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STORIA E STORIOGRAFIA - Lezione Introduttiva Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Laterza   
martedì, 25 agosto 2009 17:16
- 1 -
STORIA E STORIOGRAFIA
LEZIONI INTRODUTTIVE
ALLO STUDIO DELLA STORIA
Appunti dalle lezioni del prof. Gabriele Laterza
Liceo "Amaldi" - Alzano Lombardo
-Professore, - esclamò Nando a testa bassa, - Voi amate l'Italia?
Di nuovo ebbi intorno a me le facce di tutti: Tono, la vecchia, le ragazze, Cate. Fonso sorrise.
- No, - dissi adagio, - non l'Italia. Gli italiani.
(Cesare Pavese, La casa in collina)
PREMESSA
Lo studio della storia è spesso considerato come un noiosissimo obbligo scolastico. Le seguenti
lezioni vorrebbero invece introdurre lo studente alla storiografia, mostrandogliela come il frutto di
un lavoro complesso e al contempo affascinante.
Esso non consiste certo in una mera trafila di date, di nomi, di avvenimenti, ma si caratterizza per il
tentativo di mettere luce in un passato che senza l’indagine storiografica sarebbe buio.
Quello che i nostri antenati ci hanno lasciato è “la strada che porta al mulino”, per usare
un’espressione che amo trarre dalla cultura contadina dei miei nonni, una cultura ormai al tramonto,
ma ricca di sapienza. Non la farina dunque e nemmeno il mulino: perché la fatica del produrre
farina tocca sempre a ciascuna generazione. E tuttavia, aver indicata la strada è già un gran
vantaggio per chi deve recarsi alla meta, per chi deve giungere al suo mulino con il sacco di grano
coltivato con le proprie braccia.
Studiare la storia significa non ignorare quella strada, ma conoscerla, e – conoscendola - amarla.
Perché non è possibile non amare i propri padri, i propri nonni. Perché non è possibile non amare la
propria storia.
Prof. Gabriele Laterza
Alzano Lombardo, Liceo “Amaldi”, giugno 2006
Nota. Le pagine che seguono sono costituite dagli appunti presi nel corso delle lezioni di
introduzione allo studio della storia da parte di alcuni miei studenti (G.L.).
- 2 -
QUESTIONI PRELIMINARI
ETIMOLOGIA
La parola "storia" deriva dal greco "istorìa", che significa ricerca, investigazione. Già dalla sua
etimologia possiamo dunque comprendere, in un primo provvisorio approccio, uno dei significati
del termine considerato.
AMBIGUITA' DEL TERMINE "STORIA"
In italiano, l'uso corrente di questa parola ha portato ad una sua ambigua interpretazione: è dunque
necessaria una spiegazione.
La parola "storia" viene, infatti, usata per indicare l'insieme degli avvenimenti, "dei fatti umani
accaduti nel tempo" (res gestae).
Contemporaneamente si dà ad essa un altro significato, vale a dire il racconto e l'interpretazione dei
fatti umani accaduti nel tempo ( historia rerum gestarum). In questo secondo caso dovremmo usare
il termine di "storiografia", che risulta essere dunque la scienza che studia la storia, cioè gli
avvenimenti umani succedutisi nel tempo.
La parola "storia" ha anche altri significati, come quello di racconto fantastico ("Nonna, mi racconti
una storia?").
CRONACA E STORIA
Comprendere cosa sia la cronaca significa avvicinarsi alla comprensione di cosa sia la storia.
La cronaca è anzitutto la registrazione impersonale di fatti, secondo la loro successione
cronologica; la storia è non solo ricostruzione, ma soprattutto interpretazione dei fatti.
La cronaca è di solito relativa ad avvenimenti accaduti in un periodo limitato di tempo; la storia si
riferisce ad un arco temporale assai ampio.
La cronaca si scrive subito dopo gli avvenimenti (oggi, con la telecronaca, essa si compie
contemporaneamente allo svolgersi dei fatti); la storia si scrive di solito dopo molti anni, per
permettere ad un fenomeno storico di avere pieno svolgimento.
Anche le Cronache medievali non sono ancora storia, poiché esse erano per lo più una pura
elencazione di fatti, non interconnessi fra di loro.
