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Intervista a Elémire Zolla sullo sciamanesimo Stampa E-mail
Scritto da Elémire Zolla   
mercoledì, 02 dicembre 2009 16:46
WWW.emsf.rai.it


Interviste


Elémire Zolla
Lo sciamanesimo
27/3/1996
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1 Professor Zolla, il tema dello sciamanesimo attraversa la sua
opera come un elemento costante di interesse e di polarizzazione
di significati. Quali sono state le tappe di tale ricerca?

Ho conosciuto queste indagini grazie al grande trattato di Mircea Eliade
sullo sciamanesimo: in tale opera non si parla degli sciamanesimi più
importanti dell'Asia, come quelli birmani, coreani o giapponesi, ma in essa
venne presentato il mondo sciamanico come un tutto. Tale idea di unità
non risale a Eliade, ma a Herder che, all'inizio dell'Ottocento, scoprì
l'importanza dello sciamanesimo come stato primordiale dell'umanità e
quindi cominciò a parlare dell'unità del mondo sciamanico. Ma la
dimostrazione particolareggiata di questa grande unità la fornì soltanto
Eliade che fonda tale idea di unità sull'esperienza avuta in India, dove
assimilò perfettamente la metafisica tradizionale, trovando l'ancoraggio
dal quale partire per intendere a fondo lo sciamanesimo.
Una delle principali fonti sullo sciamanesimo è costituita dai testi russi;
vanno anche menzionati, nella letteratura americana, il notevole
materiale rappresentato dai volumi della Smithsonian Institution che
raccolgono le indagini fatte nelle varie tribù, a partire dalla fine
dell'Ottocento fino ai giorni nostri. Oltre che indagini scientifiche,
antropologiche, ogni ricerca racchiude anche una storia umana: ci furono
infatti grandi esploratori che dedicarono la loro vita allo studio dei
Pellerossa e, grazie a loro, possediamo valide testimonianze di grandi
sciamani, i quali esposero tutte le loro esperienze a questi esploratori. La
letteratura a disposizione oramai è sconfinata.
Lo studio critico dello sciamanesimo cominciò alla fine del Settecento,
quando importanti ricercatori tedeschi andarono in Russia a studiare gli
sciamani; al tempo stesso, l'idea dello sciamanesimo si diffuse anche tra i
grandi autori inglesi. Coleridge fu uno dei primi a parlare di una «seduta
sciamanica» in ambito eschimese, in The destiny of nations, dove descrive
accuratamente l'esperienza di uno sciamano che penetra,
immaginativamente, nelle profondità del mare e lì scopre la dea che si
ravvia i capelli, tormentati dai peccati degli uomini, riesce a sfuggire ai
mostri che l'inseguono.
Lo studio dello sciamanesimo si è diffuso molto lentamente: per più di un
secolo si è diffuso adeguatamente, fino a culminare nell'opera di Eliade.
Successivamente se ne appropriò l'etnologia, che si concentrò sulla
distinzione tra possessione e viaggio sciamanico. La psiche occidentale si
costruì una difesa dallo sciamanesimo per non doverne riconoscere
l'ampiezza, il significato; si difese dall'attrazione dello sciamanesimo, dalla
facoltà di utilizzare in pieno la fantasia. La fantasia europea era una parte
della psiche corrotta, diminuita, disprezzata, mentre nello sciamanesimo
la fantasia è la guida alla quale ci si affida per conoscere i grandi misteri
dell'esistenza.
Ci fu il tentativo di considerare gli sciamani dei depravati, dei pervertiti,
chiudendoli così in un manicomio: basti pensare che l'uomo che si
dedicava allo sciamanesimo spesso era un omosessuale, tanto che in
Siberia si diceva: «La sciamana mangia lo sciamano». Quindi si provò a
collocare nella bolgia dedicata agli omosessuali dal sistema morale
europeo tutta l'esperienza sciamanica; ci fu la categoria della schizofrenia,
entro cui confinare lo sciamanesimo; si tentò anche di associarlo a
malattie particolarissime, come il latah dei Malesi, caratterizzata dalla
perdita della personalità.
Per lo più l'antropologia attuale è guarita da questa «malattia infantile» ed
accetta che lo sciamano non è un menomato mentale, ma è il più capace
della tribù: non è necessariamente il capo, ma è chi guida la mente della
tribù.

