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Sul dialetto Stampa E-mail
Scritto da Franz Falanga   
domenica, 23 agosto 2009 19:31

Sul Dialetto     


Cercherò, con parecchia presunzione, di mettere un pò di ordine in una querelle che è tornata alla ribalta in questi giorni di metà agosto 2009, in seguito alle affermazioni della Lega di voler rimettere in auge il sistema dei dialetti in Italia. Voglio tentare di dimostrare che un’affermazione del genere è antistorica, oltre che praticamente impossibile ad essere attivata. Innanzi tutto ci troviamo immediatamente di fronte ad un’annosa questione: quando, in Italia, un dialetto può essere considerato lingua? Personalmente io riscriverei questa domanda in un altro modo: quando, in Italia, prima della unità d’Italia, nelle varie regioni e nei vari comuni un dialetto poteva essere considerato una lingua? Vediamo di dare quindi una risposta a questa prima domanda: un dialetto, qualunque esso sia, è da considerarsi lingua quando, prima dell’unità d’Italia, veniva usato come lingua ufficiale nei propri documenti pubblici.


     Per esempio il veneziano è una lingua, così come il fiorentino è una lingua, quest’ultimo poi adottato in tutto il territorio nazionale. Non dimentichiamoci poi i primi utilizzi del dialetto fiorentino come lingua italiana, così come bisogna tener presenti quelli fatti da Ciullo d’Alcamo in Sicilia e da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Chiunque lo vorrà poi, potrà individuare altri comuni dove il dialetto sia stato usato negli atti pubblici per poterlo aggiungere alla mia piccola lista delle lingue parlate in Italia prima dell’unità. Una cosa è comunque certa, non tutti i dialetti italiani possono essere considerati lingua. Personalmente io sono nato a Bari, il dialetto barese non è mai stato usato negli atti pubblici né tantomeno negli atti notarili, quindi il dialetto barese non è mai stato una lingua mentre è stato e continua ad essere un dialetto. Va da sé che cercare di stabilire se sia più importante un dialetto diventato lingua o un dialetto restato dialetto, è una pura questione di lana caprina. Ambedue hanno grande dignità di comunicazione oltre ad essere un grande patrimonio/serbatoio di parole e modi di dire. Quindi, che si facciano classifiche o inserimenti in elenchi di serie A o di serie B è assolutamente ininfluente. La cultura non si è mai sognata di redigere classifiche. E se Giotto quando diceva la forma è tutto, aveva certamente ragione, mi sento di dire che anche  la cultura è tutto.  


       Voglio subito rimarcare che non mi sento particolarmente defraudato dal fatto che il mio dialetto, il barese per l’appunto, non sia mai stato una lingua. Non mi sento né in condizioni di inferiorità rispetto ai fiorentini né rispetto ai veneti. Non mi sento né superiore nè inferiore rispetto agli altri dialetti, non ne faccio una questione di vita o di morte. Sono nato a Bari, conosco il mio dialetto, lo parlo, ne parlo, lo scrivo, ne discuto, lo studio, ho anche scritto un libro sull’argomento, ma tutto finisce qui, nel senso che la mia conoscenza del dialetto barese non mi pone in nessun tipo di classifica, né in condizioni di sentirmi né superiore nè inferiore ad altri che parlino dialetti diversi dal mio. Terminate le mie considerazioni personali, chè più personali di così non possono essere e che, come tali, giustissimamente non interessano nessuno,  torniamo alla questione iniziale, e cioè alle affermazioni della Lega secondo le quali sarebbe bello buono e giusto che i veneti  tornassero all’uso pieno, definitivo e ufficiale del veneto, così come i lombardi, i piemontesi ed altri gruppi della Padanìa.  Notare che la parola va scritta e letta con l’accento sulla ultima “i “e non sulla seconda “a”. Ma i nostri amici leghisti non lo sanno. Problema loro. 