La storia si caratterizza invece per la ricerca dei nessi fra i vari fenomeni. Questa visione della
storia cominciò già nel XIV - XV secolo, contemporaneamente all'opera dei primi filologi,
all'emergere dello spirito critico, alla considerazione dei fatti umani come opera dell'uomo.
LA STORIA SECONDO BLOCH E FEBVRE.
Due importanti storici del nostro secolo hanno tentato di definire la storia, cercando di coglierne gli
aspetti caratteristici. Essi sono i francesi Marc Bloch e Lucien Febvre, amici, antifascisti, fondatori
di una rivista storica specializzata, Les Annales.. Questa rivista, fondata nel 1929 ed ancor oggi una
delle più prestigiose, aveva l'intento di dare un nuovo corso alla ricerca storica.
Di Bloch troviamo la definizione di storia nel suo libro Apologia della storia o mestiere di storico
(in Italia pubblicato da Einaudi, Torino, 1950), in cui si legge che la "storia è la scienza degli
uomini nel tempo". Questa definizione è tanta breve quanto precisa. La storia, in quanto scienza, si
deve imporre un rigoroso metodo di ricerca, seppure non si tratti di una scienza esatta, ma una
scienza umana. In quanto scienza degli uomini, essa non può limitarsi allo studio di personaggi
importanti, di governanti o d'eroi, bensì estendersi a tutta la società; deve dunque passare da un
interesse esclusivamente politico, militare, giuridico, ad un'attenzione verso ogni aspetto della
società e verso ogni classe sociale.
- 3 -
La storia non può essere cioè solo storia politica, militare, istituzionale, ma anche sociale (storia
economica, delle mentalità, religiosa, del costume, via dicendo); non può essere solo la storia dei
"grandi", delle classi dirigenti, ma anche delle classi subalterne.
La definizione della storia come "scienza degli uomini" potrebbe avvicinare la storia alla
sociologia; la differenza tra storia e sociologia è però che la storia è scienza degli uomini nel
tempo; ciò significa che la storia studia l'evoluzione, i nessi fra i fenomeni, le cause e le
conseguenza di essi: essa è cioè dinamica, mentre la sociologia assume un aspetto più statico. Dalla
definizione di Bloch di storia come "scienza degli uomini nel tempo" comprendiamo come lo scopo
della storia sia esclusivamente conoscitivo e che essa non deve dunque tendere ad alcun altro
interesse (si veda, più avanti, la differenza tra storia e pseudostoria).
L'altro storico francese, Febvre, ha dato, nel suo libro Problemi di metodo storico (pubblicato in
Italia, da Einaudi, Torino, 1966) una definizione un po' più complessa, anche se in sostanza simile a
quelle di Bloch. Per Febvre, la storia è "lo studio scientificamente condotto delle diverse attività e
delle diverse creazioni d'uomini d'altri tempi, colti nel loro tempo, entro l'ambito delle società
estremamente varie e tuttavia comparabili fra loro".
STORIA E PSEUDOSTORIA.
Non tutte le opere storiografiche hanno avuto nel passato e, a volte, ancora oggi, l’intento
conoscitivo che si assegna alla storiografia.
Benedetto Croce ha così definito "pseudostoria" tutte quelle produzioni storiografiche che, anziché
avere intenti conoscitivi, hanno scopi pratici, prefissati dallo storico prima di iniziare il suo lavoro.
Nelle opere non di storia ma di pseudostoria, la storia viene distorta, per raggiungere determinati
fini, di solito di tipo politico, propagandistico, apologetico, letterario.
Ci sono diversi esempi di pseudostoria. Ci sono storie con intento apologetico-edificante, in cui si
narra, per esempio, la vita dei santi, non con lo scopo di conoscerla così come essa è effettivamente
stata (anche nei suoi limiti), ma con lo scopo di educare il lettore ad emularla; a questo fine essa
viene dunque spesso distorta.
Vi sono storie con intento esemplare, che sogliono narrare la vita di eroi e di grandi della storia
proponendola come modello di assoluta perfezione.
Vi sono storie con intento politico-propagandistico; tale intento si rinviene, ad esempio, nella
storiografia coloniale ottocentesca, soprattutto da parte delle nazioni più colonizzatrici, come
l'Inghilterra. In queste opere si esalta la missione civilizzatrice dei colonizzatori, distorcendo a
questo fine la storia coloniale (presentando, ad esempio, come incivili i popoli colonizzati). Anche
le opere di storia nei regimi dittatoriali hanno di solito tale intento (si pensi ai manuali scolastici
dell'epoca fascista, in cui, per esempio, la storia del Risorgimento viene distorta per presentarla
come l'antecedente della "rivoluzione fascista").