2 In cosa consiste lo sciamanesimo coreano?

Quello coreano non è uno sciamanesimo perfettamente libero perché ha
subito una persecuzione che risale più o meno all'anno Mille, con
l'introduzione del Buddhismo in Corea. Il Buddhismo era ovviamente
avverso allo sciamanesimo, perché l'ideale sciamanico consiste in un
richiamo alla bella vita, mentre il Buddhismo invita a riconoscere la vita
come dolorosa e a basarsi su questa constatazione per trascenderla. Ci fu
poi la lunga parentesi confuciana della Corea, dalla metà del secolo XIV
fino agli inizi del Novecento sotto un'unica dinastia, la quale impose
l'ideologia confuciana, ponendo in primo piano la società e i suoi bisogni e
sottomettendo l'uomo con una serie di rituali che lo conformavano alle
esigenze sociali. Per tale società lo sciamanesimo rappresentava uno
scandalo, ma, sopravvisse, anche se maledetto ed escluso dal centro della
vita sociale. Il popolo non volle mai disfarsene, tanto più che ci furono
anche imperatrici sedotte da sciamane. Nella Corea del Nord il regime
comunista lo ha represso, almeno alla vista; lo sciamanesimo, infatti, ha
continuato a vivere adottando una mitologia nuova; non è un caso che fra
le attuali figure della visione sciamanica coreana figuri anche il generale
cinese dalle molte vittorie, personaggio abbastanza recente rispetto alle
origini, probabilmente tunguse, dello sciamanesimo locale.
L'attuale modello di cerimonia sciamanica è articolato in dodici parti, nel
corso delle quali la sciamana sale lungo una scalinata, che dal mondo
umano va verso i cieli, in una serie di fasi durante le quali si cambia di
abiti: prima indossa il costume comune, poi si veste da generale cinese,
poi indossa altri abiti ancora e infine perviene all'alto dei cieli, dove
incontra il dio della vita e della vitalità, accompagnato dalla sua tigre: lì
ottiene ciò che desidera. Quindi scende in altre dodici fasi. Ho provato a
sovrapporre tali fasi a quelle dello zodiaco locale e mi sembra che
coincidano abbastanza, dimostrando come questa cerimonia sia il
riassunto di tutte le possibilità che la vita offre. Tale cerimonia
rappresenta un'esperienza totale, nella quale la sciamana vive tutte le
parti possibili e improvvisa una serie di poesie deliziose, basate su un
testo fondamentale, sul quale divaga, a seconda di come la cerimonia
procede.
Queste sciamane sono dunque poetesse, cantanti e grandi acrobate, in
quanto danzano in vario modo per rappresentare la loro ascesa e per
entrare in trance: in un certo senso, sono anche delle grandi guaritrici,
perché qualunque malattia si offra alla loro attenzione, riescono a sanarla
modificando l'immaginazione, i sentimenti, l'interiorità del malato,
rendendolo partecipe del rito. Così come il malato partecipa del rito, allo
stesso modo si partecipa di quel grande spettacolo che ritorna alle origini
del cosmo e ripropone l'origine dell'anno. La sciamana, fra l'altro, per
guarire, insegue l'anima, allontanatasi dal malato, in tutti gli anfratti
dell'al di là, fino a riprenderla. Oppure rievoca gli spiriti del padre e della
madre del malato, quindi li impersona, trasformandosi in loro. La
guarigione sciamanica, dunque, guarisce fino alle fibre che per prime
hanno vibrato alla vita, alle fibre del fanciullino che in ognuno si
nasconde.

3 Nelle sue opere Lei sembra guardare in modo particolare
all'archetipo del matrimonio dello sciamano con gli esseri
soprannaturali e seguirne le specificazioni, le forme assunte nella
storia della cultura. Potrebbe tratteggiare i passaggi più salienti
dell'incarnazione di questo archetipo nella storia della cultura?

