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Vita: costo e qualità Stampa E-mail
Scritto da Pino De Luca   
giovedì, 20 agosto 2009 16:48

Vita: costo e qualità


Da qualche settimana campeggiano sulla carta stampata molti titoli che riguardano il “costo della vita” e la sua dipendenza dalla geografia. Si è introdotta da tempo nel sentire collettivo l'idea aberrante che “la vita ha un costo” e quindi è concessa solo a chi se la può permettere. Se hai i soldi vivi e se non li hai pazienza, il tuo posto sulla crosta terrestre sarà preso da un altro. Siamo ben oltre l'homo homini lupus, mors tua vita mea è il credo più diffuso e la religione più praticata.

Le conseguenze di questa filosofia sono semplici e constatabili facilmente: l'imbarbarimento progressivo delle relazioni umane che portano un essere umano a massacrare di botte un ragazzino perché gli ha graffiato l'auto e dei tranquilli vicini a scannarsi per futili motivi. È ovvio che l'imbarbarimento non è negli episodi, gli imbecilli sono sempre esistiti. La tragedia è che il collettivo sociale tende a giustificare le reazioni inconsulte e violente invece che condannarle e sistemare l'episodio nella sua giusta casella. Meraviglia che meravigli come in questo ambiente culturale venga inserita nel Diritto la colpa per essere piuttosto che quella per compiere. È del tutto evidente che essere povero e pretendere la vita che ha un costo pretendendo che questo costo sia pagato da altri debba essere considerato un crimine: “appropriazione indebita del diritto di vivere” la chiamerebbe uno come l'Avv. Ghedini che di definizioni se ne intende.

Quanto è lontano quel saggio giudice che rifiutava il principio della “Legge uguale per tutti” preferendo ad esso quello che è previsto nella Costituzione Italiana ovvero che “tutti sono uguali davanti alla legge”. Differenza non da poco … a pensarci bene.

Quanto sono lontani i proclami del “diritto alla vita” che da altissimi scranni vengono invocati quando si aprono problemi che riguardano il concepimento e la definizione di un progetto di vita. Difendere la blastula a denti stretti e condannare all'usura chi quella blastula ha prodotto non sembra un atteggiamento molto vicino a che intende amare il proprio prossimo come se stesso, a meno che non nutra verso la propria persona una tremenda disaffezione …

La Vita non può avere un costo, io credo. La Vita di ciascuno è un bene prezioso che non può essere misurato in “tempo che occorre lavorare per acquistare un Cheeseburger da Mc Donalds”, caratterizzato da “formaggio fuso” non meglio identificato... .

La Vita di ciascuno è sacra, sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che si chiami Ugo o Piertommaso, Alba o Proserpina. Anche Calderoli ha diritto a vivere, anche la vita di Sgarbi è un bene prezioso. Lo so che questo provocherà molti dubbi ma questo è quello che io penso.

E la Vita, in questa nostra lingua meravigliosa, è termine ambiguo segnando il percorso che un essere compie dalla sua nascita alla sua morte ma anche una particolare porzione del fisico umano.

La meraviglia più grande è il plurale di Vita che fa Vite, ovvero le esistenze di molte persone ma anche la pianta antichissima da cui nascono i grappoli d'uva.

La Vite è la madre del vino e ci sarà una ragione per la quale nella evoluzione dell'umana cultura si sia addivenuti in questa assonanza? Non so dire, forse si e forse no. Però so che, recentissimamente, ho ricevuto qualcosa che giustifica l'accostamento.

Lo scorso anno in Europa e nel mondo fra i tanti allarmi fasulli (influenze e pandemie varie, pericoli di glaciazioni e surriscaldamenti, invasione degli Ufo e comete in rotta di collisione) sbandierati per spremere dei bei soldini agli allocchi terrorizzati dal nulla, ve ne è stato uno serio del quale, ovviamente, la gran parte del popolo bue si è disinteressato: la moria delle api.

I più hanno pensato di fottersene allegramente perché non mangiano il miele ma i cheeseburger, altri hanno pensato che bisognava necessariamente fare degli organismi che osservavano il fenomeno, anche qui bei soldini e un qualche ricatto su parere strampalato. Pensate che qualcuno ha pure detto che era colpa dei telefonini. In realtà i pesticidi utilizzati in agricoltura (in particolare i neonicotinoidi) non sono selettivi e uccidono tutti, anche le api la cui moria influisce molto negativamente sull'impollinazione e la produzione alimentare.

C'è qualcuno che invece ha pensato di agire e di farlo dove poteva: sulla vite. Nicola Scarano mi ha mandato qualche tempo fa una mail nel quale mi comunicava che in collaborazione con Cantina Due Palme avrebbero sperimentato una forma di lotta biologica su trecento ettari di terreno coltivato a vite evitando l'uso di pesticidi per combattere la tignoletta.

Quanto costa? Io non lo so, so che Cantina Due Palme è una signora azienda condotta con gran perizia e se ha provato a fare questa cosa avrà anche fatto i suoi conticini. Quello che spero che fare questo sia diseconomico e che la Cooperativa Due Palme scelga di farlo ugualmente.

Non fosse che per dimostrare una banale verità: siamo pronti a spendere per la vite e la vita delle api, sappiamo che spendere per la vita delle api è spendere per la nostra vita.

Son contento che esista Nicola, la Cooperativa “Due Palme” e che siano qui, nel Salento, dove il “costo della vita” è più basso che altrove e la “qualità della vita” è più alta che altrove.

Non mangeremo cheeseburger, ci accontentiamo di una fetta di pane, un pezzo di pecorino con un cucchiaino di miele e un mezzo bicchiere di Ettamiano, per me questa vita non ha prezzo per tutto il resto non so cosa serva, ma non é necessario.

Un saluto e continuiamo a proteggere le api ...

Pino De Luca

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