Da ultimo esiste anche la storia con intento letterario: in questo caso lo scrittore è più preoccupato
dello stile, della forma, della vivacità del racconto, rispetto alla fedeltà e all'esattezza della
ricostruzione.
In definitiva considereremo opere di storia -e non di pseudostoria- solo quei lavori in cui lo storico
si lascia guidare da intenti puramente conoscitivi, desiderando cioè avvicinarsi nel modo più
oggettivo possibile agli avvenimenti storici che intende ricostruire, senza fini prefissati. Sarà poi il
lettore a trarre da un'opera di storia quegli insegnamenti che egli riterrà di volervi cogliere.
Prefiggersi a priori degli scopi pratici (di insegnamento, di propaganda) comporterà poi la
distorsione della storia.
- 4 -
STORIA TOTALE O GLOBALE.
I due grandi storici francesi di cui si è parlato in precedenza, M. Bloch e L. Febvre, furono i primi
sostenitori di una tendenza storiografica, ancora oggi ricca di cultori, definita come storia "totale o
globale".
Il loro intento, che iniziò ad essere attuato con la rivista Annales (1929), era quello di superare un
tradizionale modo di fare storia, come reazione cioè ad una storia esclusivamente politico-militareistituzionale,
che considerava come soggetto della storia solo i grandi, i re, i generali, gli eroi, le
classi dirigenti, escludendo perciò gli umili (e si pensi, per voler fare un collegamento con la
letteratura, che solo con Manzoni gli umili diventano degni di essere protagonisti di un'opera
letteraria, con la loro storia quotidiana fatta di sacrifici, di tribolazioni, ma anche di gioie, di affetti
sinceri, di religiosità autentica; ma quanti secoli erano stati necessari perché anche gli umili
facessero la loro comparsa in un'opera letteraria!).
A tale concezione aristocratica e limitata della storia, la storia globale oppone una storia che si
occupi della vita sociale, economica, religiosa, quotidiana, del costume, delle mentalità, insomma
di tutte le manifestazioni umane nel tempo, ritenendo che il motore della storia siano tutti gli
uomini.
Tale concezione richiede la necessità di un lavoro interdisciplinare, compiuto con l'apporto di varie
discipline, la storia, la demografia, l'economia, la sociologia, la psicologia...
I massimi esponenti attuali della storiografia globale sono F. Braudel, J. Le Goff , G. Duby, che si
sono rivolti in particolare allo studio dell'età medievale, che più si presta ad un approccio globale.
I TEMPI DELLA STORIA
I fenomeni storici possono essere misurati secondo diversi tempi (F. Braudel); è dunque limitante
ricorrere alla sola data che può misurare, spiegare solo determinati avvenimenti (di solito di tipo
politico-militare-diplomatico).
1. tempi brevi: Sono espressi in ore, giorni, mesi, anni: è il tempo con il quale lo storico illustra
l'accadimento che si consuma nel tempo breve (una battaglia, delle elezioni);
2. tempi medi (o congiunturali): è il tempo con il quale lo storico illustra un fenomeno che si svolge
in un tempo medio (alcuni decenni), come l'andamento dei prezzi, le curve della natalità. L'anno, in
questo caso, non potrebbe spiegare nulla
3. tempi lunghi: è il tempo con il quale lo storico spiega mutamenti lentissimi, tanto lenti da non
essere percepibili nel tempo breve o medio (i modi di pensare, di credere; i mutamenti economici di
ampio respiro, come la rivoluzione industriale).
IL SENSO DELLA STORIA
La capacità di collocare manifestazioni umane, avvenute in un tempo breve o medio, nel tempo
lungo è molto importante per capire il significato e il valore dei singoli avvenimenti e permette di
prevedere con una certa probabilità in che direzione essi potranno continuare. Colui che possiede
tale capacità si dice possieda il senso della storia.
È importante sottolineare che è il tempo lungo che rivela il senso della storia, cioè la direzione degli
avvenimenti umani.
Per "senso della storia" non s'intende dunque, il senso del passato, bensì capacità di capire il
passato per comprendere e vivere meglio il presente e il futuro.
