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Memoria di una strage Stampa E-mail
Scritto da Staff Telestreet Bari   
mercoledì, 19 aprile 2006 00:00

Memoria di una strage
Vito Antonio Leuzzi
La mattina del 28 luglio 1943 la notizia diffusa da alcuni quotidiani che i detenuti politici sarebbero stati rilasciati nella giornata, provocò la mobilitazione spontanea di studenti e professori che organizzarono un corteo con l'intento di andare incontro agli intellettuali detenuti.
Più di 200 manifestanti per lo più giovanissimi (diversi erano studenti medi e universitari), dopo aver attraversato alcune strade del centro di Bari, e dopo aver invaso i locali del gruppo rionale fascista "Barbera", giunti nei pressi della federazione del partito fascista, in via Niccolò dall'Arca, dove era stato dislocato un reparto dell'esercito, chiesero all'ufficiale che comandava il nucleo, la rimozione delle insegne del fascismo. Mentre il prof. Fabrizio Canfora tentava di spiegare all'ufficiale l'intento pacifico dell'iniziativa, senza alcuna spiegazione e senza preavviso, contemporaneamente dalle finestre della federazione e dal reparto militare si sparò ripetutamente sul corteo. A sparare per primo fu il sergente Carbonara Domenico, appartenente al 4° battaglione San Marco, in licenza, che inseritosi nel corteo si portò successivamente alle spalle della truppa ed iniziò ad esplodere alcuni colpi di pistola sui manifestanti [cfr. Doc. VIII]. In pochi attimi la strada si ricoprì di morti e di numerosi feriti che non furono soccorsi con tempestività per l'atteggiamento dei militari, e soprattutto, perché si dispose il suono prolungato delle sirene che venivano attivate quando c'era il rischio di un attacco aereo.
Tra i primi a cadere fu Graziano, il più giovane dei figli di Fiore, che agitando una bandiera si era posto alla testa dei manifestanti. Il tragico bilancio della strage, 20 morti e 38 feriti secondo le cifre ufficiali.

Chi fosse interessato al testo visiti il sito della casa Editrice "Edizioni dal sud" cliccando qua 

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