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Frank Crocitto - A Child's Christmas Stampa E-mail
Scritto da Gruppo Creativo Telestreet Bari   
lunedì, 05 giugno 2006 16:38
Frank CrocittoFrank Crocitto è uno scrittore italo americano che narra dei baresi emigrati in America.

Frank Cocitto, una scoperta italoamericana tutta da leggere, ha scritto due bellissimi libri sulla passione, la memoria, la famiglia, dove in ogni istante di vita versa si supera la fantasia.

FRANK COCITTO non solo và letto,  và scoperto. Con lui abbiamo uno scrittore italoamericano, nato e cresciuto a Brooklyn, che si è trapiantato nella Mid-Hudson Valley. In quella  New Paltz ugonotta a un tiro di schioppo da Woodstock, dove negli anni '60 venne immortalata "The Age of Aquarius". Parlo quì di seguito solo di due suoi libri: "Hooray for Love", e "A Child's Christmas In Brooklyn" (Candlepower ed.). Il primo è la sua opera magna che lui stesso definisce "a lyrical journey to the source". La narrativa in  "Hooray for Love" è una rapsodia di prosa e poesia, con momenti da  piece teatrale. Un saggio con vere e proprie note  filosofiche sulla vita. Nasce dalla schiettezza di chi tutto guarda.  E  balza subito all'occhio, come quando nel parlarci delle origini, esalta la cantilena del dialetto della sua gente pugliese.
Ma Cocitto è anche il Trascendentalist a la Thoreau. L'uomo rinascimentale del 21.mo secolo, che prima di mettersi ad insegnare e a scrivere, è stato un carpentiere, un attore, un imbianchino,   ha fatto anche il lattaio.  Poi tredici anni di studio nella "School of Practical Philosophy" in Manhattan, fondata da George Gurdjieff. Il nostro è il primo a dire che Gurdjieff non venne dall'est a fare il guru, ma a presentare una sintesi pratica che è alle fondamenta di tutte le fedi e il sapere. Cocitto ne ha fatto tesoro fondando il "Discovery Institute" in New Paltz. E quì ha lavorato con il grande fotografo John Dugdale, ora diventato cieco, per un libro d'arte della produzione di Dugdale, pubblicato dalla Hyperion. Ha scelto per quest'opera citazioni del Thoreau di Walden Pond, che è però, dobbiamo ricordarlo, è anche  il Thoreau abolizionista ed anti-imperialista. I libri di Crocitto sono stampati a guisa di libri d'arte dalla Candlepower Editrice.
Ben conscio del titolo del suo romanzo, l'autore esamina subito  cos'è l'amore. Soggetto di tutto sì, ma anche ultimo oggetto, mai fulmine a ciel sereno, l'amore cresce ben oltre l'intuito. Cogliamo così il concetto bergsoniano della continuità gnosologica della conoscenza della materia e della memoria. Fondamentalmente  insiste sul fatto che se quest'amore non poggia sui tre pilastri della "presenza", "l'attenzione" e "l'azione", nell'accezione idiomatica americana esso è "bologna", cioè un'accozzaglia di sciocchezze.''

Nell'episodio "May I in the Merry  Merry", Frank Crocitto ci dimostra a piene mani e ci da prova di come, e ben lo sappiamo, la vita vera supera la fantasia. Descrive una Miss Regina Holloway, in un parchicello alla punta di Manhattan, fredda ed effimera, intenta a leggere John Donne. Fa comparire poi un Vincent J. Sciaputo, con un vestito turchino, che lavora a un isolato da lì, e che le fa la corte a distanza.  Le si avvicina e le offre addirittura parte della sua pagnottella al salame.  Di solito schivo rispetto a chi snobba il prossimo, Vincent Sciaputo da Bay Ridge, questa volta corteggia la lettrice del tomo mediovale, in una suprema sfida alla vita che non può essere. La Regina Holloway rimane a suo modo colpita e non avendo il numero di telefono di Vincent lo va a cercare direttamente nella sua casa a Bay Rige. Lo vuole ritrovare anche perché ha giurato che l'avrebbe fatto ai piccioni del parchicello. Le pagine di "Hooray for Love"  sono molto affollate.  Anche con altri amori, incluso l'atto unico che è la toccante allegoria della ricerca nel fondo dell'oceano da parte della vedova di un pescatore.

Poi, in "My Wife, My Life", abbiamo da parte di Frank Cocitto una confessione sul suo di amore  "Se nella mia vita vi è stato qualche cosa di sacro, questo è lei.  Ma a volte me lo dimentico, al punto che le presto la stessa attenzione che dò al tappetino all'ingresso. E dire che per lei volevo far venir giù il firmamento.ma ce ne dimentichiamo. quando le viene l'ispirazione di tirar fuori gli album delle nostre nozze. la foto che più mi piace è quella quando si vede dal finestrino posteriore della limo l'immagine della chiesa da dove è appena uscita..a volte me ne ricordo."  