È fondamentale comprendere che lo sciamanesimo non è limitato al
mondo rappresentato da Eliade nel suo grande trattato. Lo sciamanesimo
è presente anche nei Vangeli: allorché il Cristo guarisce gli indemoniati,
partecipa a un'azione di tipo sciamanico. Mi sembra, dunque, molto strano
che dei popoli che credono di basarsi sui Vangeli, non abbiano
dimestichezza con la vita sciamanica, la quale non dimostra altro che
questa facoltà di risanamento, di esorcismo. Anche la Grecia, che è il
punto dal quale si fa partire la cultura occidentale, era un paese
sciamanico: i grandi eroi orfici della Grecia, infatti, non erano altro che
sciamani; anche l'intellezione della tragedia greca è impossibile se non ci
si immedesima con esperienze di tipo sciamanico. Si prenda, per esempio,
il caso di Cassandra: responsabile di non aver voluto un figlio da Apollo,
aveva avuto l'esperienza tipica della sciamana, ossia sposare un dio,
tuttavia non aveva ceduto interamente a lui. Pertanto ritengo che senza
tener presente le esperienze sciamaniche, non sia possibile comprendere
chi fosse effettivamente Cassandra.
Come per il caso di Cassandra, nell'interpretare altri fenomeni si è
trascurato spesso uno dei princìpi fondamentali dello sciamanesimo: quale
lo sciamano, per acquistare la sua potenza, l'uso pieno della sua fantasia,
deve avere un'esperienza particolare, un'esperienza erotica con la
divinità. Quindi lo sciamano deve diventare l'amante della Grande Dea.
Ma come fa a ottenere tale risultato? Tutti sognano di avere rapporti
erotici: lo sciamano non è altro che una persona in grado di organizzare
questo istinto fondamentale dell'uomo per costruire, plasmare, una
grande avventura. Lo sciamano cheyenne, per esempio, si proietta in una
caverna del monte cosmico e lì viene a contatto con la Grande Dea, la
quale è capace di produrre abbondanza, di dare tutti i benefici
all'umanità. Soltanto seducendola, egli raggiunge il suo fine.
Quella dello sciamano è un'esperienza fondamentale, che può essere
rappresentata da un amore passeggero o addirittura, come succede in
molti popoli, da un matrimonio. Per esempio, tale genere di matrimoni è
una parte essenziale della vita vudù; allo stesso modo, in molti popoli
della Nigeria e del Togo è comune l'idea che il sacerdote sia colui che è
sposato alla dea, o addirittura colui che, a un certo punto, si immedesima
con la dea, cominciando a vestirsi da donna.

