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Meravigliosi trucchi del primo cinema |
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Scritto da Thomas Martinelli
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venerdì, 09 ottobre 2009 15:32 |
di Thomas Martinelli PORDENONE Meravigliosi trucchi del primo cinema Appuntamento privilegiato dalle cineteche di tutto il mondo, Le Giornate di Pordenone hanno mostrato i preziosi film della Jugoslovenska Kinoteca, il più vasto archivio dell'est Europa. Tra questi, due Charlot disegnati negli anni Venti in versione «realista» e nel castello incantato L'avevano capito subito, già dai tempi di Meliés, che con l'animazione si poteva fare qualunque cosa nel cinema. L'intervento diretto della mano sull'immagine, sulla pellicola, sull'oggetto di ripresa fra un fotogramma e l'altro poteva permettere i trucchi che lo scorrere meccanicistico e ininterrotto della pellicola non poteva. Rappresentazione realistica e oggettiva della realtà, senza intromissione invasiva dell'artificio umano: beh, parliamone, che dopo i fratelli Lumière con montaggio e dissolvenze il cinema dal vero è sempre stato manipolato a fini espressivi. Le giornate del cinema muto di Pordenone, 28ª edizione dal 3 fino a sabato prossimo, ci offrono ancora una ghiotta occasione per fare mente locale sulla produzione filmica delle origini. Film gelosamente custoditi con cura nelle migliori cineteche di tutto il mondo, scelti annualmente per tematiche, filoni, omaggi, restaurati e risonorizzati dal vivo da ottimi musicisti che restituiscono l'emozione completa di quelle forme di conoscenza spettacolare dei nonni e bisnonni. Grande cineteca longeva è la Jugoslovenska Kinoteca, il più vasto archivio cinematografico dell'Europa dell'Est, che festeggia in questi giorni il suo 60°anniversario. La quarta serata ha celebrato il compleanno dell'istituto di Belgrado (oggi Archivio cinematografico nazionale della Repubblica di Serbia) con un omaggio particolare. Ovvero con una selezione dall'archivio da cui emergono un paio di chicche corte di film animato con protagonista un Chaplin disegnato nella sua nota veste di vagabondo. Di autore e provenienza anonima, le curiosità principali di questa selezione sono appunto due cartoni animati degli anni Venti, di 5 minuti ciascuno, non identificati, che hanno per protagonista «il re», ossia Charlie Chaplin. Kralj Zidara (Il re dei muratori) e Kralj Sanja (Il re sta sognando) ripropongono l'attore in bombetta in formato disegnato o, forse meglio, «rotoscopizzato» (con procedimento semifotografico). Ci si riconosce infatti uno stile grafico definito e «realistico» in auge in quegli anni d'oro per l'animazione, da George McManus (autore della striscia Bringing UpFather, da noi Arcibaldo e Petronilla, nonché sceneggiatore della versione animata) e Winsor McCay (autore del fumetto Little Nemo e pioniere dell'animazione con il dinosauro Gertie e il documentario animato antesignano The sinking of the Lusitania) ai più industriali Fratelli Fleischer (della serie Into the inkwell con il clown Koko) e il Disney di Biancaneve. Così vediamo Charlot lavorare come muratore o vagabondeggiare, mettere in atto gli scherzi e lazzi che ne hanno reso famoso nelle comiche dal vero, alternare espressioni facciali di preoccupazione, impegno, imbarazzo e ghignante. In più però, e sta qui la magia dei film animati soprattutto dei primi decenni, si può vederlo alle prese con ciò che abitualmente il pubblico non lo vede fare. Come il gatto Felix allora può giocare con gli artifici espressivi dei cartoni, costruire una torre di mattoni che lo porta su fino alla luna, tirargli nell'occhio una mattonata che non riuscirebbe nemmeno se Krazy Kat l'avesse girato Meliés. In splendido bianco e nero, con le musiche espressive eseguite dal vivo al pianoforte da Gabriel Thibaudeau, è anche il Chaplin «tramp» onirico. E come in ogni sogno che si rispetti, non ci sono limiti posti dalla coscienza, né dalla macchina da presa. Compaiono scheletri che perdono la testa (come nello Skeleton Dance del primo Disney), fantasmi e altre fantasticherie in un castello incantato dove «il re» Chaplin mostra anche il suo lato violento e cruento. Grazie ai trucchi artigianali si sparisce e appare a piacimento sin dagli albori del cinema. Gustoso esempio ne è il film americano Hansel and Gretel , diretto da J. Searle Dawley nel 1909. Una delle prime trasposizioni in film della fiaba dei fratelli Grimm, in 7 minuti narra la storia di infanzia e stregoneria con charme e fantasia. A costumi e ricostruzioni di scena l'autore aggiunge elementi di basilare doppia esposizione e stop-motion facendo entrare e uscire magicamente di scena la strega famelica, senza ricorrere alla visibile botola del Mago di Oz di Minnelli. La storia è nota, fra pianti plateali e salterelli di gioia in girotondo come sanno fare solo i bimbi del muto, ma il tocco fantastico che risolve anche in figure di biscotto/cartone che si alternano repentinamente ai corpi umani già prefigura l'abilità finzionale che Dawley applica l'anno dopo con la prima versione di Frankenstein. Questa copia di Hansel and Gretel è stata scoperta e identificata nell'archivio della Jugoslovenska Kinoteca appena 14 anni fa, nel '95. Circa l'85% dei suoi film sono stranieri e per questo è particolarmente interessante per archivisti e ricercatori di tutto il mondo.
fonte. il Manifesto dell'8 ott. 2009 p.12
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