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"OGNI STORIA E' STORIA CONTEMPORANEA"
Un problema riguardante la ricerca storiografica, sorto in questi ultimi decenni, è legato alla
legittimità o illegittimità della storia contemporanea. Solo da pochi decenni esiste, nelle università,
la cattedra di Storia contemporanea. In precedenza, e alcuni sostengono queste motivazioni anche
oggi, si è sostenuta la tesi che non è possibile fare storiografia contemporanea, innanzi tutto perché
le fonti di archivio sono inaccessibili (regola dei cinquanta anni); in secondo luogo perché lo storico
contemporaneo è talmente coinvolto nei fatti che deve studiare ( essendo ancora non compiutamente
svolti), che non può essere obiettivo.
I sostenitori della storia contemporanea hanno invece dimostrato come le fonti siano
sovrabbondanti ( giornali, manifesti, pubblicistica) e che il problema è semmai quello della
selezione da operare e non quello della mancanza di documenti; essi sottolineano inoltre che lo
storico che studia qualsiasi epoca non è completamente imparziale e obiettivo e che lo storico si
lascia sollecitare -anche quando studia, per esempio, la storia antica- da domande che gli
provengono dal proprio tempo. In qualunque caso, dunque, come afferma Benedetto Croce, " ogni
storia è storia contemporanea".
STORICITA' DELLA STORIA
Da quanto si è appena detto si comprende che ogni epoca storica esprime una sua storiografia, in
quanto ogni epoca ha sue domande che pone al passato, in base alla propria cultura, alle proprie
esigenze e agli interrogativi che vuole soddisfare. Ad esempio, nel corso della storia si sono avute
diverse interpretazioni del Medioevo, a seconda delle diverse epoche storiche ( Umanesimo,
Illuminismo, Romanticismo... ), che hanno " letto" il Medioevo in base alla propria situazione.
Dunque, la storia si riscrive continuamente.
SOGGETTIVITA' E OGGETTIVITA' DELLA STORIA.
È possibile che il lavoro storico sia oggettivo?, ha senso chiedere ad un'opera storica l'imparzialità?
La risposta è negativa: la storia non giunge alla verità, ma cerca di avvicinarsi ad essa, nei limiti
della capacità dell'uomo che cerca di comprendere gli uomini delle epoche passate.
Elementi di soggettività sono infatti presenti in ogni momento del lavoro storiografico: nelle
domande che lo storico pone al passato, nella scelta e nell'analisi dei documenti, nel lavoro di
ricostruzione, interpretazione ed esposizione, lavoro legato alla capacità di analisi e di sintesi di
ogni storico, alla sua cultura, alle sue tendenze politiche, ai suoi interessi.
Tuttavia, nonostante questi elementi di soggettività, è possibile porre ad essi dei limiti, così da
avvicinarsi, per quanto è possibile, ad una meno parziale soggettività: il documento pone dei limiti a
quello che lo storico può fargli dire; lo storico -consapevole della soggettività del suo lavoro- cerca
di svestirsi delle sue passioni; il confronto tra i vari storici contribuisce al raggiungimento di una
certa obiettività; è necessario che lo storico sia infine disponibile a rinunziare alle ipotesi di
partenza qualora queste, per i documenti trovati, non possano essere confermate.
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METODOLOGIA DELLA RICERCA STORICA
RELATIVITA' DEL METODO STORICO
Ogni studioso deve riflettere sulla sua disciplina e scegliere un metodo di lavoro.
Il metodo storico è non assoluto, ma relativo :
a) all'epoca in cui lo storico vive, in quanto ogni epoca esprime una sua storiografia, in base alla
sua cultura (storicità della storiografia);
b) all'oggetto della ricerca su cui lavora lo storico; in quanto si utilizzano fonti diverse nello
studiare, per esempio, un fenomeno politico o religioso.
c) allo storico che ha una sua personalità, sue capacità, una sua visione politica.
CONCETTO DI DOCUMENTO (IN SENSO LATO) O FONTE STORICA.
Il documento è qualsiasi testimonianza del passato che possa servire allo storico per ricostruire il
passato. Quindi, in senso ampio, documento è una qualsiasi traccia del passato, cioè una traccia che
illumina gli avvenimenti passati.
Ci sono dunque molti tipi di documenti del passato: monete, armi, ossa, giornali, e così via. Più
sono i documenti e meglio possiamo ricostruire il nostro passato.