4 Cosa accadde con l'avvento del Cristianesimo? Quanto la visione
teologica totalizzante trasformò l'immaginario umano?

Il grande avvio della fantasia cristiana ebbe luogo in Egitto grazie ai primi
eremiti rifugiatisi nel deserto. Tra di loro, infatti, ci fu un eremita, il quale
ebbe una visione di tipo sciamanico, nella quale superò tutte le difficoltà
sciamaniche, proiettate in veste di peccato, pervenire infine alla suprema
potenza, conferitagli dal dio cristiano o dalle divinità inferiori del
Cristianesimo, ovvero i vari santi, spiriti e angeli. Questa fu l'origine della
fantasia cristiana, che poi alimentò tutta la grande mistica.
Pertanto ritengo che nel Cristianesimo ci fu una trasformazione della
denominazione degli eventi, non una trasformazione degli eventi
sciamanici stessi, anche perché tutte le grandi esperienze mistiche si
rifecero a questo paradigma.
5 Nelle sue opere dichiara di rinvenire dei forti tratti sciamanici
nella letteratura cortese europea. Ciò appare assai significativo
proprio perché le semplici interpretazioni in termini di letterature
comparate non arrivano a rendere conto di un fenomeno così
complesso, che crea un gioco di richiami tra culture
dichiaratamente diverse, come quella europea e quella islamica.
Ma quale fu l'origine di tale letteratura?
Per rispondere a questa domanda, è possibile partire dal Corano, o meglio
dal rapporto che ebbe il Profeta con gli abitanti de La Mecca, i quali
avevano un culto per alcune dee con le quali amoreggiavano secondo gli
schemi di un rapporto puramente sciamanico. Maometto si oppose a
questo culto, detto dei jinn, sostituendolo con il suo. Egli dunque disse ai
Meccani, per distoglierli da questo culto, che se avessero rinunciato subito
ad avere rapporti erotici con i jinn, nell'al di là avrebbero ottenuto molto
di più, ovvero le huri, le compagne deliziose, sempre vergini, di chi si è
comportato piamente nella vita.
Questo discorso diede origine a una serie di conseguenze: nell'Islam i
primi Sufi, o esoteristi, cominciarono a pensare che le huri potessero
anche essere percepite, in qualche maniera, in vita; ne cominciarono una
sorta di culto, anche se in veste islamica, finché ci fu la grande esperienza
di Ibn Arabi il quale, durante il suo pellegrinaggio a La Mecca, incontrò
prima una deliziosa fanciulla di Isfahan che lo fece innamorare e
assurgere al massimo dell'esperienza mistica. Successivamente incontrò
un giovinetto che lo portò a un'esperienza ancora più profonda. Questa è
la base da cui partì tutta l'esperienza trovadorica europea.
A tal proposito vale la pena ricordare che i poeti dello Stil Novo si
chiamavano fra loro «donne» come, d'altra parte, chi aveva un rapporto
con una Grande Dea, a un certo punto si trasformava in lei. Il fatto che si
chiamassero «donne» era dunque l'indicazione di un'esperienza precisa:
Dante, Cavalcanti e Guinizelli avevano fra loro un rapporto di
comunicazione atto a informare del grado che ciascuno aveva raggiunto.
In altre parole, si trattava di scambi fra «donne» su esperienze rarissime,
difficili da esprimere con le metafore comuni e che, pertanto, solo
raramente furono espresse chiaramente. Per esempio ne La vita nova ci
sono pagine straordinarie, nelle quali Dante spiega, in termini che
potrebbero essere proprio quelli di uno sciamano, la sua elevazione alla
conoscenza di Beatrice. Ma chi era mai Beatrice? Le ricerche su quale
donna di carne e ossa della Firenze dei tempi di Dante si potesse far
coincidere con Beatrice sono abbastanza inutili, poiché essa
rappresentava la Somma Dea, cioè la figlia del fondatore dell'universo.
Quindi Beatrice ebbe esattamente la funzione della Grande Dea delle
religioni primitive e non fu una figura che Dante trasse dalla teologia
cattolica.
6 La Dama come «eterno femminino» sembra emergere nel
Romanticismo tedesco con una sua rilevanza. In particolare Lei,
ne L'amante invisibile, parla dell'incarnazione dell'«eterno
femminino» in Goethe. In quale opera Goethe fece un esplicito
riferimento a tale tema?
Goethe nascose i propri convincimenti esoterici nelle sue opere, salvo che
nel Wilhelm Meister dove ne fece una spiegazione totale, completa. È
straordinario come in questo romanzo, che sembra realistico,
all'improvviso Wilhelm, il protagonista, si innamori di una donna che è al
di là dei pianeti. Goethe, dunque, mentre sembra presentare la
descrizione di un essere femminile vero e proprio, estremamente elevato,
come un angelo sollevato al di là della sfera planetaria, in realtà sta
enunciando, in modo molto semplice e preciso, una esperienza
sciamanica, ovvero la scoperta della donna che è al di là delle influenze
planetarie e che si trova verso stelle come Sirio e Aldebaran.
Quindi all'interno di tale opera compare quella visione dell'«eterno
femminino», altrove incarnato da Beatrice o da Laura, all'origine della
grande poesia europea.

7 Nella modernità sembrano rarefarsi le tracce più vitali dello
sciamanesimo. Cosa ha determinato questa sorta di
depotenziamento dell'archetipo?

Potrei rispondere che sono state le fiamme che hanno avvolto Giordano
Bruno, che fu il massimo teorico della fantasia e dell'uso della fantasia
come metodo per allenare la memoria. Non è un caso che oggi i suoi libri
sulla memoria non si comprendano a pieno, risultano molto difficili.
Dunque è possibile considerare Giordano Bruno come l'ultimo a essersi
occupato di questa utilizzazione della fantasia, di questo irrobustimento
della fantasia finalizzato all'accrescimento della memoria per ottenere una
conoscenza più profonda. Pertanto è all'inizio del Seicento che comincia a
cedere la fantasia europea. È possibile considerare il Tasso come l'ultimo
grande poeta epico dell'Europa, poiché con esso si vede morire tutto
l'insieme dei prodotti della fantasia che un tempo rallegravano la vita. La
nostra attuale fantasia non ha nulla in comune con quella di un qualunque
seguace del vudù di Haiti: la nostra fantasia non riesce nemmeno più ad
affrescare una chiesa.
Di contro, la fantasia sciamanica riesce a ordinare il cosmo evocando un
archetipo fondamentale, quale l'ascesa di una montagna, l'entrata in una
caverna e la scoperta, in fondo alla caverna, della Grande Dama che
concede la vita. Questo è uno degli schemi più antichi, più diffusi, che è
possibile trovare in tutti i popoli. Laddove si trasforma la scena, non
cambia nulla del sostrato. Un'altra storia prototipica è rappresentata dallo
sciamano che si immerge nel mare fino alle massime profondità e, in un
anfratto della costa, entra in una caverna dove incontra la divinità,
principio della vita e fondamento dell'esistenza. In altre storie, invece
della salita o della discesa, vi è la grande traversata del deserto e l'arrivo
nell'oasi dove domina la Grande Dea dell'Atlantide.
Quindi tutte le possibilità sono aperte, ma in realtà è unica la storia:
l'attraversamento di un percorso accidentato, la perdita di tutte le vesti e,
infine, l'arrivo nudi alla meta e la lotta per avere l'accesso alla fonte della
verità e della vita.