       Secondo i seguaci dell’ideologia leghista  (sperando che non si adombrino perché ho chiamato ideologia la loro visione della vita) gli abitanti di Spresiano dovrebbero parlare il proprio dialetto così come dovrebbero fare gli abitanti di Mestre, di Paese, di Montebelluna, di Camisano Vicentino, di Crespano del Grappa, di Bassano del Grappa, di Valstagna, di San Nazario, di Borgo Valsugana, di San Michele all’Adige, ora lascio il Veneto, di Trezzano sul Naviglio, di Grugliasco, di Camerlata, di Erba, di Abbiategrasso, di Como, di Monza, di Colle Isarco, di  Salorno eccetera eccetera. Per par condicio la stessa cosa dovrebbe accadere agli abitanti di Valenzano, Carbonara, Trani, Zapponeta, Cerignola, Terlizzi, Andria, Bisceglie, Molfetta, Motta Montecorvino,  Foggia, Maglie, Copertino, Poggiardo, Galatina, Leverano, Adelfia, Montrone, Ceglie Messapico, Caserta, Volturno, Poggiomarino, Ortanova,  Bernalda, Penne, San Salvo, Ortona, ed altre decine di migliaia di comuni nell’Italia Meridionale e centrale. Potrei stare qui ad elencare per delle ore comuni e località italiane di grande bellezza ognuno caratterizzato da dialetti particolari. Butto lì a caso un numero, diecimila, che potrebbe essere  ventimila o ottomila o cinquantaduemilaseicento. Bisognerebbe insomma riprendere e recuperare come minimo decine di migliaia di dialetti italiani, fra Nord, Sud e centro, isole comprese. L’operazione sarebbe indubbiamente affascinante ma di grande e immensa difficoltà dal punto di vista organizzativo e culturale, anche se in ogni comune italiano ci sono delle persone amabilissime e meritevolissime che studiano e tentano di codificare il proprio dialetto. 


       Ciò detto vediamo un po’ come si sono organizzati i leghisti. Giovedì 13 agosto 2009, il giornale della lega la Padania è uscita con la prima pagina scritta in veneto e il giorno dopo in piemontese, ho letto solo questi due numeri, quindi parlerò di questi . Parlerò, per mia diretta conoscenza, del numero scritto in dialetto veneto. Ma che cosa significa dialetto veneto? Il numero che ho sotto mano è stato scritto in un improbabile dialetto veneziano nel quale nessuno dei lettori della ragione del Veneto si sarà minimamente riconosciuto. La stessa cosa sarebbe accaduta se la Gazzetta del Mezzogiorno fosse stata scritta in un altrettanto improbabile dialetto pugliese. Perché per caso esiste un dialetto pugliese? Il dialetto foggiano è distante mille miglia dal dialetto di Brindisi o di Lecce e così via. In altri termini i leghisti stanno cavalcando da ignoranti o in malafede la questione dialetto senza essersi minimamente accorti che il dialetto ormai è diventato un fatto culturale elitario. Qualunque persona di buon senso sa che in ogni centro italiano, di qualsiasi dimensione, esistono schiere di intellettuali che disputano e spesso si accapigliano sul come debba essere scritto il proprio dialetto, su quale sia il significato di taluni vocaboli, su quali influenze e origini abbia il proprio dialetto. Insomma una questione che caratterizzava le grandi masse popolari italiane nei primi anni del novecento è diventata una questione che caratterizza ormai una piccola schiera di studiosi. Fermo restando, ovviamente,  l’immenso valore dei dialetti, senza alcuna esclusione, nel senso che i dialetti italiani sono un patrimonio morale, antropologico, politico e linguistico che poche nazioni al mondo hanno.


        Soltanto che da qui a dire che nelle scuole del veneto dovrà essere insegnato il veneto ci passa un oceano infinito di impossibilità, oltre al fatto che un’affermazione del genere è evidente fatta o per immensa ignoranza o per altrettanto immensa malafede. La cosa che continua a meravigliarmi è come mai non ci sia un giornalista italiano che sia uno che abbia detto papale papale alla Lega che una affermazione del genere è una cazzata, la parola è quella esatta, di dimensioni inaudite. Mi dispiace ancora di più il fatto che milioni di nostri connazionali si stiano bevendo con voluttà una stupidaggine di dimensioni bibliche come questa.  Veramente non se ne può più.


       A conclusione vi propongo una prova, chiunque voi siate e qualunque dialetto voi parliate. Prendete un brano scritto nel vostro dialetto, quale che sia, e provate a farlo leggere ad alta voce a prima vista a un vostro amico o a una vostra amica nato/a nella vostra stessa città. Noterete immediatamente che, mentre i vostri cortesissimi amici leggeranno fluentemente ad alta voce un qualsivoglia articolo scritto in italiano su un qualunque quotidiano, il momento in cui dovessero iniziare a leggere, sempre ad alta voce,  un articolo scritto nel proprio dialetto, avranno delle serie difficoltà. Provateci e fatemi sapere.          

Franz Falanga

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