In senso stretto per documento s'intende un documento scritto.
CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI.
Le fonti sono di vario tipo; solo per comodità pratica possiamo formulare alcune classificazioni
(queste distinzioni non hanno infatti valore teorico).
Classificazione proposta da Federico Chabaud:
1) fonti orali;
2) fonti figurate;
3) fonti scritte: a- narrative; b- secondarie.
1) le fonti orali sono il complesso delle leggende, tradizioni, danze, favole, canti popolari, e in
genere tutte quelle testimonianze del passato che ci pervengono attraverso una tradizione orale o di
costume e che costituiscono la base per la storia popolare.
Per fonti orali s'intendono anche le testimonianze orali dei protagonisti (o dei familiari dei
protagonisti) di un evento storico.
È difficile usare correttamente utilizzare le testimonianze orali per diversi motivi:
1) il testimone dà un'interpretazione soggettiva dei fatti da lui vissuti perché cerca di giustificare il
suo operato;
2) il testimone fornisce solo risposte relative alle domande dello storico;
3) il testimone può involontariamente fornire ricordi ed interpretazioni influenzati dalla sua lettura
di libri di storia sul fenomeno storico da lui vissuto, riportando così senza volerlo cose lette e non la
verità;
4) il testimone può ricordare male.
Recentemente si è manifestata la tendenza (soprattutto in Inghilterra e in Francia) da parte dei
contemporaneisti a privilegiare le fonti orali, per studiare la storia delle classi subalterne (le fonti
scritte sono proprie, in genere, delle classi dominanti). Visto il sempre più largo uso di fonti orali,
negli ultimi anni si sono prodotti dei saggi di metodologia dell'uso delle fonti orali, come tecniche
di rilevazione, utilizzo del materiale raccolto, controllo delle fonti orali permesso ad altre fonti,
attendibilità della fonte orale, e via dicendo.
- 7 -
2) Le fonti figurate sono delle testimonianze figurate del fatto studiato. Di alcune di queste fonti si
occupano discipline specifiche, dette scienze sussidiarie della storia:
- topografia (carte topografiche);
- numismatica (monete);
- archeologia (monumenti).
Alcuni esempi di fonti figurate sono: quadri, film, disegni, schizzi, riviste di moda, fotografie,
monete, monumenti.
3) Le fonti scritte si dividono in: - narrative;- documentarie.
Le fonti narrative sono fonti volontarie (lasciate volontariamente), uniche fonti usate sino a prima
del Rinascimento.
Esempi: cronache, memorie, diari, articoli di giornali.
(Gli archivi servivano per le necessità immediate, per conservare le pratiche degli affari in corso).
Tali fonti narrative non usano metodi rigorosi di ricerca. Con lo spirito critico, tipico del
Rinascimento, furono guardati con qualche sospetto e confrontate con le fonti documentarie che
s'iniziano a privilegiare rispetto alle fonti narrative.
Le fonti documentarie sono fonti involontarie (scritte non per lasciare testimonianze, ma per
necessità del momento, come atti pubblici o privati (servono al presente).
Le fonti documentarie sono atti pubblici se destinati a più persone; sono atti privati se riguardano il
singolo, come gli atti notarili.
Nella seconda metà dell'Ottocento, col positivismo, assistiamo al culto del documento; infatti,
vengono svalutate le fonti narrative perché considerate tendenziose e ci si affida al solo documento
che viene ritenuto oggettivo.
Per noi oggi anche il documento è considerato tendenzioso perché in esso si trova il pensiero di chi
l'ha scritto.
Esiste un'ulteriore classificazione delle fonti: fonti edite e fonti inedite
Le fonti edite sono molto varie e tendono ad aumentare sempre più. Sono tutte le pubblicazioni
ufficiali (atti parlamentari, atti degli enti locali, giornali ufficiali, raccolte di documenti diplomatici),
gli atti di congressi, la stampa quotidiana e periodica, la letteratura memorialistica.
Le fonti inedite sono i documenti rimasti inesplorati; sono di solito le più interessanti. Esse si
conservano negli archivi.
CRITERI DI AUTENTICITA' DELLE FONTI SCRITTE
Fino all'epoca moderna compresa, i falsi erano molti.
Per stabilire l'autenticità di un documento si possono fare due esami: estrinseco e intrinseco.