8 Perché nell'esperienza sciamanica le dimensioni della guarigione e della
cura assumono un'importanza fondativa?

L'esperienza sciamanica è sempre terapeutica nel senso che,
riconducendo l'uomo alle scene fondamentali, permette a questo di
acquistare una visione complessiva della realtà e quindi di superare
quell'angustia che ha determinato la malattia. Oggi, in certi paesi
dell'America Latina, dove la tradizione sciamanica ancora sopravvive, lo
sciamano viene chiamato a risolvere quei casi disperati che nessun
medico riesce a guarire: è interessante notare il fatto che, ancora oggi,
qualche volta tali sciamani riescano a trasformare il malato.
Inoltre, un tempo, la funzione terapeutica dello sciamano era concepita
come un tutt'uno con la funzione poetica, con la funzione musicale e con
la funzione, in genere, teatrale: un tempo non si facevano distinzioni,
dunque l'arte doveva guarire. Un'arte che non era in grado di guarire era
considerata inutile, era considerata come uno scialo di immagini che non
rispondeva a nessun fine. Quindi la domanda non è tanto come mai lo
sciamano si protende alla cura, ma come si fa a produrre arte senza
intendere come suo fine la guarigione.
9 Oggi si tenta in qualche modo di riattingere alla cura
sciamanica, anche da parte dell'etnopsichiatria. Lei ritiene
possibile un attingimento del genere o lo considera solo uno
sforzo inutile?
Personalmente non credo a questo attingimento. Io vidi nascere tale
movimento in America, negli anni Ottanta. Ogni volta che facevo una
conferenza di argomento sciamanico, tutti mi parlavano dell'ultimo libro di
Harner, ma rimanevo esterrefatto perché essi parlavano di esperienze di
studio, non di possibilità reali. Scoprii che già allora c'erano vari centri i
quali spedivano, in contrassegno, le maracas e tutti gli strumenti utili per
immedesimarsi con un'esperienza sciamanica, quale che fosse. Inoltre
Harner diffondeva lo sciamanesimo delle tribù venezuelane o brasiliane.
Quindi c'era la pratica di scavare dentro la terra per arrivare al mondo
soprannaturale, oppure la pratica di volare nei cieli, per librarsi fino al
mondo sovraceleste. Di fatto oggi lo sciamanesimo è una delle tante
religioni americane perché alcuni hanno portato in America gli sciamani
degli Huicholes del Messico, mentre altri hanno inventato altre forme.
Personalmente non credo che qualcuno oggi possa immettersi in un
mondo sciamanico, tuttavia non posso nemmeno escluderne la possibilità
in senso assoluto. Ciò che vidi in America mi parve puerile, ma questa che
sembra una debolezza degli Americani, in realtà rappresenta l'inizio di una
grande forza. Per ora credo che sia soprattutto una fonte di guadagni per
chi riesce a simulare di essere uno sciamano: quindi tanti Indiani
d'America e tanti Messicani probabilmente stanno ingannando il popolo
più labile e più facile da incantare.
Esiste tuttavia una rivista molto importante, lo Shaman's drum di San
Francisco che rappresenta uno strumento, secondo me, indispensabile: si
tratta di un mensile straordinario che porta qualche testimonianza di
esperienze sciamaniche dimenticate, tratte dalla letteratura passata o
attuale.

10 Ne L'amante invisibile Lei delinea una sorta di pedagogia della
visionarietà, auspicando un possibile ritorno di attenzione al piano
dei sogni, delle visioni. Lei parla di una traduzione delle
conoscenze scientifiche in una griglia mitica: cosa intende con ciò?

