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Davvero bisogna rassegnarsi ad una Italia nella quale la decisione sul futuro del Paese è affare solo di coloro che ne hanno fatto carne da macello?
Davvero si deve buttare via una storia di partecipazione, passione e ragione perché una manica di fancazzisti ha deciso di mettersi sul mercato e barattare un patrimonio di idee collettive con trenta denari personali?
Davvero alcuni club privati (o privée) possono ergersi a maestri del pensiero? Con quali diritti? Con quali prerogative, con quali titoli?
La spocchia e la prepotenza con la quale personaggi da galera o da bordello si ergono a rappresentanti della saggezza e del bene comune lascia esterrefatti.
Rammento che per decenni le comari intellettuali hanno tuonato contro "la casta". Ed ora? La casta è scomparsa? I nominati che siedono in Parlamento hanno rinunciato ai loro privilegi? E quelli che sparavano a zero contro la "Rai lottizzata" lo facevano per spirito di democrazia o in odio alle voci meno allineate con i potenti? Per quale ragione la lottizzazione è negativa se Santoro fa un programma e non lo é se Vespa invade il palinsesto?
Quante bocche hanno sputato veleno in modo infingardo, bocche piene di peli, molti dei quali venivano dallo stomaco e qualcuno anche non proprio. Ed eccoli premiati: chi ha una direzione, chi diventa inviato e chi s'arricchisce facendo il commentatore del nulla.
Davvero devo rassegnarmi ad un mondo nel quale si racconta che la maggioranza vuole questo?
Contiamo, contiamo e anche questa è una bugia gigantesca. Certo se si chiama l'elettore a scegliere tra berlusconi e la sua copia sbiadita giustamente sceglie berlusconi. Se si chiama l'elettore a scegliere tra berlusconi e il nulla sceglierà sempre berlusconi. Se si chiama a scegliere tra berlusconi ed una persona seria sceglie la persona seria, ma poi chi accompagna la persona seria preferisce berlusconi e allora che vale votare?.
Il berlusconismo italiano è insieme padre, fratello e figlio di un meretricio a vari livelli, e come tutte le fortune derivanti dal meretricio, quando il possessore del capitale sta per tirare le cuoia, gli aspiranti successori di un qualche letto si danno battaglia per accaparrarsi una qualche quota. Qualcuno lo fa curandosi del morente con amore e pregando che vi sia "una corta malattia e una santa morte", qualcun altro tenendolo sotto pressione e mostrando i muscoli e i denti spingendolo a schiattare.
E noi? Sconfitti dai nostri errori e dai traditori? A noi non interessa che campi il padrino o che subentrino i figliocci. Per quello che ci riguarda uno vale l'altro. Tanto di quel testamento non ci verrà nulla anche se quella ricchezza abbiamo contribuito a produrla, da fessi ce la siamo fatta sottrarre per dabbenaggine e per infamia e negligenza di coloro verso i quali avevamo posto la nostra fiducia.
Credo che sia tempo di mettere insieme un po' di voci e far sentire almeno che abbiamo imparato la lezione, che questo paese è anche nostro e abbiamo il diritto e il dovere di costruire anche noi un futuro. Anche in territori piccoli, piccolissimi. In fondo un oceano è una grande quantità di piccole gocce. E nominiamoci amministratori e rappresentanti a termine.
Con Ottimismo.
Pino De Luca
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