo dire che la rete non obbliga a frequentare un blog o un sito, se quello che scrivo non piace suggerisco la frequenza di tanti altri siti e blog. Io, comunque, non taccio.

Ed eccoci alla vicenda Puglia. Volano gli stracci tra il Presidente Vendola e il PM Desirée Di Geronimo. Tanto che il Vice Presidente Mancino ha disposto che quest'ultima sia sottoposta a tutoraggio applicando una legge di marchio berlusconiano. La vicenda è molto strana. Vendola non è, ad oggi, iscritto a nessun RGNR (registro generale delle notizie di reato) e davvero risulta singolare la ragione per la quale si senta inquisito e sottoposto ad un assassinio politico.

Vi sono altri che sono indagati e qualcuno già rinviato a giudizio. Qualcuno, senza ragioni esplicite, è stato addirittura dimissionato non risultando né indagato e nemmeno sfiorato dai CINQUE filoni di inchiesta che la Procura antimafia sta seguendo.

Non mi piace fare i processi da solo e non mi schiererò mai tra i sostenitori del teorema “non poteva non sapere.” Le responsabilità penali sono sempre personali e vanno sempre dimostrate in un processo con le più ampie facoltà di prova.

Fatta tara delle speculazioni della parte avversa (davvero da ridere se dovessimo scorrere il palmares dei certificati penali degli indignati o considerarne il livello etico) va trovata una spiegazione a quanto è accaduto e alla indignazione del Presidente Vendola.

Diciamo subito che la Sanità pugliese, lo abbiamo scritto più volte, ha guarito pochi ma ha fatto campare molti e questo fin dal 1980. Le clientele peggiori, le corruzioni e le ruberie all'interno del Servizio Sanitario Regionale sono state millanta e millanta volte provate e certificate ma senza mai incidere realmente sulla “Mafia Bianca”. Il SSR fu inventato per cercare di sanare le storture del SSN nel quale la situazione era già fortemente degenerata come Luigi Zampa rappresenta in un film straordinario del 1973 (Bisturi, la Mafia Bianca).

Una forma di regionalizzazione (a proposito di federalismo) che ha prodotto risultati misurabili in ville, yacht, droga e puttane per masnade di farabutti più che in servizi per i cittadini.

L'inchiesta della magistratura ben venga ma, temo, nulla risolverà se non far cambiare la banda che gestirà il malaffare. Nuovi gaglioffi travestiti da innovatori, nuove ville, nuovi yacht. La droga e le puttane saranno probabilmente le stesse.

Esiste però un giudizio politico al quale non ci si può sottrarre, un giudizio che è anche e soprattutto di competenza di chi ha messo la sua faccia per eleggere questo governo regionale. Ricordo che risalgono al 2006 (un anno e pochi mesi dopo le elezioni) le mie richieste di scuse agli elettori per aver chiesto il voto a questa coalizione, lo feci perché era già evidente lo stile che si intendeva seguire: l'assunzione tutta intera della “cultura di governo” che a substrato immutato modificava soltanto le posizioni apicali e di comando. Per fare ciò fu immediatamente sacrificata la parte meno “malleabile” al perseguimento del progetto: i comunisti. Non parlo delle persone ma dei simboli, tanto è vero che le persone furono, in qualche misura, acquisite tramite meccanismi di sollecitazione della miseria umana presente quasi ovunque. Si costruì in questo modo il primo mattone di un progetto di rifondazione della “sinistra” dapprima a-comunista e poi anticomunista come ha ben detto il Sindaco Emiliano molto recentemente. Nichi Vendola è stato, fino dall'inizio, ideatore e artefice di questo percorso, condendolo e rendendolo masticabile con le sue indubbie capacità oratorie e comunicative. L'idea era di un progetto deterministico e determinato che doveva riportare ad una “riqualificazione accettabile” o ad una “sinistra utile” una parte del personale politico che aveva gravitato all'interno della galassia comunista. Nichi Vendola di questo è colpevole.

Colpevole di aver distrutto un'idea, quella dell'Unione in Puglia, che aveva certamente tanti problemi ma che poteva essere condotta a sintesi dal basso. Sarebbe bastato preferire le sollecitazioni dei circoli Vendola, magari scalcagnati e poveri in canna, alla compagnia degli “esaminatori di accettabilità e utilità”. Sarebbe bastato cancellare almeno una parte di quel verminaio che vede coinvolti e collusi dirigenti, faccendieri, consulenti, studi notarili e legali, banche e imprenditori del malaffare tutti dediti a drenare risorse della Regione Puglia.

E si poteva cancellare in breve tempo lasciando alla magistratura il suo compito, quello dell'accertamento delle responsabilità penali, e alla politica semplicemente la buona gestione e la trasparenza.

Nichi Vendola è colpevole perché è un poeta banalmente deterministico, prigioniero di quella scia dei pensatori così pieni della propria verità che immaginano di esser sempre in grado di modellare e giammai d'esser modellati. Un Parsifal che ha trovato la verità e quindi s'assume superrimo e infallibile, convinto e convincete che il popolo si divide in due parti: quello che condivide le sue idee e quello che non le condivide ma semplicemente perché non le ha comprese. Ammette talvolta l'esistenza di nemici irriducibili, come la Chiesa ammette l'esistenza del demonio. Prigioniero di un pensiero del tutto simile a quello di berlusconi, certo molto più colto e più denso di valori cristiani e rigore morale. Così deterministico da essere Pavloviano. Da aspettarsi la carota per aver adempiuto al compito. Ed ora invece prova il bastone e si arrabbia e ne ha le sue ragioni.

Si è combattuta una guerra contro i comunisti, una guerra senza esclusione di colpi che ha portato alla nostra sconfitta forte e chiara. L'anticomunismo ha vinto. Ora si tratta per spartirsi i meriti: vanno agli eserciti sempre schierati in campo aperto? Vanno alle quinte colonne? Vanno a chi ha disertato? Vanno ai Maramaldi?

Non è cosa da poco. Stabilire chi si prende i meriti significa stabilire come dividere il bottino di guerra da spendere nei prossimi anni in termini di presenza politica alla direzione di questo malandato paese.

Il punto essenziale allora è che non si è valutato il principio di indeterminazione: di una particella non si può, nello stesso momento, conoscere la quantità di moto e la posizione.

Il punto essenziale è che le tante voci della “sinistra” avevano tribuna e prestigio e difesa quando i comunisti li difendevano e facevano cordone intorno.

Ora i comunisti sono pochi e male in arnese, non possono più mettere la loro passione e la loro disponibilità a tutela di cantori e affabulatori che li hanno disconosciuti e relegati nel ripostiglio delle vergogne passate.

Si può insieme essere anticomunisti e chiamare i comunisti a raccolta chiedendo di esser difesi?

Si potrebbe, forse, se Heisenberg e il suo principio non lo impedissero.

Pino De Luca
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