1) L'esame estrinseco controlla se un documento nella sua forma esteriore corrisponde a quelli che
noi sappiamo essere pienamente i caratteri propri e specifici di una determinata età. Bisogna perciò
controllare:
a) la materia scrittoria (papiro, pergamena, carta);
b) la scrittura, perché ogni epoca storica ha una sua scrittura (carolingia, gotica, umanistica);
c) formule di saluto e i sistemi di datazione (Feliciter). Ogni epoca, fino al Medioevo, data a modo
suo;
d) lo stile (la scelta dei vocaboli e dei costrutti sintattici).
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Quest'esame dà buoni risultati per l'età medievale; meno sicuri i risultati per l'età moderna, quando
le scritture sono meno differenziate, la materia scrittoria è uniforme, le formule non hanno più
valore caratteristico; tuttavia lo stile può offrire buoni elementi di prova (per esempio, anacronismi
glottologici e letterari possono già permettere un giudizio sicuro).
2) l'esame intrinseco valuta il contenuto del documento e vede se ciò che dice un documento è
coerente con quanto già lo storico sa di sicuro.
CAUSE DELLE FALSIFICAZIONI
Sono diverse le cause delle falsificazioni:
a) Cause politiche, ovvero suffragare una certa tesi politica, esaltare una figura politica; molti sono i
falsi politici in occasione di guerre.
b) Cause campanilistiche, cioè il desiderio di esaltare il proprio paese;
c) Cause araldiche per comprovare la nobiltà di una famiglia.
d) Cause di lucro, ovvero vendita di documenti per ricavare guadagno.
e) Cause di vanità letterarie, cioè per apparire scopritori di documenti sconosciuti prima.
TIPI DI FALSI
I falsi sono di due tipi: totali e parziali.
I primi sono falsi completamente. Nel secondo caso si fanno aggiunte al testo originario in modo da
alterare il senso (interpolazioni).
Il plagio è un caso particolare di falsificazione, non un falso vero e proprio; in alcuni casi l'autore di
un'opera inserisce brani di un'altra opera senza citarla.
UTILITA' DEI FALSI
Un falso è utile in quanto testimonia il motivo che ha indotto in falsario a dar vita al falso (es. La
donazione di Costantino rivela le aspirazioni politiche della Chiesa in un certo momento del suo
sviluppo e testimonia l'influenza del papato sulla società).
ATTENDIBILITA' DELLE FONTI AUTENTICHE
Una fonte autentica non per questo è attendibile necessariamente o completamente, a causa di errori
presenti nella fonte. Si possono fare due tipi di errori:
1) errori di fatto
2) errori di interpretazione dei fatti
I primi sono errori inseriti volutamente o in buona fede.
I secondi dipendono dall'interpretazione che può essere tendenziosa, superficiale o errata.
ARCHIVIO
L'archivio è quel complesso di carte poste in essere da un ente o da una persona nel corso della sua
attività; è anche il luogo deputato alla raccolta delle carte.
Ogni archivio si divide in due parti: archivio corrente il quale viene utilizzato per urgenze
quotidiane (affari correnti), mentre l'archivio morto riguarda documenti vecchi che non si usano
(affari che hanno avuto un corso e si sono conclusi).
Si possono distinguere due tipi di archivi: pubblici e privati:
l'archivio pubblico è quello posto in essere da enti pubblici (comune, regione, provincia); l'archivio
privato è quello posto in essere da un ente privato, difficilmente accessibile ( chiese, industrie,
partiti).
- 9 -
L'archivio pubblico più importante è l'Archivio Centrale dello Stato (A.C.D.S.), che ha sede in
Roma: esso raccoglie gli archivi dei ministeri (dell'agricoltura, dell'industria, e via dicendo), i quali
mandano i loro archivi morti dopo un certo periodo di tempo. Fanno eccezione i ministeri degli
esteri e della difesa i quali non mandano i loro documenti all'archivio centrale, perché sono segreti e
molto delicati.
Esistono leggi dello stato che obbligano a notificare e conservare bene un archivio privato
importante. Nel caso in cui il proprietario non ne sia in grado, è obbligato a cederlo allo stato. Un
archivio di rilevanza storica deve essere sempre notificato.
