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I Contadini – briganti meridionali, Nichi Vendola il “Galantuomo” e i Partygate Stampa E-mail
Scritto da Michele Pantaleo Dragone   
sabato, 15 agosto 2009 15:37

I Contadini – briganti meridionali, Nichi Vendola il “Galantuomo” e i Partygate.


Nella recente lettera inviata dal Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Bari, Desirè Digeronimo si legge tra l’altro:

“…Ho l’impressione di assistere ad un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa. Io ho la buona e piena coscienza non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità…”


Le vicende all’origine della missiva sono note ma per chiarezza le riassumiamo.

La Procura della Repubblica di Bari svolge delle inchieste sulla sanità pugliese  e su presunti illeciti dell’imprenditore Giampaolo Tarantini, l'uomo al centro delle indagini.

Dalle intercettazioni telefoniche dei magistrati sul Tarantini si prende atto che l’imprenditore locale organizza e partecipa a incontri in cui mette a disposizione di uso e consumo  alcune prostitute d’alto bordo per il capo del  governo italiano  Berlusconi : allegre donnine che - per generosità dello staff  dell' utilizzatore finale (fine definizione dell'avvocato del Berlusconi, l'onorevole avvocato Ghedini) in alcuni casi furono candidate politiche per gli schieramenti di centro - destra ; inoltre, con Massimiliano Verdoscia, amico e compagno d'affari e  Stefano Iacovelli,  procurava il Tarantini la droga utilizzata per le feste con politici, imprenditori, arriviste di facili costumi, il tutto finalizzato a compiacersi uomini di potere che lo favorivano nella vendita di prodotti sanitari per importi di diversi milioni di euro pubblici.

Organizza ancor più il Tarantini un appartamento in via Capruzzi a pochi metri dalla sede del Consiglio regionale Pugliese, in cui una prostituta da lui pagata con 500 euro a prestazione, soddisfa alcuni uomini imprenditori, dirigenti vari  e politici locali, tra i quali dalle indagini risulta il vice – presidente della regione Frisullo, esponente di primissimo piano del Partito democratico di area dalemiana.

Nell’inchiesta sulla sanità pugliese viene coinvolto anche il senatore del partito democratico Tedesco, già assessore con Vendola e trasferitosi nelle camere parlamentari appena l’inchiesta fu avviata…


Vendola appena iniziata la diffusione delle telefonate dell’inchiesta allontana Frisullo e qualche altro e dichiara la sua innocenza e estraneità, lui puro tra alcuni loschi individui…


Lui galantuomo tra i briganti, scrive appunto.

Il riferimento è inopportuno, storicamente infondato e ignorante, e lascia intravvedere alcuni aspetti che vorremmo chiarire.


Vendola pur dichiarando almeno in passato, di essersi formato tra cattolicesimo e comunismo, dimostra di non avere buone letture in proposito, anzi di non averne affatto.


Antonio Gramsci, un classico del novecento italiano e internazionale, tra i fondatori del partito comunista italiano, scrisse in carcere numerose pagine sul risorgimento tricolore difendendo i contadini – briganti esclusi volutamente dalla destra parlamentare dal processo di conquista del sud e unificazione del mercato e della politica nazionale. Esclusi con decine di migliaia di fucilazioni nel primo decennio unitario. Lo studio difficile del Gramsci nel carcere di Turi di Bari sui contadini – briganti fu favorito dal libro di uno dei maggiori storici sull’argomento, Antonio Lucarelli che pubblicò un testo importante al riguardo. E, il Gramsci, già su Ordine Nuovo del 1920 aveva detto la sua scrivendo: “  Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti. “

Se avesse letto il classico sul Brigantaggio di Franco Molfese pubblicato da Feltrinelli nel 1964, magari Nichi Vendola non si sarebbe associato agli scrittori e politici salariati che disprezzarono i contadini – briganti.
Il mondo cattolico – altro punto di riferimento del Vendola -  sulle proprie riviste tra il 1860 e 1870 denunciava a tutto il mondo l’eccidio dei contadini – briganti e l’incendio dei paesi meridionali ...
Per non parlare di Don Milani che considerava briganti i militari piemontesi invasori del Sud,  in combutta con i galantuomini - ascari meridionali tutti contro i diritti dei contadini - patrioti meridionali, allora grandissima maggioranza del Regno delle Due Sicilie.

Ci si chiede se di quegl’anni conosca il governatore pugliese almeno qualche pagina di un buon manuale storico…

Ma lui afferma di essere un galantuomo e non un brigante, quando appunto la “verità è che l' estensione al Sud delle leggi piemontesi, come quella sul macinato, la cessione dei beni ecclesiastici, la vendita dei beni demaniali finiti nelle mani dei proprietari terrieri (i «galantuomini» che opprimevano da sempre i contadini) furono tra le cause principali del brigantaggio che riesplose come il prodotto di un odio di classe che aveva radici secolari".

Molti scuseranno il “galantuomo” Vendola fiancheggiato per anni dai Frisullo e dai Tedesco, perché la sua citazione  fa parte del modo comune di intendere i termini brigante e galantuomo, ma il classico  Gramsci ci insegna che appunto attorno al “senso comune” si svolge la lotta egemonica fra le classi: è egemone chi incontra, controlla, gestisce il senso comune.

Non è più tollerabile che per giustificare il meno peggio rispetto al centro destra regionale e nazionale, si favoriscano queste lotte di potere e intrecci omologati. Ne siamo stufi e li disprezziamo.
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