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COMUNICATO STAMPA
NON SIAMO VACCHE CHE MANGIANO PAGLIA
A voler seguire le cronache riguardanti la triste vicenda degli uomini, delle donne e dei tanti ragazzi che sono riusciti, a prezzo di terribili esperienze, a fuggire dalla tremenda guerra inflitta al loro Paese la Somalia, da inconfessabili interessi mondiali d’esproprio dei suoi beni naturali, compreso lo spregevole traffico di rifiuti inquinanti e pericolosi, c’è da rimanere esterrefatti.
Con leggerezza e sostanziale indifferenza perdono innanzitutto la dimensione di persona umana per diventare un numero ed un sinonimo di luogo senza tempo “i somali” appunto.
Un abbreviativo giornalistico si direbbe, se non fosse evidente il rimpallo di responsabilità ed il trattamento finora riservatogli dagli amministratori pubblici di Bari, città a vocazione addirittura metropolitana.
Stracciando ogni ipocrisia perbenista hanno dovuto rintanarsi in un luogo disabitato e riattabile, in pieno centro cittadino, ancor oggi colpevolmente tenuto senza luce e senza acqua.
L’acqua appunto che per altri uomini, altre donne, altri ragazzi è universalmente ritenuto bene primario non assoggettabile ad alcun vincolo economico e non condizionabile nell’accesso, salvo che per queste persone provenienti dal Corno d’Africa, come cita una cronista dimentica delle origini coloniali di questa definizione geografica.
E’ la loro stessa presenza a disvelare nelle cronache, ora dopo ora, l’incapacità e la presunzione pubblica e privata di amministratori che espongono tutto lo sgomento e l’incapacità ad intervenire avendo smarrito le ragioni vere del loro stesso mandato.
La loro primaria preoccupazione è liberarsi del problema, in qualche modo, allontanandolo dalla prossimità a loro stessi.
Avviliti e spersi come sono, nella ferocia del cannibalismo politico a cui si abbandonano ormai da troppo tempo, questi Amministratori hanno perso di vista che il punto vero della questione non è il luogo, più o meno idoneo, dove rinchiudere gli immigrati ma il modo con cui una città presuntivamente evoluta, tratta la questione vera dell’accoglienza: il rispetto del diritto alla vita, alla libertà ed anche della voglia di condivisione delle difficoltà che ci travagliano tutti, in questa fase ed in questo mondo, che queste persone, incontrandole, mostrano di avere.
Non siamo vacche che mangiano paglia, mi ha detto uno di questi ragazzi poche ore fa.
Non so spiegare altrimenti il perché mi tocca leggere titoli e brani del tipo : forse ospitalità in alcuni spazi in Fiera del Levante; o ancora: forse negli alberghi diffusi del foggiano, ulteriore tremenda ipocrisia dei nostri pavidi responsabili politici; se non peggio: temporanea ospitalità nel Centro Richiedenti Asilo come se non si sapesse di che si tratta.
L’assessore che pavidamente traccheggia in attesa di ordini più decisi, il Sindaco in tutt’altre faccende affaccendato, il cronista che titola con leggerezza, compongono un colpevole quadro che si risolve in una formula subdola di respingimento: respingerli comunque, ai margini della città, ai margini della nostra vista, in un destino che non ci interessa, tanto sono somali e vengono dal corno d’africa. A me pare che ci sia tanto, ma proprio tanto di cui vergognarsi. Franco De Mario
Clicca video: http://www.pdcitv.it/video/2215/Ferrohotel-occupato
PARTITO dei COMUNISTI ITALIANI - RIFONDAZIONE COMUNISTA
Federazione provinciale barese
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Non ci può essere inventiva, fantasia, creazione del nuovo se si comincia a seppellire se stessi, la propria storia e realtà (E. Berlinguer)
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