CONSULTABILITA'
Negli archivi si trovano gli inventari che sono gli elenchi dei documenti. Un documento
dell'archivio deve avere almeno cinquant'anni di vita per essere consultato, in modo da non usarlo
al fine di sollevare scandali. Agli archivi si può accedere se provvisti di una richiesta scritta, che
testimonia i fini della ricerca.
BIBLIOTECA
La biblioteca è un ente destinato alla raccolta dei libri. Per la consultazione del materiale della
biblioteca si usano i cataloghi che si dividono in: cataloghi dei libri, dei periodici, degli archivi, e
documenti conservati all'interno della biblioteca. A sua volta il catalogo dei libri si divide in
catalogo per autori e soggetto o argomento. Nello svolgere una ricerca è utile consultare
precedentemente il catalogo dei soggetti il quale ci guida alla scelta degli autori le cui opere sono
presenti nel catalogo per autori; però è importante riguardo ad uno stesso argomento esaminare più
voci relative ad esso.
Ogni biblioteca dovrebbe avere, oltre ai libri, quotidiani e riviste specializzate.
Per ogni archivio presente in una biblioteca esiste un inventario nel quale sono elencati i titoli dei
documenti che aiutano lo storico della sua ricerca.
CONSULTABILITA' DEI LIBRI
I libri delle biblioteche possono essere sia consultati in biblioteca, che presi in prestito.
RICHIESTE DA ALTRE BIBLIOTECHE
Possiamo chiedere in prestito un libro che appartiene ad un'altra biblioteca, consultando gli archivi
computerizzati, presenti nella propria biblioteca. Si possono anche richiedere fotocopie di un
argomento riportato su un libro di altre biblioteche che non è possibile prendere in prestito.
PRINCIPALI BIBLIOTECHE
Le principali biblioteche italiane sono: Biblioteca Nazionale di Firenze alla quale, secondo una
legge, l’autore di un libro è obbligato a mandarne una copia; per questo motivo contiene tutte le
pubblicazioni italiane.
Possiamo poi ricordare la biblioteca Braidense di Milano.
A Bergamo, in Piazza Vecchia di Città Alta c'è la Biblioteca Angelo May (specializzata nell’ambito
umanistico), che contiene più di 800.000 opere e la Biblioteca Tiraboschi.
La Biblioteca comunale di Albino, nella provincia di Bergamo, è organizzata secondo criteri di
primordine, tanto da essere spesso studiata da molte biblioteche, non solo lombarde.
- 10 -
LA BIBLIOGRAFIA
La bibliografia è l'elenco degli studi riguardanti un determinato soggetto. Il lavoro storiografico
vero e proprio inizia dalla bibliografia
Il metodo per stilare una bibliografia consiste nel consultare sul catalogo per soggetto la voce
dell'argomento che viene scelto come soggetto di ricerca, consultando più voci connesse
all'argomento.
Si deve annotare ogni libro che si trova e, inoltre, trascrivere la bibliografia riportata in calce ad
ogni libro rinvenuto.. Esistono Rassegne bibliografiche, che sono stilate da studiosi che attraverso
un lavoro complesso, compongono tali Rassegne.
I Repertori Bibliografici, invece, sono volumi composti solo da titoli di libri che riguardano
determinati argomenti e autori.
SCHEDA BIBLIOGRAFICA
Se un libro è riportato più volte nelle bibliografie, significa che è più importante rispetto ad un altro.
Per ogni libro si deve fare una scheda bibliografica che contiene:
1) indicazione bibliografica
2) biblioteca e segnatura del libro
3) indice notizie rilevanti.
1) Nell'indicazione bibliografica riporto il cognome e il nome dello storico, accanto pongo il titolo
dell'opera scritta ( il titolo deve essere sottolineato), infine indicherò dove è stata pubblicata l'opera,
la casa editrice, l'anno di pubblicazione, il numero delle pagine.
2) Successivamente scriverò la biblioteca dove ho trovato il libro ed accanto porrò la sua segnatura
che ho ricavato dal catalogo.
3) Infine nell'indice riporterò brevemente alcune notizie ed osservazione relative al libro preso in
considerazione.
ESEMPIO DI UNA SCHEDA BIBLIOGRAFICA
Indicazione bibliografica: DE ROSA GABRIELE Il movimento cattolico dalla Restaurazione
all'età giolittiana,
Bari, Laterza, 1966, pp. 488
BIBLIOTECA MAY: biblioteca SALA CAMOZZI (M-230 ): segnatura
Indice: alcune osservazioni e contenuti
SCHEDA DI LETTURA O SCHEDATURA
Dopo aver compiuto la bibliografia, devo iniziare a studiare.
