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Rieccomi, a due passi dal trivio, quello della possibilità multipla non il luogo della trivialità, di nuovo costretti alla fatica di scegliere e all'esercizio della libertà.
Praticare la libertà è difficile, costoso e faticoso. In genere l'essere umano tende a venderla, a barattarla con la comodità, gli agi e la superficialità.
E di ciò ne beneficiano altri esseri umani che, gestendo le altrui libertà, detengono quello che volgarmente si chiama “potere”. Il potere non è altro che l'accumulo di quote di libertà altrui.
Le quote di libertà altrui si possono conquistare, comprare, si estorcere, carpire, rapinare. O, più semplicemente si può ricorrere alla truffa. E la truffa più nota è quella di farsele prestare e poi di non restituirle più, oppure di restituire in altra forma con una operazione di baratto.
A volte vi è l'occasione che più individui mettano insieme le loro quote di libertà per ottenere un vantaggio comune e, in genere, questo vantaggio è ottenuto a scapito di altri individui che sono soli e incapaci di difendersi.
E dunque sono al trivio, al momento della scelta nel quale ci si trova quando una via è terminata e compare una biforcazione. E occorre scegliere se andare ad Est o ad Ovest, verso l'alba o verso il tramonto.
(So che stai pensando all'errore, che mi credi stolto o incolto o disattento. Scegliere Est o Ovest lo chiamate bivio e non trivio, ma cerca di comprendere la tentazione di tornare sui propri passi …).
Cosa ci sia ad Est o ad Ovest in realtà posso solo immaginarlo. Troppo spesso i racconti sono state solo favole narrate per truffare quote di libertà. Libertà levate a chi protesta per le sue condizioni di esistenza e donate a chi ha rubato e grassato per una vita.
Ai pezzenti che hanno buttato il sangue per anni nei lavori più duri, sui cantieri, nelle campagne, nelle fabbriche e nelle officine si spiega che “il salario è una variabile dipendente” e che devi essere flessibile altrimenti il paese va in crisi. E anche dopo, quando vai in pensione, ti spiegano che sei un peso sul futuro dei giovani. E i pezzenti ci credono, ci hanno creduto. In nome del traffico e della sicurezza non possono nemmeno manifestare in orizzontale, ora possono lamentarsi in verticale. I cortei di disperati che si arrampicano verso il cielo in cerca di una mano del padreterno e pronti a buttarsi giù nel precipizio dell'inferno. Ai furfanti con le ville e la coca non si spiega nulla, sanno già tutto.
Non so che cosa ci sia ad Est o ad Ovest. Non riesco più nemmeno ad immaginarlo, ma credere quello che mi raccontano è difficile. Le mie sono domande semplici: da quale parte gli indifesi pagano multe salate se lasciano l'auto in divieto di sosta o se bevono una birra, i forti che hanno panfili e corrono sulle fuoriserie si avvalgono dello scudo della legge per rendere legali le loro ruberie?
In quale verso i figli degli indifesi beccati con uno spinello sono segnalati come appestati, e i forti che pippano e spartiscono secchi di cocaina nei palazzi del potere vengono dichiarati innocenti fino al terzo grado di giudizio?
A proposito, ma al Gianpi Tarantini e ai suoi amici spazzaneve, la patente almeno gliela hanno ritirata?
Non riesco a credere alle narrazioni. In particolare a chi narra della Libertà. Temo che racconti solo la sua e che sia a spese di chi non fa parte della banda.
Nella narrazione della libertà si sente troppo spesso la parola galera, ma solo per i propri avversari e garantismo per i propri amici. E avversario e amico, talvolta, è la maglia non la persona che la indossa.
Si è, troppo spesso, liberi di essere daccordo con il caporale di giornata. E le moltitudini timorose a lui s'affidano e fanno i tifosi senza mai chieder conto del perché e del per come gli avversi di ieri sono gli amici di oggi e i compagni di ieri hanno da essere sterminati.
V'è intelligenza, modestia e saggezza in chi è disposto a mutare il proprio pensiero e le proprie idee, e quando ciò accade si dovrebbe addivenire, per essere credibili, alla rinuncia di tutti i benefici prodotti dalla propugnazione delle idee precedenti. E, soprattutto, quando si cambia idea ad ogni stormir di fronda e solo per accumulare ai benefici precedenti nuovi vantaggi, vuol dire che l'intelligenza era solo furbizia, la modestia era ipocrisia e la saggezza era freddo calcolo venale.
Non so cosa scegliere, faccio fatica.
Per ora resto al Sud, nella penultima delle province italiane. Forse tra le scelte è la meno redditizia e meno garante di un facile futuro, ma la mia parabola è in discesa. I giorni trascorsi son ben più di quelli da trascorrere e il Sud è un buon posto per morire, vorrei camminare ancora per cercare di farlo diventare anche un buon posto per vivere.
Di certo indietro non torno!!!
Pino De Luca
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