Nel romanzo "A Child's Christmas in Brooklyn" abbiamo l'evocazione d'un passato a volte felice,  a volte accorato. Quando Crocitto non era Frank, ma Francesco, e chiamato dal nonno che era venuto da Bari,  'Frangeesk' (o almeno così lui rende con la fonetica). "Grandpa, che voo, Frangeesk?"  E abbiamo davanti' la 81st strada di Brooklyn di quei lontani anni 40, prestigiosa, la migliore di tutte. Stregata nel ricordo, celebrata nella toponomastica della memoria di Frank Crocitto. Grazie a lui, anche noi abbiamo adesso la nostra Christmas Carol. Le ombre fuggevoli  nella notte fonda, prima che albeggi  Natale, sono quelle di Babbo Natale e di chi ne fà le veci. Non, come nella immortale Carol di Dickens, spiriti irrequieti. E, al centro della 'Carol' di Crocitto vi è l'albero di Natale, che invece,  in Dickens mai compare.
Eccoli quì i baresi di seconda generazione in America. Anche se venuti da una cultura imbevuta di presepio, hanno  il paganissimo albero.  Era la cucina di nonna, a fare i miracoli, sotto Natale, nonna Diana nata a Casamassima Tarulli, immigrata a New York a dodici anni nel 1898. Fuori casa Crocitto c'era sempre la fila, ci racconta il nostro.  Per i suoi struffoli, torte di cipolla ed ingartadette ripiene, i lupi uscivano dai boschi, e i barbari "s'incivilivano". 
I parenti poi. Frank si vanta di ricordarseli tutti. Le zie erano annunciate dai profumi in cui s'erano affogate. Lo scherzosissimo zio Vito, dalla cupa moglie, Rose. Lo zio Michele, dai piedi piatti, che s'addormentava sempre con i fumetti dei giornali domenicali che gli coprivano la faccia. Zia Anna dal pettone, che aveva sposato Michele perchè Vito non l'aveva voluta. Il  compare Nicola, che pareva George Raft. La moglie Carolina, statuesca e con troppi denti in bocca. La zia Grazia, che faceva collezione di marinai trovati ubriachi fradici sui marciapiedi. E tra cuginetti eravamo in otto.  Le fantasticherie colme di giocattoli di quel suo piccolo mondo antico, sono date come una visione: i revolver, le auto gonfiabili, i soldatini di piombo, i libri, tricicli e biciclette, Robinson Crusoe,  pattini, Tom Sawyer, Piper Cub, marionette, intere flotte antiche e moderne....

Frank Crocitto confessa di averne un confuso ricordo.  Bene io, da italo-italoamericano di seconda generazione come lui, (perché se sua madre è nata a Brooklyn la mia a Mulberry Street) posso dirgli che se nonna e nonno fossero rimasti nel barese, avrebbe avuto solo quello che io prendevo a Roma, dove sono cresciuto, e cioè mandarini, torroni e fichi secchi, e forse un libro a fumetti su Mandrake. 
In "A Child Christmas in Brooklyn" l'autore poi ci porta in chiesa per Natale, accatastati come sardine, tra le navate della "Shrine Church of St. Bernadette" sulla tredicesima Avenue, dove solo per le grandi feste venivano tirate via le separazioni tra lo spazio dedicato al culto, e l'immensa sala dove si giocava il basket e bingo.  Il parroco era Monsignor Francis X. Barella, dalla pancia a barile, l'indefaticabile e detestato ramazzatore di soldi durante la questua. Eppure, nella diocesi,  la"nostra" chiesa, cioè quella italiana, nell'elenco pubblicato sul foglio diocesiano The Tablet, era sempre seconda. Ci chiamava "miei cari amici", ricorda "Frangeesk", ma gli unici suoi amici erano tra i poliziotti e i mafiosi. La questua, urlava dall'altare, la voglio silenziosa, volendo dire: massa di tirchi che siete, non voglio sentire il tintinnare di "nickle e dime", nel cesto mettete solo banconote! Nel vicinato aveva fama d'essere uno sfacciato "nepotista", e un praticante di compravendite immobiliari di bassa risma. E quando spremeva soldi, scendeva un silenzio nella "nostra" chiesa, lo stesso silenzio di in una camera arderte quando portano il morto.  La mamma era presente come il sole e la terra, ovvero sempre, ci dice Frank. Non era la più bella, non tanto  .'sapona', però ovviamente la migliore, l'unica che poteva asciugarmi ogni goccia di sudore quando mi prendevano da bambino incredibili febbroni".

Tante e tante pagine per riportare ricordi che ben vanno oltre i doni sotto l'albero. Il padre anche lui una presenza indelibile, meticoloso e attento ai dettaglio. Lavorava al Daily News, e per tutta la vita ebbe il turno notturno, il "lobster shift". 
Finisce il suo romanzo questo grande poeta che è Frank Crocitto, così dicendo: "adesso quando guardo le mie mani, mi sembra che siano le sue".


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