Di ogni libro devo fare una scheda di lettura o schedatura che contiene:
a) indicazione bibliografica
b) biblioteca e segnatura
c) schedatura: - riassunto
- schematizzazioni
- citazioni.
Per stilare un'indicazione bibliografica, riportare il nome della biblioteca e sottolineare la segnatura
seguo lo stesso procedimento usato nel fare la scheda bibliografica.
- 11 -
Per schedare un libro, posso usare tre modi: il riassunto, la schematizzazione, le citazioni. Posso
riassumere e schematizzare un libro contemporaneamente, mentre quando cito la tesi di un autore
devo ricordarmi di porre il pensiero tra virgolette altrimenti creo un plagio, inoltre indico le pagine
da cui ho ricavato la tesi per facilitare il compito ad altri studiosi. Generalmente si cita uno studioso
molto importante per convalidare la tesi che lo studioso in questione sta dimostrando.
RIVISTA SPECIALIZZATA
Le riviste specializzate hanno l'aspetto di un libro, sono in genere trimestrali, quadrimestrali o
semestrali.
In ogni rivista possiamo cogliere di solito tre sezioni:
1^ sezione - Saggi: studi e testo
2^ sezione - Rassegne: fonti e strumenti di lavoro per chi voglia fare un certo lavoro
3^ sezione - Recensioni.
Alcune riviste: Storia contemporanea
Archivio storico italiano
Studi storici
Quaderni storici
Riviste edite a Bergamo: Archivio storico Bergamasco
Studi e memorie
Come si lavora in una rivista?
Il lavoro di una rivista è simile a quello di un giornale. Ogni rivista specializzata segue una tendenza
storiografica. Le riviste specializzate possono essere - italiane - locali, in base all'ambito geografico
in cui sono diffuse.
FASI DELLA RICERCA
Ogni studioso deve chiedersi quale sia l'oggetto preciso che vuole ricercare, perché l'interesse
iniziale è ampio e vario. Si deve perciò stabilire l’ argomento, cioè l'oggetto, riferito ad un arco
cronologico e a un ambito geografico, cioè si deve stabilire se fare una ricerca locale o nell'ambito
nazionale o internazionale. La storia locale serve per confermare, integrare o cambiare le ricerche
d'ambito nazionale: ecco perché la ricerca locale viene sollecitata e apprezzata dagli ambienti
accademici.
Il secondo momento della ricerca consiste nel leggere, studiare tutto quanto lo studioso ha a
disposizione. Nel momento della ricerca bibliografica si useranno cataloghi, riviste specializzate,
repertori e rassegne bibliografiche, bibliografie generali e locali.
Si procede poi alla schedatura bibliografica dei libri trovati e alla schedatura della letteratura
fondamentale sull’argomento
In seguito si dà vita alla ricerca delle fonti, negli archivi, nelle biblioteche, nell'Archivio Centrale
dello Stato a Roma, nelle parrocchie, nell'archivio della Curia, e via dicendo.
Si procede quindi alla schedatura delle fonti.
Confronto con gli altri studiosi: si dovranno contattare gli studiosi che conoscono l'argomento che si
sta studiando: ciò può essere fatto anche all'inizio della ricerca.
Ricostruzione ed interpretazione: terminata la schedatura si può ricostruire in fatto storico
esaminato ed interpretarlo.
Esposizione dei risultati: si deve esporre ciò che si è elaborato e ricostruito in modo chiaro e
semplice, ma non per questo banale e superficiale.
Socializzazione dei risultati: i risultati della ricerca devono essere socializzati attraverso saggi,
riviste specializzate, libri, convegni, corsi monografici nelle scuole, nelle università, negli istituti
culturali.
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BIBLIOGRAFIA
FEDERICO CHABAUD, Lezioni di metodo storico, Laterza
GIORGIO BORSA, Introduzione alla storia, Le Monnier
RAFFAELE MOLINELLI, La ricerca storica, Argalia Editore
RUGGIERO ROMANO, La storiografia italiana oggi, Espresso Strumenti
THE OPEN UNIVERSITY, Che cos'è questa storia?, Arnoldo Mondadori Editore


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