Prospettavo la possibilità che qualcuno potesse avere una forza della
fantasia così agguerrita da riuscire a costruire un sistema di metafore
attorno alle verità scientifiche ultime, quali, per esempio, la fisica
quantistica. Di fatto, coloro i quali non conoscono la matematica in modo
abbastanza profondo, non sanno nulla della fisica quantistica. Dunque un
matematico potrebbe ideare qualche metafora con la quale fornire un
piccolo aiuto a trasportare la mente su quel piano.
In genere nelle scuole si insegna soltanto il sistema metaforico
congegnato attorno alle verità tradizionali. Perché non inventare, con
superba forza, tutte le metafore necessarie, evitando di limitarsi a quelle
puramente pedagogiche attualmente in uso, allestendo un grande
dramma, come usavano fare gli sciamani?
Elémire Zolla racconta come è nato il suo interesse per lo sciamanesimo
ed espone lo sviluppo di queste ricerche con una conseguente analisi
critica delle reazioni occidentali di fronte alla singolarità della figura dello
sciamano. Zolla parla dello sciamanesimo soreano, sopravvisuto a diverse
forme di proibizione nel corso dei secoli -dal divieto buddhista ai tentativi
di repressione del regime comunista della Corea del Nord- quindi descrive
una delle cerimonie sciamaniche coreane più importanti, affontando anche
la funzione guaritrice dello sciamano Zolla dimostra che lo sciamanesimo
è, in realtà, ben radicato nella tradizione culturale occidentale, sia
rileggendo da tale punto di vista gli episodi di guarigioni miracolose
riferite dai Vangeli, sia riferendosi al mondo greco. Analizzando la vicenda
di Cassandra, viene inoltre evidenziato che il punto fondamentale
dell'esperienza sciamanica è indissolubilmente legata al cosiddetto
«matrimonio» con la Grande Dea, ossia al rapporto sessuale con la
divinità depositaria dell'abbondanza, della fertilità, in grado di arrecare
benefici alla comunità; sono anche documentati casi in cui lo sciamano
non solo si sposa con la Dea, ma si abbiglia egli stesso da donna. Nel
Cristianesimo si è verificata non una trasformazione dell'esperienza
sciamanica, ma una trasformazione della dominazione degli eventi. Nella
letteratura cortese, tradizionalmente considerata debitrice delle
produzioni islamiche, vi sono degli effettivi richiami all'esperienza
sciamana legata alla predicazione di Maometto. Egli, infatti, introdusse la
figura delle huri per distogliere i Meccani dall'antico culto delle jinn: come
conseguenza, nell'Islam si verificò una sorta di costante ricerca delle huri
anche nel mondo terreno, ricerca che culminò con la vicenda sciamanica
di Ibn Arabi, che raggiunse i più profondi livelli di esperienza mistica
prima incontrando una fanciulla, quindi un ragazzo. Queste tradizioni
giungono nella letteratura europea medievale e, in particolare, i segni più
evidenti sono nello Stil Novo: su tutti, vale l'esempio di Beatrice; altro
caso esemplificativo, molto più recente, è costituito dal Wilhelm Meister di
Goethe, in cui il protagonista si innamora della donna che è al di là dei
pianeti. Va tuttavia ricordato che in Europa lo sciamanesimo perde forza e
consistenza nel Seicento, il secolo che si apre con il rogo di Giordano
Bruno e nel quale la poesia cortese ha il suo ultimo grande
rappresentante in Torquato Tasso. Questoha determinato la perdita, da
parte del mondo occidentale, della fantasia propria dello sciamanesimo,
ordinatrice del cosmo grazie all'attuazione di uno schema, di un archetipo
per il quale lo sciamano deve compiere un viaggio faticoso -grotta,
deserto, caverna marina- che lo porterà al congiungimento con la Grande
Dea. L'esperienza sciamanica ha sempre una funzione terapeutica, in
quanto arreca guarigione attraverso l'acquisizione di una visione
complessiva della realtà che supera il dolore. Inoltre la funzione
terapeutica si associa a quella poetica, musicale, teatrale proprie dello
sciamano; hanno invece un valore del tutto commerciale i fenomeni di
massa legati ad una nuova e presunta attività sciamanica guaritrice, di
moda negli Stati Uniti. In conclusione, Zolla si auspica un ritorno alla
fantasia sciamanica per costruire un sistema di metafore intorno alle
cognizioni scien
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